Alcool e alcolismo

Aggiornata a giugno 2019 – a cura di Paola Moriondo 

I materiali elencati sono in ordine decrescente per anno di pubblicazione e sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro catalogo bibliografico. Sono anche presenti documenti scaricabili on line.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

Dati di contesto

istatScafato … [et al.], Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni- Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano Nazionale Alcol e Salute. Rapporto 2019, Istituto Superiore di Sanità, Roma, 2019, pp. 65
Il consumo di alcol è un importante problema di salute pubblica, classificato in Europa come terzo fattore di rischio di malattia e morte prematura dopo il fumo e l’ipertensione arteriosa. L’Osservatorio Nazionale Alcol del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (ONA-CNESPS) è da più di dieci anni il riferimento formale e ufficiale nazionale, europeo e internazionale dell’Istituto Superiore di Sanità per la ricerca, la prevenzione, la formazione in materia di alcol e problematiche alcol-correlate. L’ONA-CNESPS elabora e analizza ogni anno le basi di dati nazionali svolgendo attività di monitoraggio su mandato del Ministero della Salute e in base a progettualità specifiche del Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie. Nel rapporto vengono analizzati i dati relativi alle diverse regioni italiane, ai comportamenti a rischio, in particolare di giovani e anziani, in relazione al consumo di alcol.

World Health Organization Regional Office for Europe, Harmful use of alcohol, alcohol dependence and mental health conditions, A review of the evidence for their association and integrated treatment approaches, WHO, Copenaghen, 2019, pp. 19
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Europa è la regione con il maggior consumo di alcool e il maggior livello di danni a esso correlati. Alcoolismo e malattia mentale sono spesso associati, con effetti sulla gravità e sugli esiti di entrambi i disturbi. Il documento presenta una rassegna delle evidenze scientifiche al riguardo, allo scopo di comprendere meglio le connessioni tra il consumo problematico di alcool e la salute mentale e identificare migliori opportunità di assistenza. Ne risulta una netta associazione tra abuso di alcool e condizioni mentali come ansietà, depressione, autolesionismo e tendenza suicida, sebbene la causalità e la natura di tale associazione non sia chiara. Alcuni studi mostrano i benefici di approcci di trattamento combinati, ma sono necessari ulteriori studi per identificare e saggiare i trattamenti integrati per le comorbilità di disturbi mentali e abuso di alcool.

World Health Organization, Global status report on alcohol and health 2018, WHO, Ginevra,  2018, pp. 450
Il Rapporto globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità su alcool e salute 2018 fornisce un’immagine del consumo di alcool e del carico di malattia a esso correlato nel mondo. Descrive cosa è stato fatto nei vari paesi per ridurre questo carico in relazione agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, presenta strategie globali, piani d’azione e quadri di monitoraggio, fornisce dati sul consumo di alcool nelle popolazioni, sulle conseguenze per la salute e sulle politiche al riguardo dei vari paesi. Contiene anche schede per paese e appendici con vari dati statistici. Si consulti anche, su questo tema: World Health Organisation Regional Office for Europe, The European health report 2018. World Health Organisation, Copenhagen, 2019, pp. 164

msb_gsr_frontWorld Health Organization Regional Office for Europe, Fact sheet on alcohol consumption, alcohol-attributable harm and alcohol policy responses in European Union Member States, Norway and Switzerland, WHO, Copenhagen, 2018, pp. 8
L’Europa ha i maggiori livelli di consumo di alcool al mondo, con il maggior numero di morti attribuibili a esso. Il documento confronta i dati al riguardo per gli anni 2016 e il 2010 nei 28 paesi dell’Unione più la Norvegia e la Svizzera. I risultati mostrano che non ci sono stati cambiamenti significativi nel consumo pro capite, tuttavia ci sono grandi differenze tra i paesi nelle 10 aree chiave delle politiche sull’alcool individuate dall’Organizzazione mondiale della Sanità e qualche limitato miglioramento è stato osservato.

Gaetano Manna, Piano regionale alcol e salute 2017-2019 e livelli essenziali della riduzione del danno/limitazione dei rischi. Altri due importanti documenti di indirizzo della Regione Piemonte, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 58-62
Il Piano Regionale Alcol e Salute 2017-2019 della Regione Piemonte si propone di contrastare l’uso rischioso di bevande alcoliche nella popolazione generale con particolare riguardo per quella giovanile, gli over 65 e le donne. Si propone inoltre di ridurre gli incidenti causati dall’alcool e di sostenere una maggiore sensibilizzazione, integrazione e coordinamento fra i diversi attori della prevenzione, individuando e divulgando linee guida chiare su basi scientifiche, metodologiche e operative. L’autore dell’articolo è il Responsabile Ufficio Patologia delle Dipendenze della Regione Piemonte.

Canadian Substance Use Costs and Harms Scientific Working Group, Canadian Substance Use Costs and Harms in the Provinces and Territories (2007-2014), Canadian Centre on Substance Use and Addiction, Ottawa, 2018, pp. 42
Il report è il prodotto del gruppo di ricerca su i costi e danni derivanti dall’uso di sostanze in Canada nel periodo 2007-2014. Il report fornisce stime sui costi economici e i danni da uso di sostanze in Canada, ampliando e aggiornando quanto già emerso nella ricerca del 2006. Sfruttando database aggiornati, il report fornisce stime dei costi relativi ad una ampia gamma di sostanze (alcool, tabacco, cannabis, oppiacei, cocaina e altre sostanze agenti sul sistema nervoso centrale). In aggiunta alle stime nazionali, il report presenta i dati anche in riferimento ai diversi territori e province canadesi, alla tipologia di costo (sistema sanitario, produttività persa, giustizia criminale e altri costi diretti) e al tipo di sostanza consumato.

istisanEmanuele Scafato … [et al.], Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni. Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano Nazionale Alcol e Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma, 2018, pp. 64
Il consumo di alcol è un importante problema di salute pubblica, classificato in Europa come terzo fattore di rischio di malattia e morte prematura dopo il fumo e l’ipertensione arteriosa. I danni che ne derivano producono effetti non solo sul bevitore ma anche sulle famiglie e sul contesto sociale allargato. L’Osservatorio Nazionale Alcol del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (ONA-CNESPS) elabora e analizza ogni anno i dati nazionali, svolgendo attività di monitoraggio su mandato del Ministero della Salute e in base a progettualità specifiche del Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie. Nel Rapporto vengono analizzati le politiche europee riguardanti il consumo e l’abuso di alcol, i dati relativi al consumo di alcol in Italia e nelle singole regioni italiane, i comportamenti a rischio, i tassi di mortalità e il consumo di alcol tra i giovani e tra gli anziani.

OECD European Union, Health at a Glance: Europe 2018. State of healt in the EU cycle, OECD European Union, Paris, 2018, pp. 216
Questa relazione, Elaborata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in cooperazione con la Commissione Europea sulla salute, l fornisce un’analisi dello stato di salute dei cittadini europei e delle prestazioni dei sistemi sanitari. Di particolare interesse il capitol 4 sui rischi per la salute: consume di tobacco, alcol e droghe illegali. Oltre ai capitoli contenenti indicatori statistici relativi a 35 paesi europei, la relazione del 2018 comprende due capitoli trasversali sulle priorità politiche dell’UE: promuovere la salute mentale e ridurre l’uso non efficiente dei fondi. Sono peresenti anche una sintesi, una scheda informativa e un comunicato stampa

Massimo Corti, Guido Ferreri Ibbadu, Passano i tempi, cambiano i luoghi, mutano le norme. Sostanze psicotrope dall’antichità ai giorni nostri: un uso tra il voluttuario, il sanitario ed il sacro-rituale, in Mission, a. 13, n.47 (mar. 2017), pp. 59-64
Nell’articolo viene presentata una sintesi degli aspetti storici, culturali e legali delle sostanze psicotrope, legali ed illegali. Vengono prese in considerazione diversi tipi di sostanze psicotrope, dalle più diffuse alle meno conosciute, per tracciare un quadro storico del loro uso e abuso in vari paesi del mondo in base alle loro legislazioni.

cover201712bAntonella Camposeragna … [et al.], Cochrane reviews 2016, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 7, n. 25 (mar. 2017), pp. 5-92
Le dipendenze patologiche sono un fenomeno in continua evoluzione, in termini di pattern di uso e di popolazione. Costante rimane però l’associazione tra uso di sostanze, comorbidità, problemi relazionali e sociali. Numerosi sono gli interventi disponibili per la prevenzione e il trattamento dell’abuso/dipendenza da sostanze e la conoscenza delle relative prove di efficacia è essenziale per la scelta delle diverse strategie di intervento. I clinici, i pazienti e i decisori politici necessitano di un’informazione accessibile, aggiornata e obiettiva relativamente agli interventi disponibili. La Cochrane è un’organizzazione internazionale no profit, fondata nel 1992 nel Regno Unito, che ha l’obiettivo di produrre, aggiornare e diffondere revisioni sistematiche della letteratura scientifica nei diversi ambiti dell’assistenza sanitaria e ha avuto un’influenza enorme nel modificare la pratica clinica in numerosi Paesi. Le revisioni Cochrane sono il risultato di un processo complesso che include il formulare una domanda appropriata, cercare in modo esaustivo gli studi disponibili, selezionare in modo obiettivo gli studi, valutarne la qualità, estrarre i dati e sintetizzare i risultati.

Comportamenti e problemi alcol-correlati

Gail Gilchrist … [et al.], The interplay between substance use and intimate partner violence perpetration : A meta-ethnography, in The International Journal of Drug Policy, (mar. 2019) – on line, vol. 65, pp. 8-23
La relazione fra episodi di violenza intima del partner (intimate partner violence = IPV) e consumo di sostanze non è ben compresa. I ricercatori hanno effettuato una meta-etnografia di studi qualitativi per esplorare come si caratterizza il consumo di sostanze nella IPV, attraverso i racconti delle sopravvissute e degli autori. Sono state vagliate 7654 sintesi con resoconti di attuazione di IPV eterosessuale e tra questi sono stati individuati testi completi dove si citava il consumo di sostanze (alcol e droghe, in prevalenza cocaina, cannabis e metanfetamine). I concetti chiave ricavati da 26 studi qualitativi (le opinioni di 363 sopravvissute alla violenza e 219 autori del reato) sono stati sintetizzati per sviluppare una ”grounded theory” che ha disposto le similitudini e le differenze fra gli studi secondo un ordine interpretativo. Nell’articolo proposto sono riportati e commentati i risultati dell’indagine. Il documento è disponibile in PDF.

Li-Tzy Wu, He Zhu , Udi E. Ghitza, Multicomorbidity of chronic diseases and substance use disorders and their association with hospitalization: Results from electronic health records, in Drug and Alcohol Dependence, (nov. 2018) – on line, vol. 192, pp. 316-323
Il presente studio ha indagato sulla concomitanza di disturbi da uso di sostanze (substance use disorders=SUDs) e malattie croniche ai fini di fornire indicazioni utili per determinare interventi efficaci nell’assistenza sanitaria. I ricercatori hanno analizzato i dati delle cartelle cliniche elettroniche di 211.880 adulti di un vasto sistema sanitario per esaminare la prevalenza e le correlate di comorbidità di SUD (alcol, tabacco e droghe) e nove gruppi di malattie croniche (ipertensione, artrite; diabete; disturbo cronico ai reni; asma; disturbo cronico di ostruzione polmonare; disturbo ischemico cardiaco; cancro; epatite) e stabilire la loro associazione con l’ospedalizzazione. Sono state effettuate analisi di regressione logistica per stimare le associazioni fra malattie croniche e SUD. Per considerare la gravità della diagnosi, le analisi delle associazioni fra SUD e ospedalizzazione sono state stratificate per numero di situazioni croniche. Nell’articolo sono riportati e commentati i risultati dell’indagine. Il documento è disponibile in PDF.

03768716Sarah E. Nelson … [et al.], Externalizing and self-medicating: Heterogeneity among repeat DUI offenders, in Drug and Alcohol Dependence,  (gen. 2019) – on line, vol. 194, pp. 88-96
Nonostante significative diminuzioni della guida in stato alterato (Driving Under the Influence = DUI) negli USA negli ultimi decenni, la DUI continua ad essere una minaccia primaria per la salute pubblica. Lo studio proposto ha indagato l’intersecarsi di due aree che notoriamente influenzano la DUI: precedenti penali e comorbidità psichiatrica. I recidivi DUI (N = 743) che hanno effettuato un programma DUI di due settimane di degenza imposto dal tribunale, hanno completato una valutazione computerizzata della salute mentale come parte della loro adesione a tale programma. I precedenti penali dei partecipanti sono stati ottenuti 4-5 anni dopo la partecipazione al programma. Nell’articolo sono riportati e commentati i risultati dell’indagine. Il documento è disponibile in PDF.

Meister S.R., Barker B., Flores Pajot, M.-C, Heavy Episodic Drinking among Post-secondary Students. Influencing Factors and Implications, Canadian Centre on Substance Use and Addiction, Ottawa, 2018, pp. 62
Questo studio, uno dei primi condotti in Canada, analizza i casi di consumo eccessivo di alcool (Heavy Episodic Drinking – HED) tra studenti universitari. Le conseguenze di tale comportamento possono essere gravi: nel breve periodo l’HED è associato a perdita di coscienza, guida insicura, ferite e violenze fisiche e sessuali; nel lungo periodo le conseguenze includono cambiamenti a livello cerebrale (cognitivi, funzionali e strutturali) così come potenziali problemi di salute (malattie del fegato e cancro). Lo scopo di questo studio è di meglio comprendere i fattori chiave che spingono gli studenti a tale comportamento allo scopo di elaborare strategie, strumenti e risorse per ridurre i problemi associati.

Concettina Varango, Pierluigi Morini, Giovanna Navarra, La compromissione neurocognitiva nell’abuso e dipendenza alcolica. Caso Clinico, in Mission, a. 14, n. 50 (set. 2018), pp. 31-37
L’interazione tra mente e alcol determina profonde alterazioni neurocognitive e motivazionali che necessitano di lunghi periodi di riabilitazione e cura al fine di ripristinare il corretto funzionamento delle aree e delle connessioni coinvolte nei processi disfunzionali che conducono all’abuso o alla dipendenza etilica. Nel presente articolo viene descritto un caso clinico, dal quale risulta evidente la capacità dell’alcol di indurre una “sindrome disesecutiva” all’interno del sistema di attività mentali che costituiscono le funzioni frontali.

Angela Wood … [et al.], Risk thresholds for alcohol consumption: combined analysis of individual-participant data for 599912 current drinkers in 83 prospective studies, in The Lancet, n. 1129 (apr. 2018) – on line, vol. 391, pp. 1513–1523
Lo studio intende definire i limiti di consumo alcolico a basso rischio per quanto riguarda la mortalità per tutte le cause e per le malattie cardiovascolari. Tali limiti sono attualmente diversi a seconda dei diversi orientamenti nazionali. Gli autori hanno studiato i dati di quasi seicentomila consumatori di alcool senza precedenti di malattie cardiovascolari. Ne è emerso che nei bevitori dei paesi ad alto reddito, la soglia del rischio più basso di mortalità per tutte le cause è circa 100 g di alcool a settimana. Per le malattie cardiovascolari diverse dall’infarto del miocardio, non esistono chiare soglie di rischio al di sotto delle quali un consumo minore di alcool cessa di essere associato a un rischio minore di malattia. Secondo gli autori, questi dati confermano limiti di consumo alcolico più bassi di quelli raccomandati nella maggioranza degli attuali orientamenti. L’articolo è disponibile in pdf.

missionA.M. Kaag … [et al.], Relation between gray matter volume and the use of alcohol, tobacco, cocaine and cannabis in male polysubstance users, in Drug and Alcohol Dependence, (giu. 2018) – on line, vol. 187, pp. 186-194
Il presente studio analizza la relazione fra le anomalie nel volume della materia grigia e il poli-consumo di sostanze. In particolare, i ricercatori hanno valutato la relazione fra il volume della materia grigia e il consumo di alcol, tabacco, cocaina e cannabis come pure il numero totale delle sostanze assunte in un campione di 169 maschi: 15 non consumatori di sostanze, 89 bevitori moderati, 27 bevitori moderati che fumano anche tabacco, 13 bevitori moderati che fumano anche tabacco e usano cocaina, 10 forti bevitori che fumano tabacco e usano cocaina e 15 forti bevitori che fumano tabacco, cannabis e usano cocaina. Nell’articolo sono riportati e commentati i risultati dell’indagine. Il documento è disponibile in PDF.

Andrea Poli … [et al.], Alcol e salute, in MDD: Medicina delle dipendenze, a. VII, n. 28 (dic. 2017), pp. 5-54
Si tratta di una monografia sul tema degli effetti sulla salute del consumo moderato di alcool. I contributi riguardano gli effetti positivi e negativi del consumo, l’interazione con farmaci e il trattamento farmacologico dell’alcolismo. Gli articoli presenti sono: “Effetti di salute di un consumo moderato di alcol” di Andrea Poli; “Consumo moderato di alcol: effetto protettivo?” di Roberta Agabio; “Interazioni tra alcol e farmaci: revisione sistematica della letteratura” di Francesco Traccis e Roberta Agabio; “Efficacia dei farmaci per l’alcolismo: il ruolo della genetica” di Claudia Pisanu e Roberta Agabio; “Naltrexone nel trattamento del disturbo da uso di alcol: effetti collaterali e interazioni” di Gioia Baggiani e Roberta Agabio.

Inger Synnøve Moan … [et al.], Worries about others’ substance use—Differences between alcohol, cigarettes and illegal drugs?, in The International Journal of Drug Policy, (ott. 2017) – on line, vol. 48, pp. 108-114
Gli autori hanno indagato lo stress psicologico associato al consumo altrui di sostanze, per descrivere le preoccupazioni prevalenti per il consumo di alcol, sigarette e droga da parte di altri ed esaminare come tali preoccupazioni variano secondo i fattori demografici, il proprio consumo e l’esperienza del danno derivato dal consumo altrui. È stata effettuata un’indagine su 1667 norvegesi dai 16 ai 64 anni. I risultati indicano che la preoccupazione per il consumo altrui di alcol e droga si collega principalmente a un danno acuto, mentre la preoccupazione per il fumo altrui di sigarette è maggiormente legata a un danno cronico

E-book FrancoAngeliClaudia Venuleo, Piergiorgio Mossi, Tiziana Marinaci, Meaning and risk. The role of subjective cultures in the evaluation of hazardous behaviours, in Psicologia della Salute, n. 1 (2017), pp. 48-54
Scopo dello studio descritto in questo articolo è verificare l’ipotesi che le culture soggettive con cui le persone interpretano il proprio ruolo e il proprio ambiente sociale impattino la grandezza del rischio percepito in relazione a differenti comportamenti: consumo di sostanze (alcol, droghe pesanti, marijuana o nicotina), uso di internet e gioco d’azzardo. A 198 studenti universitari del sud-est d’Italia è stato chiesto di valutare il rischio connesso a ciascun comportamento target in tre domini: salute, relazione (comportamenti socializzanti o non socializzanti) e approvazione/stigma sociale (comportamenti leciti o illeciti). Per rilevare le culture soggettive è stato somministrato il questionario sull’interpretazione dell’ambiente aociale. Dalle analisi statistiche emerge l’idea che differenze culturali nel modo di valutare l’ambiente sociale corrispondono a diverse valutazioni del rischio associato alle differenti tipologie di comportamento. Nell’articolo vengono discusse le implicazioni per le tipologie di intervento.

Abuso, dipendenza trattamento

Ministero della Salute Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria ; a cura di Natalia Magliocchetti, Rilevazione attività nel settore dell’alcoldipendenza – anno 2018, Ministero della Salute, 2019, pp. 104
Rilevazione delle attività delle strutture pubbliche e private che si occupano del trattamento e recupero dei soggetti con problemi di alcolismo. I dati contenuti si riferiscono agli anni 2013-2016. In allegato le schede di rilevazione.

Ethan Sahker … [et al.], Admitted to treatment without diagnosis: The status of known diagnoses in US addictions treatment centres, in The International Journal of Drug Policy, (gen. 2019) – on line, vol. 63, pp. 97-100
Una accurata diagnosi di disturbi da uso di sostanze (substance use disorders =SUD) è fondamentale per un efficace trattamento. Nel presente studio i ricercatori hanno esaminato le diagnosi conosciute nei centri USA di cura della dipendenza, che ricevono finanziamenti statali o federali, e ne hanno analizzato i fattori trasversali di rischio delle variabili associate dal 2000 al 2014. Hanno rilevato che un elevato numero delle ammissioni mancava di diagnosi. Le variabili predittive di una diagnosi conosciuta sottolineano incoerenze amministrative. Politiche che richiedano una documentazione di diagnosi SUD possono migliorare la valutazione sull’appropriatezza e il livello della cura e fornire indicazioni nell’assegnamento dei fondi a favore di iniziative per un trattamento adeguato. Il documento è disponibile in PDF.

Roberto Berrini … [et al.], La dipendenza da sostanze come modalità di disattivazione del sistema dell’attaccamento: una ricerca su un campione di degenti in comunità terapeutica, in Mission, n. 51 (mar. 2019), pp. 7-16
L’articolo espone una ricerca condotta su soggetti alcoolisti e tossicodipendenti ricoverati presso strutture residenziali. E’ stato usato il SAT (Separation Anxiety Test) volto a determinare le caratteristiche relazionali presenti nelle famiglie di origine di tali pazienti in relazione al sistema dell’attaccamento. Non sono state riscontrate differenze fra i due gruppi analizzati. La dinamica prevalente individuata è quella di genitori maltrattanti.

9788843094776Anna Paola Lacatena, Il rischio del piacere. Le sostanze psicotrope dall’uso alla patologia, Carocci Roma, 2018, pp. 175
Non si può parlare di sostanze psicotrope eludendo la questione del piacere e del dolore a esse correlata. L’affacciarsi di nuove droghe, il ritorno di stupefacenti già noti ma potenziati, insieme a una sempre maggiore espansione del mercato, impongono il superamento dell’autoreferenzialità da parte delle scienze naturali e di quelle umane e sociali. Il volume, nell’intento di coniugare visione organicista e umanistica, riporta le voci di alcuni consumatori accanto ad approfondimenti sulle sostanze più note e diffuse. Il bisogno di consapevolezza di una realtà così complessa richiede infatti una lettura sistemica, comprensiva del come e del perché le sostanze siano, allo stesso tempo, risposta appagante e rischiosa della ricerca del piacere. Fuori da moralismi e accenti iperallarmistici, l’obiettivo non è la semplificazione che banalizza, ma neppure la stigmatizzazione che colpevolizza. Più semplicemente il tentativo di conoscere scendendo in profondità: perché la comprensione non transita mai dalle parti del giudizio. L’autrice è sociologa e lavora a Taranto nel Dipartimento Dipendenze Patologiche.
Collocazione Biblioteca: 18340

Roberto Marzari … [et al.], Blues is the Haler: il blues è il guaritore, ovvero l’utilizzo della musicoterapia umanistico trasformativa nel trattamento dei problemi alcol correlati, in Mission, a. 14, n. 50 (set. 2018), pp. 38-42
Dopo un’introduzione storica sull’utilizzo della musica per scopi terapeutici, gli autori descrivono il MUT, un approccio musicoterapico umanistico nato dall’intuizione e dall’esperienza del Prof. Roberto Ghiozzi. I riferimenti dell’approccio, oltre che le scienze musicali, sono le scienze umanistiche, la pedagogia, la psicologia umanistica, la filosofia e le scienze mediche.

Michael Savic … [et al.], Making multiple ‘online counsellings’ through policy and practice: an evidence-making intervention approach, in The International Journal of Drug Policy, (mar. 2018) – on line, vol. 53, pp. 73-82
I servizi di consulenza online per una serie di problemi di salute hanno proliferato in anni recenti. Tuttavia c’è ambiguità sul loro ruolo e sulla loro funzione. Spesso non è chiaro se i servizi di consulenza online vogliano fornire soltanto un breve intervento, dare informazioni e indicare a chi ci si può rivolgere, o costituire un trattamento alternativo a quello di persona. In questo articolo gli autori analizzano come gli interventi di consulenza e le conoscenze online su AOD (alcohol and other drugs) sono rappresentati nella politica australiana in materia di salute e confrontano queste rappresentazioni con un’analisi delle informazioni relative al servizio nazionale australiano di consulenza online per AOD e alle trascrizioni di sessioni di consulenza con i clienti di Counselling Online. Nella sua realizzazione pratica la consulenza online è attuata in modi più vari: consulenza online come tentativo di intervenire nel consumo AOD e nelle preoccupazioni sociali interconnesse, come potenziale forma di trattamento di per sé e come integrazione ai servizi di trattamento AOD di persona.

Cattura-attiIn direzione ostinata. I 30 anni di Aliseo, Aliseo, Torino, 2018, pp. 65
Il testo raccoglie gli atti del convegno “In direzione ostinata. I 30 anni di Aliseo”, che si è tenuto in occasione del trentennale dell’associazione Aliseo il 29 novembre 2017 presso la Fabbrica delle “E” del Gruppo Abele. Dopo l’apertura di Antonio Matarozzo (Direttore Asl Torino), Leopoldo Grosso e Livia Racca (Gruppo Abele e Aliseo), troviamo l’intervista di M. P. Bonanate (presidente e fondatrice di Aliseo) a Luigi Ciotti (presidente del Gruppo Abele e fondatore di Libera). Seguono numerosi interventi sull’evoluzione del fenomeno e il trattamento dell’alcolismo. Il convegno si è articolato in due sessioni: I) Consumi, prevenzione e buone prassi (con interventi di Cristina Mosso, e Peter Koler); II) Trattamenti, interventi integrati e metodologie (con interventi di Tiziana Cassese, Paola Giraudo, Augusto Consoli e Alfio Luchini). Alla tavola rotonda sono intervenuti: Paola Damiano, Giuseppe Scarzella, Alessandro Jaretti Sodano e Ivana De Micheli. Le conclusioni sono di Leopoldo Grosso.
Collocazione Biblioteca: 18047

Paola Musu, Laura Rosio, Collaborazione SER.D carcere. Un’ esperienza pluriennale di progetti informativi, in Dal fare al dire, a. 27, n. 3 (2018), pp. 49-54
Da alcuni anni presso il carcere di Fossano vengono attuati incontri informativi rivolti ai detenuti per aumentare la consapevolezza dei rischi che l’uso e l’abuso di alcol comportano sulla salute e sul comportamento. Si hanno caratteristiche diverse in relazione alla provenienza etnica dei carcerati e negli ultimi anni si osserva un aumento della dipendenza da gioco e da cannabis.

Giovanni Aquilino … [et al.], Maestro visionario. Vladimir Hudolin e il Metodo Ecologico Sociale, in Lavoro sociale, n. 1 (feb. 2018), pp. 8-23
La monografia è dedicata allo scienziato e psichiatra croato Vladimir Hudolin, cui si deve il Metodo Ecologico Sociale utilizzato dapprima con efficacia per affrontare i problemi alcolcorrelati e complessi, evolvendosi poi in una sorta di filosofia di vita, un modello culturale con cui guardare non più la specificità del disagio ma le persone e le loro potenzialità. Concetti e prassi propri di questa metodologia sono stati introdotti poi nei servizi sanitari e sociali. Al centro della rivista c’è anche un inserto con l’ultimo discorso di Vladimir Hudolin del 1997.

09553959Maria Neufeld, Jürgen Rehm, Effectiveness of policy changes to reduce harm from unrecorded alcohol in Russia between 2005 and now, in The International Journal of Drug Policy, (gen. 2018) – on line, vol. 51, pp. 1-9
Il consumo di alcol non registrato (alcol non tassato e non riportato nelle statistiche ufficiali) è uno dei maggiori fattori di mortalità prematura attribuibile all’alcool in Russia. L’articolo espone i risultati di una rassegna delle politiche russe di riduzione del danno relativo all’alcool nel periodo fra il 2005 e il 2017, come pure dell’impatto di tali politiche sul consumo di alcool registrato e non registrato, e sul mercato dello stesso. Ne emerge che esistono provvedimenti efficaci per ridurre il consumo di alcool non registrato e il danno a esso attribuibile, attraverso una strategia su più livelli che dovrebbe essere perseguita rigorosamente.

Gaetano Liguori, Vincenzo Prisco, Luigi Stella, Presentazione, analisi e ricaduta di un modello operativo integrato, in Dal fare al dire, 38-47, a. 27, n.1 (2018)
L’articolo espone la sperimentazione nel Ser.D Napoli 2 Nord (tra l’anno 2004 e il 2017) del modello operativo “Oceano”, basato sul lavoro di équipe e periodicamente valutato rispetto a indicatori quali la capacità di tenuta lavorativa degli operatori, quantità e qualità delle prestazioni e benefici per gli utenti. Il team multidisciplinare si è rivelato estremamente utile nella cura delle patologie croniche e multi problematiche, perché permette di offrire all’utenza prestazioni migliori e di garantire agli operatori protezione dal burn out e stimoli positivi per la professione.

Gabry W. Mies … [et al.], Polygenic risk for alcohol consumption and its association with alcohol-related phenotypes: Do stress and life satisfaction moderate these relationships?, in Drug and Alcohol Dependence, (feb. 2018) – online, vol. 183, pp. 7-12
Nello studio proposto, i ricercatori hanno esaminato se una condizione di stress in casa o la poca soddisfazione nella vita possano essere associati a un consumo alcolico più consistente o ad un aumento di problemi alcol-correlati in persone con una maggiore propensione genetica a tale consumo. La ricerca è stata fatta attingendo alle informazioni sui punteggi poligenici e il comportamento di consumo alcolico di 6705 adulti di età 18-83 registrati con il Netherlands Twin Register. Lo stress in casa e la soddisfazione nella vita sono state valutate variabili di moderazione, il cui significato è stato verificato mediante analisi con Equazioni di Stima Generalizzata, che tengono conto di legami di parentela familiare, età e sesso. Nell’articolo sono riportati e commentati i risultati dell’indagine. Il documento è disponibile in PDF.

sbornie-sacre-sbornie-profane-l-ubriachezza-dal-vecchio-al-nuovo-mondo-claudio-ferlan-copertina-195x300Claudio Ferlan, Sbornie sacre, sbornie profane. L’ubriachezza dal Vecchio al Nuovo Mondo, Il Mulino, Bologna, 2018, pp. 169
Stivate di barili colmi di bevande alcoliche e di uomini pronti a svuotarle: la navi che dal Vecchio Continente salparono alla volta delle Americhe portarono in quei luoghi un nuovo sapere alcolico. Inclini al bere, educati alla mistica del vino, frequentatori di taverne, i colonizzatori incontrarono dall’altra parte del mondo culture indigene tra loro molto diverse, che avevano stabilito nei secoli rapporti complessi con una vasta serie di prodotti fermentati, rapporti in cui il rituale dell’ubriachezza poteva a volte assumere un carattere di sacralità. Dall’impatto sorsero nuovi modi di bere all’eccesso: sbornie epocali, malsane, curative, profetiche, battagliere, mortali, punibili, estatiche, comuni, solitarie, artistiche, visionarie, sacre, profane.
Collocazione Biblioteca: 18413

Tiziana Cassese, Livia Racca, Percorsi generativi nel trattamento dell’alcoldipendenza. Evolutività, problematiche e variazioni nei trattamenti dei pazienti alcol dipendenti nel servizio ambulatoriale dell’associazione Aliseo, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 27-37
In occasione dei 30 anni di Aliseo, l’associazione ha promosso un convegno (gli atti del convegno sono stati pubblicati nel testo “In direzione contraria”, coll. Bibl. 18047) e l’équipe dell’accoglienza ha elaborato un’analisi descrittiva dei pazienti che si sono rivolti al servizio tra il 2007 e il 2016. La ricerca aveva l’obiettivo di fornire una fotografia socio-demografica e di analizzare i trattamenti terapeutici degli alcoldipendenti in carico in tale periodo; si è articolata in una ricerca quantitativa che ha utilizzato l’asse k di Kennedy (per valutare il funzionamento globale dei pazienti e gli esiti del trattamento) e uno studio qualitativo su due casi clinici. Nell’articolo viene spiegata la metodologia e sono discussi i risultati della ricerca.

Mario G. L. De Rosa, Alcologia clinica. L’esperienza di un Servizio delle dipendenze, Franco Angeli, Milano, 2018, pp. 184
Il volume descrive in maniera pratica come si lavora in un Servizio che si occupa di clinica alcologica. In particolare, si espone la modalità con cui viene effettuata la valutazione e la terapia in una prospettiva procedurale: il processo clinico da quando il paziente afferisce al Servizio fino alla definizione del trattamento e del suo follow-up. Un capitolo del libro viene dedicato all’analisi del senso dell’abuso alcolico nei giovani: è ormai evidente come il “fenomeno alcol” si manifesti con specifiche peculiarità nel mondo giovanile acquisendo un significato che trae origine da modelli esistenziali profondamente cambiati a livello sociale e di conseguenza, per molti aspetti, presenta manifestazioni cliniche diverse dall’alcolismo dell’adulto.
Collocazione Biblioteca: 18084

9788888444963Orlando Donfrancesco, Paradisi artificiali. Le droghe e l’uomo da un punto di vista scientifico-spirituale, Novalis, Milano, 2017, pp. 182
Le sostanze stupefacenti hanno accompagnato la storia dell’umanità sia come elemento fondamentale, sia come ostacolo all’evoluzione. In questo testo l’autore ci accompagna in un viaggio nel mondo delle droghe lungo lo spazio e il tempo, ricco di citazioni letterarie, storiche e artistiche: dall’oriente della canapa all’occidente della coca, dalle prime civiltà che tramite l’oppio ritornavano verso i mondi spirituali, all’incarnazione materialistica del presente favorita dall’alcol, arrivando a esplorare le epoche future aperte dagli allucinogeni. Oppio, eroina, cannabis, ecstasy, alcol, cocaina, anfetamine, funghi, peyote, LSD: ognuna di queste sostanze è latrice di differenti influssi spirituali, analizzati in modo accessibile a tutti e con una visione innovativa. Orlando Donfrancesco è farmacista e scrittore.
Collocazione Biblioteca: 18206

WHO Regional Office for Europe, WHO alcohol brief intervention training manual for primary care, World Health Organization, Copenhagen, 2017, pp. 117
Il piano d’azione europeo per ridurre l’uso nocivo di alcol 2012-2020 evidenzia il ruolo vitale del sistema di assistenza sanitaria primaria nel ridurre i danni alcol-correlati attraverso la consegna di screening e brevi interventi (SBI) per l’alcol. Gli SBI si concentrano sull’individuazione di individui che bevono a livelli che possono avere un impatto negativo sulla loro salute e sul fornire interventi per motivarli e sostenerli a ridurre o smettere di bere. Tali interventi non sono un sostituto, ma un complemento ai servizi di trattamento per la dipendenza da alcol. I governi possono sostenere il successo dei programmi SBI garantendo che i fornitori di cure primarie ricevano la necessaria formazione, risorse e supporto strutturale. Il manuale è stato sviluppato per essere utilizzato dagli Stati membri per ampliare e migliorare la formazione dei professionisti della salute su alcol e SBI. Sono inclusi dati specifici per paese sul consumo di alcol e sui relativi danni, nonché la descrizione del contesto nazionale per l’organizzazione del sistema di assistenza sanitaria di base e dei percorsi di trattamento.

Mattia Morone … [et al.], Trattamento riabilitativo dei pazienti alcolisti in casa di cura. Caratteristiche socio-demografiche, cliniche e decorso a 3, 6 e 12 mesi di follow- up, in Dal fare al dire, a. 26, n. 3 (2017), pp. 37-44
Lo studio esamina gli esiti del trattamento per persone dipendenti da alcool, confrontando gli esiti dei trattamenti ambulatoriali con quelli che hanno previsto il ricovero, per quanto riguarda le variabili: miglioramento dell’insight, motivazione e adesione alle cure.

Fabio Lugoboni … [et al.], Terapie agoniste: una ricerca dai SerD italiani, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 7, n. 27 (set. 2017), pp. 5-64
Nel corso degli ultimi 30 anni i SerD hanno accumulato un notevole know-how rispetto alla cura delle dipendenze e in particolare al trattamento con agonisti. Questo patrimonio di conoscenze tuttavia raramente si è tradotto in pubblicazioni scientifiche. Per ovviare almeno in parte a questo, è nato oltre 20 anni fa il GICS (Gruppo InterSerD di Collaborazione Scientifica), il cui obiettivo è la promozione della ricerca scientifica nei SerD in maniera diffusa e “dal basso”, con un modello organizzativo di pari dignità tra operatori del territorio e ricercatori. Nel presente lavoro vengono raccolti i risultati delle più recenti ricerche promosse dal GICS, con particolare riferimento ai trattamenti agonisti

Venti-da-NordEst_cover-530x800Mariapia Bonanat, Venti da Nord-Est. Storie di alcolismo e tracce d’uscita, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2017, pp. 126
Le parole di Luigi Ciotti all’inizio del volume e quelle di Mariapia Bonanate nell’appendice delineano la storia di Aliseo, dai suoi primi passi fino alla costituzione di una comunità terapeutica a Roletto, alle porte di Torino: «Negli anni Ottanta, l’alcolismo era un fenomeno sommerso, una realtà negata, nascosto da una cultura che celebrava ed esaltava il bere, non ne indicava i pericoli». A dare corpo al libro, però, è la raccolta di dodici storie, testimonianze dirette e indirette dell’abuso di alcool e di altre sostanze. Raccontando i dettagli del funzionamento del percorso terapeutico, il saggio è un testo consultivo diretto sia agli operatori sociali sia a chiunque voglia conoscere la realtà, senza filtri, della dipendenza da alcool.
Collocazione Biblioteca: 17892

Francesco Balducci, Tatiana Saruis, Uno studio di caso sui senza dimora: profili, caratteristiche e interazione fra le problematiche, in Sociologia e Politiche Sociali, n. 2, 2017, vol. 20, pp. 139-158
L’articolo propone uno studio di caso su oltre 700 senza dimora i cui dati sono stati forniti dal centro di Ascolto della Caritas di Ancona. I risultati sono stati incrociati fra loro in modo da ottenere un profilo sociale della popolazione più povera della città indagando problematiche come disabilità, dipendenza, immigrazione, salute, occupazione. Si è riscontrato che si tratta in maggioranza di soggetti maschi giovani. Francesco Balducci lavora presso l’Istituto Nazionale di Statistica, Tatiana Saruis lavora presso l’Università di Urbino Carlo Bo.

Michael Savic … [et al.], “What constitutes a ‘problem’?” Producing ‘alcohol problems’ through online counselling encounters, in The International Journal of Drug Policy, (ago. 2017) – on line, vol. 46, pp. 79-89
L’articolo esamina quali problemi emergono e come nell’ambito del counselling online per il consumo di alcool, e in particolare si focalizza sull’interazione tra operatori e utenti e sulle pratiche deduttive adottate. Secondo gli autori, la politica sanitaria, la pratica clinica e la ricerca vedono i problemi correlati all’alcool e alle droghe come questioni oggettive che aspettano di essere scoperte, diagnosticate e curate; tuttavia, poiché la natura presunta del problema influenza il trattamento che le persone ricevono in risposta, è importante sottoporre le pratiche cliniche della formulazione del problema a un’analisi critica, considerando che spesso le persone giungono al trattamento con molteplici difficoltà psico-sociali, ma solo un singolo ‘problema’ associato al consumo di alcool o droghe è considerato utilizzabile. Attingendo ad approcci post-strutturali alla problematizzazione, gli autori rintracciano i ‘problemi’ e gli effetti prodotti.

Augusto Consoli … [et al.], Il Progettto Co.sa.t Alcotra. Un’esperienza di cooperazione sanitaria transfrontaliera, in Dal fare al dire, a. 26, n. 3 (2017), pp. 29-36
L’articolo descrive le attività messe in atto all’interno del progetto Co.sa.t Alcotra, promosso dall’Asl Città di Torino (Italia) e dalla fondazione E. Seltzer (Francia).L’obiettivo generale del progetto è quello migliorare il controllo sanitario delle persone che vivono nelle zone rurali montane di confine, alle prese con il problema della dipendenza da alcool, gioco d’azzardo e cannabinoidi. In particolare il progetto si propone di migliorare la qualità dei servizi sanitari e sociali di prevenzione e cura delle dipendenze patologiche e favorirne l’accesso delle fasce deboli della popolazione sul territorio transfrontaliero.

danno-lavoro-correlato-cop-695x1024Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Manuale di interventi per la riduzione del danno alcol-correlato, Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), 2017, pp. 67
Questo manuale, edito in Inglese nel 2009, nel 2017 è stato tradotto in italiano ed è indirizzato principalmente a coloro che operano nei ministeri della salute o che sono responsabili, a livello regionale o locale, dello sviluppo di strategie e piani d’intervento volti a ridurre il danno alcol-correlato. Il manuale evidenzia in apertura le infrastrutture necessarie per un valido piano di azione sull’alcool, per poi descrivere le 10 aree di azione fondamentali per un intervento efficace: il prezzo di vendita, la disponibilità, la commercializzazione (marketing), la produzione illegale e irregolare di alcolici, l’alcool e la guida, i contesti in cui si beve, gli interventi socio-sanitari, la sensibilizzazione pubblica, le azioni di comunità e gli interventi nei luoghi di lavoro, il monitoraggio e la valutazione delle azioni. Per ciascuna area, il manuale delinea le strategie specifiche, elenca una serie di questioni da prendere in considerazione, formula le opzioni di intervento, individua le collaborazioni necessarie e fornisce spunti bibliografici per l’individuazione di strumenti e materiali di supporto

Giulia Calamai, Uso e abuso di sostanze. Capire e affrontare le dipendenze da alcool e droghe, Eclipsi, Firenze, 2017, p. 109
Il libro presenta una panoramica sulle sostanze stupefacenti di largo uso offrendo informazioni farmacologiche e cliniche dettagliate per le varie sostanze maggiormente usate. Ampio spazio viene riservato ai trattamenti farmacologici e soprattutto a quelli psicologici individuali e di gruppo. Nell’ultima parte vengono fornite informazioni molto pratiche rivolte ai tossicodipendenti, ad amici e famigliari, per riconoscere sintomi di astinenza o di sovradosaggio ed intervenire in modo sollecito e per rivolgersi alle strutture deputate alla cura per ricevere aiuto in modo consapevole.
Collocazione Biblioteca: 18032

 Sophie Roche, Le rôle de la honte dans l’alcoolodépendance: une revue de la littérature, in Psychotropes, n. 1 (2017), vol. 23, pp. 47-58
Lo studio del rapporto con l’alcool nella popolazione si focalizza generalmente su fattori sociali, familiari e ambientali, ma poche ricerche in Francia prendono in considerazione l’emotività come fattore associato a tale consumo. L’obiettivo principale di questo lavoro consiste, in relazione a una revisione della letteratura, nel mettere in evidenza l’importanza dei fattori emotivi che sono la vergogna e il senso di colpa nel consumo problematico di alcool e discutere di conseguenza la presa in carico. I risultati mettono in risalto la vergogna come fattore di vulnerabilità e fattore aggravante nella dipendenza dall’alcool. La vergogna è riconosciuta come fattore nella comparsa e nel mantenimento del consumo problematico di alcool, mentre il senso di colpa appare come un fattore protettivo. Un intervento focalizzato sul miglioramento della capacità dell’individuo di regolare le proprie emozioni attraverso lo sviluppo di mezzi di adattamento potrebbe essere efficace per la prevenzione o il trattamento della dipendenza dall’alcool. Si veda anche, nella stessa rivista, l’articolo di  Isabelle Tamian, Le lien familial dans la problématique alcoolique, pp. 59-87

La prevenzione, la riduzione del danno e  le politiche

Jim McCambridge … [et al.], Advancing public health policy making through research on the political strategies of alcohol industry actors, Oxford University Press, Oxford, 2019, pp. 8
È necessario sviluppare e attuare politiche basate sull’evidenza per limitare il numero crescente di malattie non trasmissibili (non-communicable diseases- NCDs). L’alcol è una delle principali cause di mortalità. Tuttavia si evidenziano lacune e ritardi nell’elaborazione di politiche di prevenzione e tutela della salute su questa sostanza, dovute in parte all’influenza globale dell’industria dell’alcol. Secondo gli autori, una migliore comprensione della modalità di influenza dell’industria alcolica sulle politiche di sanità pubblica può essere un importante supporto agli interventi di prevenzione e di promozione della salute globale.

Maria K. Pavlova, Matthias Lühr, Maike Luhmann, Effects of voluntary memberships and volunteering on alcohol and tobacco use across the life course: Findings from the German Socio-Economic Panel, in Drug and Alcohol Dependence,  (gen. 2019) – on line, vol.194, pp. 271-278
Non è chiaro se componenti specifici del capitale sociale individuale promuovano o proteggano contro il consumo di sostanze e se tali effetti variano nel corso della vita. In questo studio i ricercatori hanno indagato gli effetti delle adesioni volontarie ad un’organizzazione e del volontariato sul consumo di alcol e tabacco, confrontandoli per età. Il sito utilizzato per la raccolta dei dati è https://osf.io/qhkrn/. I ricercatori hanno usato i dati del German Socio-Economic Panel (1984–2015), dove il consumo di alcol è stato valutato nel 2006, 2008 e 2010 e il fumo è stato valutato almeno ogni due anni dal 1998. Hanno suddiviso i partecipanti in tre fasce di età (14-19, 40-50, e 65-75 anni al basale) e hanno utilizzato l’analisi multilivello. Nell’articolo sono descritti e commentati i risultati dell’indagine. Il documento è disponibile in PDF.

alc conWorld Health Organization Regional Office for Europe, Alcohol consumption, harm and policy response fact sheets for 30 European countries, WHO, Copenhagen, 2018, pp. 96
Il documento raccoglie 30 schede di dati riferite ciascuna a un paese dell’Unione europea più la Norvegia e la Svizzera, riguardanti il consumo di alcool, i danni conseguenti e le relative politiche, aggiornati all’anno 2016. Particolare attenzione è rivolta al consumo tra i giovani e alle politiche di controllo, come aumento dei prezzi, limiti alla disponibilità, divieto di pubblicità dell’alcool. Inoltre, ogni scheda contiene una panoramica dei punteggi ottenuti dal paese nelle dieci aree di azione individuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ridurre l’abuso di alcool entro il 2020, confrontati con la media UE.

Cécile Knai … [et al.], The Public Health Responsibility Deal: Using a Systems-Level Analysis to Understand the Lack of Impact on Alcohol, Food, Physical Activity, and Workplace Health Sub-Systems, MDPI, Basilea, 2018, pp. 14
La misura in cui il governo dovrebbe collaborare con le industrie di alcol, cibo e altre industrie, al fine di migliorare la salute pubblica, sono oggetto di un dibattito in corso. Un approccio comune prevede lo sviluppo di accordi volontari con l’industria o la loro autorizzazione ad autoregolarsi. In Inghilterra, l’esempio più recente di questo approccio è stato il Public Health Responsibility Deal (RD), un accordo di collaborazione tra pubblico e privato lanciato nel 2011 sotto la coalizione guidata dal governo dei conservatori. Il RD è stato organizzato sulla base di accordi volontari, mirati a riunire insieme governo, esperti accademici e organizzazioni commerciali, del settore pubblico e del volontariato, per intraprendere accordi ed azioni di beneficio per la salute pubblica. Questo documento riunisce il principali risultati e implicazioni della valutazione del RD utilizzando un approccio sistemico.

World Health Organization, Alcohol labelling. A discussion document on policy options, WHO Regional Office for Europe, Copenhagen, 2017, pp. 20
Il documento presenta un’analisi delle opzioni politiche disponibili per l’introduzione di avvertenze per la salute nell’etichettatura dei contenitori di bevande alcoliche. Delinea i quadri giuridici e politici esistenti e l’attuale livello di attuazione nella Regione Europea dell’OMS. Nel documento sono descritti alcuni componenti che potrebbero essere considerati, come avvertimento per la salute, in fase di sviluppo delle etichette.

Policy in action WHO EuropeWorld Health Organization Regional Office for Europe, Policy in action. A tool for measuring alcohol policy implementation, WHO, Copenhagen, 2017, pp. 50
I 53 paesi che afferiscono all’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno approvato il Piano d’azione 2012-2020 per ridurre i danni dell’alcool (EAPA), il quale prevede l’adozione di specifiche politiche di comprovata efficacia per diminuire i problemi associati all’alcool nella regione europea, dove il consumo di alcool e il carico di malattia a esso attribuibile sono i maggiori al mondo. L’Ufficio regionale dell’OMS ha sviluppato 10 indicatori, uno per ogni area di intervento, che misurano l’adozione di queste politiche nei vari paesi e quanto esse siano rigorose ed esaustive. Il documento descrive la costruzione di questi indicatori e presenta una valutazione dell’andamento della regione nelle dieci aree. Ulteriore lavoro sarà necessario per verificare la qualità degli indicatori e la loro accettabilità politica.

Esben Houborg … [et al.], Comparing drug policies, in  The International Journal of Drug Policy, (giu. 2018) – on line, vol. 56, pp. 128-217
Si tratta di una monografia sul tema delle politiche sulla droga, frutto dell’11° convegno internazionale ISSDP (International Society for the Study of Drug Policy) tenutosi ad Århus, Danimarca, nel maggio 2017, nel quale il confronto tra diverse politiche sulla droga è stato uno dei temi in evidenza. Nell’editoriale di questa raccolta vengono delineati alcuni quadri di riferimento teorici per l’analisi e la comprensione delle politiche comparate sulla droga, come introduzione ai successivi articoli orginali, che cercano di esplorare come le politiche sulla droga possono essere confrontate tra loro e cosa possono offrire questi confronti, su scala nazionale e locale. Gli articoli sono disponibili in pdf.

dfd118Gaetano Manna, Livelli essenziali della riduzione del danno / Limitazione dei rischi, in Dal fare al dire, a. 27, n. 2 (2018), pp. 53-58
Il 14 giugno 2018 la Regione Piemonte, in collaborazione con Antigone, CGIL, CNCA, Comunità di San Benedetto al Porto, Forum Droghe, Gruppo Abele, Isola di Arran, ITARDD, Legacoopsociali, LILA, ha organizzato un dibattito dal titolo : “LEA – La riduzione del danno è un diritto”. Nell’articolo viene sintetizzato il contenuto del documento elaborato da uno dei Gruppi di lavoro regionali formato da operatori del pubblico e del privato sociale (il lavoro di altri due gruppi analoghi è stato pubblicato sui numeri scorsi della rivista).

Elisa Martino, Angelica Fabbri e Giulia Masciulli, Richiedenti protezione internazionale e prevenzione alcologica. La conduzione di un intervento infoeducativo con il gruppo, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 48-53
L’articolo descrive un incontro di formazione promosso dal Ser.D dell’AUSL Romagna-Ravenna il 21 novembre 2018 al CEFAL (Centro di formazione Professionale) di Lugo e rivolto ad un gruppo di dieci giovani richiedenti asilo. L’incontro è stato tenuto da un’equipe multidisciplinare coadiuvata da mediatori e aveva come obiettivo l’informazione e la prevenzione dell’abuso e della dipendenza da alcool. La metodologia prevista era interattiva e narrativa e ci si è avvalsi dell’ausilio della tecnologia e di tecniche di attivazione pratica (brainstorming, simulazioni,…)

Delfine Lievens … [et al.], Economic consequences of legal and illegal drugs: the case of social costs in Belgium, in The International Journal of Drug Policy, (giu. 2017) – on line, vol. 44, pp. 50-57
L’articolo presenta uno studio che misura i costi sociali per la società belga attribuibili al consumo di alcune sostanze, cioè alcol, tabacco, droghe e farmaci psicoattivi nel 2012. E’ stato applicato il quadro dei costi per malattia, con un approccio basato sulla prevalenza e il capitale umano e sono stati considerati tre componenti dei costi: costi diretti, indiretti e intangibili. Il costo diretto e indiretto dell’abuso di sostanze è stato stimato in 4,6 miliardi di euro in Belgio (419 euro pro capite o 1,19% del PIL) e oltre 515.000 anni di salute persi. I risultati confermano che alcol e tabacco hanno un costo maggiore per la società rispetto alle droghe, soprattutto nel campo della salute. Nel caso delle droghe illegali la spesa per le forze dell’ordine supera i costi dell’assistenza sanitaria. Gli autori discutono i risultati e affermano che sebbene stimare i costi sociali delle sostanze che creano dipendenza sia complesso e quindi gli studi sui costi sociali colgano solo un’ istantanea’ delle conseguenze monetarie dell’abuso di sostanze, lo studio attuale offre l’analisi finora più completa di tali costi in Belgio.

indIstituto Superiore di Sanità, Osservatorio Nazionale Alcol, Centro Nazionale Dipendenze e Doping, World Health Organization, Opinioni e atteggiamenti degli italiani nei confronti delle politiche adottate sul consumo di bevande alcoliche. Istituto Superiore di Sanità, 2018, Istituto Superiore di Sanità, Roma, 2018, pp. 2
In Europa 19 Paesi con abitudini di consumo tra loro molto diverse, hanno partecipato all’indagine del RARHA SEAS (Standardized European Alcohol Survey) finanziata nell’ambito del Secondo Programma di Azione Comunitaria in materia di Salute nell’ambito della Joint Action. L’indagine ha evidenziato che la maggioranza degli intervistati sia in Italia che negli altri Paesi Europei è a favore di maggiori restrizioni legate alla vendita e commercializzazione delle bevande alcoliche e a un maggior controllo da parte delle forze dell’ordine sulla guida in stato di ebbrezza e sulla disponibilità di bevande alcoliche. La riluttanza che invece si osserva nello sviluppare e applicare politiche sull’alcol basate sull’evidenza, potrebbe essere attribuita a numerosi fattori, in primo luogo agli interessi economici acquisiti, in cui gli interessi privati dell’industria dell’alcol sono combinati e rafforzati da considerazioni economiche e fiscali.

 Claudio Annovi … [et al.], Newsletter “Clinica dell’Alcolismo”, in Mission, a. 14, n. 49 (gen. 2018), pp. 23-50
Il consumo di alcool e il crescente fenomeno di comportamenti a rischio legati all’assunzione di bevande alcoliche è diventato oggetto di studio di primaria importanza per l’elaborazione di politiche di prevenzione efficaci. A questo proposito vengono presentati nell’articolo i seguenti approfondimenti: “Studio sulla valutazione di esito dei corsi info-educativi svolti nella Regione Emilia-Romagna per i conducenti con infrazione dell’art. 186 e 186 bis del Codice della Strada “Guida in stato di ebbrezza” di Claudio Annovi [et al.]; “Una riflessione sull’efficacia delle politiche preventive di controllo dei consumi di bevande alcoliche” di Allaman Allamani [et al.]; “Consumo di alcool e tabacco negli studenti infermieri: uno studio osservazionale” di Francesco Galli [et al.]

Maria Neufeld, Jürgen Rehm, Effectiveness of policy changes to reduce harm from unrecorded alcohol in Russia between 2005 and now, in The International Journal of Drug Policy, (gen. 2018) – on line, vol. 51, pp. 1-9
Il consumo di alcool non registrato (alcool non tassato e non riportato nelle statistiche ufficiali) è uno dei maggiori fattori di mortalità prematura attribuibile all’alcool in Russia. L’articolo espone i risultati di una rassegna delle politiche russe di riduzione del danno relativo all’alcool nel periodo fra il 2005 e il 2017, come pure dell’impatto di tali politiche sul consumo di alcol registrato e non registrato, e sul mercato dello stesso. Ne emerge che esistono provvedimenti efficaci per ridurre il consumo di alcol non registrato e il danno ad esso attribuibile, attraverso una strategia su più livelli che dovrebbe essere perseguita rigorosamente.

cANADUANCanadian Centre on Substance Use and Addiction, Alcohol. Canadian Drug Summary, Canadian Centre on Substance Use and Addiction, [s.l.], 2017, pp. 15
Nel 2011 il Governo canadese diede avvio ad una campagna (Canada’s Low-Risk Alcohol Drinking Guidelines) per ridurre il consumo di alcool tra la popolazione e i rischi legati ad esso. Questo documento si inserisce all’interno di tale progetto fornendo dati riguardanti il consumo di alcool in Canada a seconda dell’età, sesso e località geografica. Dopo aver riassunto i rischi legati ad un consumo eccessivo di alcool, il documento presenta dati sull’impatto che tale comportamento ha sul sistema sanitario nazionale e gli interventi canadesi messi in atto per contrastarlo.

 Scott Burris, Theory and methods in comparative drug and alcohol policy research: Response to a review of the literature, in The International Journal of Drug Policy, (mar. 2017) – on line, vol. 41, pp. 126-131
L’analisi comparata delle politiche su droga e alcool (Comparative drug and alcohol policy analysis = CPA), grazie alle recenti elaborazioni di fonti alternative allo stretto divieto, fornisce stimolanti opportunità di ricerca. Come pratica multidisciplinare tuttavia, tale analisi deve affrontare parecchie sfide metodologiche. Questo commento si basa su una recente revisione della CPA di Ritter [et al.] per sostenere che la pratica è ostacolata da una nebulosa definizione delle politiche, che porta a una confusione nella specificazione e misurazione dei fenomeni in corso di studio. L’articolo propone quindi alcune soluzioni, affinché tale pratica abbia l’impatto sulle politiche che la buona ricerca può fornire.

A cura di Claudia Gandin … [et al.], Principi di buone pratiche per le linee guida sul consumo di alcol a basso rischio: le attività della Joint Action europea RARHA (Reducing Alcohol Related Harm). Rapporti ISTISAN 17/2, Istituto Italiano di Sanità, Roma, 2017, pp. 86
Il documento sintetizza il lavoro svolto nell’ambito della Joint Action RARHA (Reducing Alcohol Related Harm) co-finanziata dall’Unione Europea sulla riduzione del danno alcol-correlato finalizzato a identificare i principi di buone pratiche per l’utilizzo di linee guida sul consumo di alcool a basso rischio come strumento di salute pubblica. L’azione è finalizzata a sostenere la collaborazione tra gli Stati Membri al fine di migliorare la comparabilità dei dati sul consumo, il rischio e il danno alcool-correlato e favorire approcci comuni d’informazione e sensibilizzazione efficace rivolti alla popolazione. Le attuali linee guida nei Paesi europei mostrano considerevoli variazioni delle quantità di alcool consumato considerate a basso rischio. Il lavoro della Joint Action RARHA è stato svolto per far luce sui fattori alla base di tale variazione e per esplorare la possibilità di raggiungere un certo grado di consenso. I principi e le conclusioni derivanti da questo lavoro possono essere utilizzate per informare eventuali azioni future e per lo sviluppo di politiche.

studi-di-sociologia-2018-2-346007Gabriele Manella, Alla ricerca dell’efficacia collettiva: un progetto di prevenzione ambientale nel quartiere di San Donato di Bologna, in Studi di Sociologia, 55, n. 1 (gen.-mar. 2017), pp. 45-63
Il contributo evidenzia la persistente importanza della dimensione di quartiere nella città di oggi, con particolare attenzione al concetto di efficacia collettiva proposto da Robert Sampson. Questi sottolinea l’importanza della condivisione di aspettative e della dimensione organizzativa per renderlo “migliore”, cioè con una maggiore presenza e qualità dei servizi nonchè un maggiore livello di sicurezza e controllo sociale. Nel presente lavoro è descritto un progetto di prevenzione all’abuso di alcool svolto nel quartiere di San Donato di Bologna. Il lavoro è svolto in tre parti: nella prima l’autore affronta alcune problematiche della città moderna, evidenziando come la dimensione spaziale sia determinante per combattere queste criticità; nella seconda parte, l’autore propone un breve inquadramento storico-statistico del quartiere San Donato e del progetto di prevenzione ambientale messo in atto; nella terza parte illustra e commenta i risultati di un lavoro sul campo.

Enrico Tempesta, Michele Contel, Per una presa di posizione che non riduca il dibattito alcologico ai soli temi epidemiologici, in Mission, a. 13, n.47 (mar. 2017), pp. 9-13
Viene presentato un documento di proposta che affronta tre temi: 1) innalzamento dell’età minima legale per l’acquisto e il consumo di bevande alcoliche da 18 a 25 anni; 2) definizione di un consumo non a rischio; 3) grandezza accettabile del rischio di bere rispetto ad altri rischi.

L’alcool, giovani e luoghi del divertimento

bingeA cura di Andrea Caputo, Binge drinking. Percezioni, motivazioni e pratiche del consumo tra gli adolescenti, Ordine degli Psicologi del Lazio, Roma, 2019, pp. 40
Le percentuali di binge drinker, sia di sesso maschile che femminile, da fonte ISTAT, aumentano nell’adolescenza e raggiungono i valori massimi tra i 18-24 anni (22,2% maschi e 8,6% femmine); mentre oltre questa fascia di età le percentuali tendono a diminuire nuovamente.Il presente progetto di ricerca commissionato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio si inserisce all’interno di una più ampia iniziativa denominata “Binge Drinking: azioni di sensibilizzazione nei contesti scolastici” promossa da Roma Capitale e altri. “Binge Drinking” è un progetto realizzato nel corso dell’anno scolastico 2018/2019 che mira a coinvolgere la popolazione giovanile degli istituti scolastici secondari di I e II grado, mediante azioni di sensibilizzazione finalizzate a generare nuovi comportamenti responsabili e un rapporto consapevole, sano e virtuoso con le bevande alcoliche. Parte integrante del progetto è l’attività di ricognizione e ricerca per la rilevazione della percezione che i giovani hanno del fenomeno e di sé stessi quali consumatori di sostanze alcoliche. Il documento è disponibile in PDF.
Collocazione Biblioteca: W1095

Giles Newton-Howes … [et al.], Comparison of age of first drink and age of first intoxication as predictors of substance use and mental health problems in adulthood, in Drug and Alcohol Dependence, (gen. 2019) – on line, vol. 194, pp. 238-243
Le politiche pubbliche internazionali sull’età della prima bevanda alcolica (first alcoholic drink = AFD) hanno messo in evidenza i benefici a lungo termine a ritardare l’AFD. Questo studio ha voluto mettere a confronto l’AFD con l’età della prima ubriacatura (age of first intoxication = AFI) come elementi predittivi del disturbo da consumo di sostanze e di disturbi mentali nell’età adulta. I dati sono stati ottenuti da una coorte longitudinale di nascita a Christchurch, Nuova Zelanda. I partecipanti sono nati nel 1977. I campioni per l’analisi variano da n = 1025 (età 18) a n = 962 (età 35). Le misure di AFD e AFI sono state generate usando dati riferiti dai genitori e auto-segnalati, raccolti a partire dall’età di 11 anni. Nell’articolo sono riportati e commentati i risultati dell’indagine. Il documento è disponibile in PDF.

Jukka Törrönen … [et al.], Why are young people drinking less than earlier? Identifying and specifying social mechanisms with a pragmatist approach, in The International Journal of Drug Policy (feb. 2019) – on line, vol. 64, pp. 13-20
Indagini recenti hanno riscontrato una forte diminuzione del consumo di alcol nei giovani in paesi europei, in Australia e in Nord America, dovuta a cambiamenti nello stile genitoriale, al maggiore utilizzo dei social media, a cambiamenti nelle identità di genere o ad una tendenza a favore della salute e della ‘forma’. I ricercatori hanno utilizzato 49 interviste qualitative con giovani bevitori e non bevitori in Svezia per esplorare in quale modo e in quali tipi di contesti queste spiegazioni possono essere vere e come da sole o insieme possono spiegare il declino del consumo alcolico nei giovani. C’è meno pressione dei pari verso il bere e più spazio per le attività competitive. Inoltre i risultati del documento suggeriscono un’ipotesi di maturazione precoce dei giovani come attori più individualizzati, responsabili, riflessivi, simili ad adulti, rispetto alle generazioni precedenti. Il documento è disponibile in PDF.

John R. Seeley … [et al.], Prevalence, incidence, recovery, and recurrence of alcohol use disorders from childhood to age 30, in Drug and Alcohol Dependence,  (gen. 2019) – on line, vol. 194, pp. 45-50
Non esistono molte ricerche sul decorso dei disturbi da consumo di alcol (alcohol use disorders=AUDs) in campioni rappresentativi, durante i periodi ad alto rischio dell’adolescenza e la prima età adulta. L’obiettivo primario di questa ricerca è descrivere la prevalenza e l’andamento dei primi episodi di AUD vissuti fra l’infanzia e i 30 anni, in un campione di coorte rappresentativo a livello regionale. I dati dello studio provengono da una ricerca epidemiologica su 816 giovani, selezionati a caso, provenienti da nove scuole superiori dell’Oregon Occidentale, USA. Sono state effettuate quattro tornate di raccolta-dati fra le età dai 16 ai 30 anni. Nell’articolo proposto sono riportati e commentati i risultati dell’indagine. Il documento è disponibile in PDF. Nella stess numero della rivista si trovano anche i seguenti studi: Katherine M. Keyes, Caroline Rutherford, Richard Miech, Historical trends in the grade of onset and sequence of cigarette, alcohol, and marijuana use among adolescents from 1976–2016: Implications for “Gateway” patterns in adolescence, pp. 51-58; Danielle R. Madden, John D. Clapp, The event-level impact of one’s typical alcohol expectancies, drinking motivations, and use of protective behavioral strategies, pp. 112-120

ADO downloadWorld Health Organization, Adolescent alcohol-related behaviours: trends and inequalities in the WHO European Region, 2002–2014, WHO Regional Office for Europe, Copenhagen, 2018, pp. 94
Il Sondaggio sulla salute nei bambini in età scolare (The Health Behaviour in School-aged Children survey- HBSC) è uno studio transnazionale collaborativo dell’OMS che monitora il comportamenti in materia di salute, gli indicatori di salute e gli ambienti sociali di ragazzi e ragazze di 11, 13 e 15 anni ogni quattro anni. Il rapporto proposto presenta le ultime tendenze del consumo di alcol e comportamenti di consumo di alcol tra i quindicenni in tutta la regione europea dell’OMS, attingendo ai dati dell’HBSC, che ha raccolto dati internazionali per oltre 30 anni, consentendo di confrontare la prevalenza tra paesi e nel tempo. Riunisce per la prima volta tutti i dati, che in precedenza venivano analizzati separatamente, per individuare le differenze nell’uso dell’alcol per genere, posizione socioeconomica e sottoregione geografica e reinterpretare in maniera più esaustiva le tendenze recenti.

Angelo Giglio … [et al.], Uno sguardo sul popolo della movida torinese. Consumi di alcol e percezione dei rischi correlati tra i frequentatori dei luoghi del divertimento notturno di Torino, in Dal fare al dire, a. 27, n. 3 (2018), pp. 39-48
La ricerca descritta nell’articolo rientra nel Progetto Itinerante Notturno (PIN), finalizzato alla riduzione dei rischi correlati al consumo di alcol e di altre sostanze psicoattive e attivo nei luoghi dei divertimento notturno di Torino dal 2009. Ci si è concentrati sul consumo di alcool, che appare in aumento, con caratteristiche di assunzione compulsiva. Si è inoltre riscontrato che i soggetti che ne fanno abuso sono poco consapevoli dei rischi che l’alcol comporta, come quelli correlati alla guida dell’automobile.

Enrico Gargiulo, Anna Avidano, Il “governo” della movida a livello locale. Una ricerca sulle ordinanze sindacali “antialcool” e “anti-vetro”, Osservatorio Permanente sui giovani e l’ alcool, Roma, 2018, pp. 52
A prescindere dal fatto che siano tradotti in pratica o che, invece, rimangano sulla carta, i provvedimenti contengono strategie e giustificazioni più o meno consapevoli ed esplicitate, esprimono una rivendicazione di “sovranità” su dati ambiti e su specifiche materie.. Per questo motivo costituiscono un “oggetto” molto importante sul piano politico, soprattutto quando interessano materie fortemente sensibili dal punto di vista mediatico e comunicativo. Il report qui presentato si inserisce nell’ambito degli studi sulle ordinanze sindacali, focalizzandosi su un tema specifico: i provvedimenti relativi alla vendita, alla somministrazione e al consumo di alcol e/o all’uso di contenitori di vetro in contesti e spazi urbani. L’analisi si è focalizzata su 55 ordinanze sindacali, relative a 34 città. Lo scarto tra il numero dei provvedimenti e quello delle città interessate deriva dalla necessità di analizzare anche l’andamento nel tempo delle strategie “regolative” attuate negli stessi contesti urbani.

MOVIDAIstituto di Tecnologie Biomediche – CNR, Osservatorio Permanente sui giovani e l’ alcool, Aggregazioni giovanili e movida a Roma nei quartieri di San Lorenzo e Ponte Milvio, Osservatorio Permanente sui giovani e l’ alcool, Roma, 2018, pp. 65
Questa ricerca sulle aggregazioni giovanili e le movida a Roma nei quartieri di San Lorenzo e Ponte Milvio si colloca al crocevia tra alcune tematiche di notevole importanza per chi voglia capire i trend evolutivi della società italiana, e non solo: gli stili di vita e di consumo, la condizione giovanile e la funzione sociale del consumo di bevande alcoliche. L’aumento delle preoccupazioni per i rischi dell’abuso di bevande alcoliche, anche a seguito del peso crescente dei danni da incidentalità stradale e lavorativa, e della associazione con il consumo di droghe, risulta decisamente infondato anche alla luce della presente ricerca . Indagando il rapporto tra consumo di bevande alcoliche e socialità giovanile dal punto di vista ludico e relazionale. la ricerca ha verificato che tra i giovani, la maggioranza dei casi il consumo di bevande alcoliche costituisce un supporto alla socialità, alla relazionalità ed al divertimento, come è sempre stato nella storia dei tempi, senza svolgere necessariamente un ruolo negativo

Nadia Anna Della Torre, Dea Massarelli, L’assenzio. Le illusioni della Fée Verte, in Mission, a. 14, n. 50 (set. 2018), pp. 60-66
L’assenzio, celebrato nel tempo come “nettare degli dei”, è la Fata Verde che garantisce l’accesso a un mondo di intossicazione dionisiaca. Tuttavia dietro a tutto ciò si nasconde il vero pericolo, cioè l’abuso e la dipendenza: le false illusioni di un benessere di breve durata nascondono un mondo dal quale non è sempre possibile tornare. Le vittime dell’assenzio sono persone di tutte le età, ma molte appartengono alle generazioni più giovani. Il presente articolo intende ripercorrere la storia dell’assenzio e le sue rappresentazioni nelle arti, al fine di sfatare il mito sulla tossicità dei suoi ingredienti e attirare l’attenzione sui pericoli nascosti sotto la seduzione di questa sostanza, che ha un alto contenuto alcolico.

Sarah MacLean, Amy Pennay, Robin Room, ‘You’re repulsive’: Limits to acceptable drunken comportment for young adults, in The International Journal of Drug Policy, (mar. 2018) – on line, vol. 53, pp. 106-112
L’ubriachezza rimane una pratica socialmente rischiosa con il potenziale di evocare sentimenti di irritazione e persino disgusto, nonostante si parli di una “cultura dell’ebbrezza” tra i giovani. Gli studiosi hanno analizzato le pratiche relative all’ebbrezza che i giovani adulti di Melbourne, Australia, hanno descritto come disgustose, per individuare le forme culturali contemporanee che limitano l’ebbrezza e il modo in cui questa viene attuata. Sono state effettuate a Melbourne, Australia, interviste con 60 partecipanti, ognuno con esperienza recente di consumo alcolico. Ai partecipanti è stato chiesto di fornire resoconti di momenti in cui avevano considerato il comportamento da ubriachi riferito a sé o ad altri come antisociale o sgradevole. Sono state esaminate le trascrizioni per individuare i temi ricorrenti.

Loredana Benedetto … [et al.], Credenze metacognitive e propensione al bere negli adolescenti, in Psicologia della Salute, n. 1 (2018), pp. 38-62
Scopo della ricerca qui descritta è provare l’ipotesi che gli adolescenti a rischio alcolico evidenziano livelli maggiori di meta-credenze positive e negative sull’alcool e indagare il peso di alcune caratteristiche individuali e di contesto (coetanei e famiglia) nel predirne il consumo. I 347 adolescenti che hanno partecipato alla ricerca hanno compilato la “Positive Alcohol Metacognitions Scale” e la “Negative Alcohol Metacognitions Scale”, l’AUDIT-C per il rischio alcolico, alcuni item inerenti fattori di rischio/protezione di tipo individuale, familiare e dei pari.

Aaron Hart, Ordering clinical realities: Controversy and multiplicity in alcohol and other drug treatment for young adults, in The International Journal of Drug Policy, (feb. 2018) – on line, vol. 52, pp. 79–86
I giovani adulti che ricevono cure per il consumo di alcol e di altre droghe spesso si trovano in circostanze di vita svantaggiate. L’autore dello studio è interessato a come i servizi di cura comprendono e rispondono all’intreccio fra queste circostanze di vita e il consumo di sostanze dei pazienti; ha raccolto dati etnografici attraverso interviste con medici e operatori, analisi di documenti e osservazioni sul campo in una clinica pubblica che cura i giovani adulti a Melbourne, Australia. Discute i risultati con l’intento di individuare le modalità di trattamento più efficaci. Si veda anche, snella stessa rivista l’articolo di  Claire Thompson … [et al.], Down the local: a qualitative case study of daytime drinking spaces in the London Borough of Islington, pp. 1-8

OSSERVOsservatorio permanente sui giovani e l’alcool, Adolescenti e alcool – Terza indagine nazionale 2017, Diagramma, Trento, 2017, pp. 59
La ricerca, promossa dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool e dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, è stata realizzata dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Buzzi. Attraverso 1982 questionari sono stati intervistati giovani di età compresa tra 12 e 14 anni residenti in diverse città italiane campionate in modo rigoroso per area geografica e dimensione dei centri urbani. L’indagine indaga sulle conoscenze, gli atteggiamenti e le opinioni dei ragazzi e ragazze frequentanti le scuole medie sul tema alcool. Oltre a confermare indicazioni già parzialmente note (come l’esordio precoce “benigno” che contraddistingue la cultura del bere in Italia), l’indagine esplora anche un nuovo fenomeno: l’approccio precoce di alcuni/e giovani verso forme di rischio un tempo retaggio di fasce di età più avanzata. Dallo studio emerge come questi consumatori precoci siano resi potenzialmente vulnerabili da alcuni fattori particolari, tra cui la precoce stimolazione alla gratificazione immediata, spesso alimentata da nuove tecnologie digitali, sempre più pervasive e accessibili anche in età precoce.

Peter Miller … [et al.], The need for accuracy and validity in research on nightlife and drinking: a commentary on Devilly et al. and recommendations for future research, The International Journal of Drug Policy (dic. 2017) – on line, vol. 50, pp. 36-40
Partendo da un articolo pubblicato in precedenza dalla rivista (Devilly et al. 2017, SmartStart: results of a large point of entry study into preloading alcohol and associated behaviours), gli autori discutono dell’accuratezza e della validità degli studi sul consumo di alcool in contesti di vita notturna, riscontrando in quell’articolo ambiguità e discussioni fuorvianti che ostacolano il confronto con la letteratura. Gli autori sottolineano l’importanza di alcuni punti: una definizione di pre-drinking (cioè la pratica di bere alcool a casa prima di uscire) che permetta di confrontare studi diversi, la misurazione della concentrazione di alcool nel sangue conforme ad altri lavori, l’indicazione del consumo di bevande energetiche e l’attenta considerazione dei metodi di campionamento. Ciò è importante per fornire alla comunità informazioni attendibili sulla cui base prendere decisioni politiche, in un campo dove attori portatori di legittimi interessi possono cercare di mettere in dubbio i risultati della ricerca sulla salute pubblica

Grant Devilly… [et al.], SmartStart: results of a large point of entry study into preloading alcohol and associated behaviours, in The International Journal of Drug, (mag. 2017) – on line, vol. 43, pp. 130-139
Lo studio indaga la crescente tendenza a bere prima di recarsi nelle zone preposte all’intrattenimento (preloading, consumo preparatorio). Questa pratica può essere un buon indicatore del consumo alcolico dannoso e più generalmente dei comportamenti a rischio. La polizia e i ricercatori hanno lavorato insieme per valutare l’ampiezza e la profondità dei comportamenti di consumo preparatorio di alcool, raccogliendo i dati di 2751 persone alle quali è stata misurata la concentrazione di alcol nel sangue e somministrato un questionario al loro ingresso nelle zone di intrattenimento a Queensland, Australia. Gli autori discutono i risultati e sostengono che gli interventi volti a frenare il consumo alcolico e a ridurre la violenza nelle aree di intrattenimento notturno devono tenere conto di fenomeni culturali come il consumo preparatorio di alcool. UIna ricerca analoga si trova in  James Wilson … [et al.], Re-thinking pre-drinking: implications from a sample of teenagers who drink in private settings, in The International Journal of Drug Policy, (feb. 2018) – on line, vol. 52, pp. 20-24

Alice Berti … [et al.], Clustering dei comportamenti e stili di vita di un campione di adolescenti toscani, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 7, n. 26 (giu. 2017), pp. 44-51
Lo scopo della ricerca è quello di indagare e analizzare l’esistenza di eventuali modelli di comportamento a rischio per la salute all’interno di un gruppo selezionato di adolescenti consumatori ricreazionali di droghe. Si considerano diversi comportamenti a rischio quali l’uso di alcolici, di sigarette, il bullismo, l’infortunistica stradale, oltre ad alcuni stili di vita che riguardano l’alimentazione, l’attività fisica ecc., attraverso l’analisi dei cluster di tipo gerarchico.

rep1Spora Sinergies, ALLCOOL – Raising awareness and action-research on Heavy Episodic Drinking among low income youth and young adults in Southern Europe, AllCool, 2017, n. 52
“AllCool” è un progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea che vede la collaborazione di 3 paesi del sud Europa (Italia, Portogallo e Spagna), con l’obiettivo di studiare e proporre degli interventi sul tema dell’Heavy Episodic Drinking (HED, grandi bevute occasionali) tra i giovani. Il progetto prende come riferimento tre città, Bologna, Porto e Tarragona. Per l’Italia la ricerca è svolta dall’Osservatorio Metropolitano di Bologna della Usl Emilia Romagna, guidato da Raimondo Maria Pavarin. Il documento presenta i dati ottenuti nelle tre diverse città e riguardanti le modalità di consumo dell’alcool, le caratteristiche socio demografiche dei consumatori, i comportamenti a rischio o protettivi associati, le conseguenze e gli effetti del consumo, gli interventi messi in atto per informare i giovani sul problema. U(na versione semplificata per non addetti ai lavori si trova a questo link.

Valentina Ferrari … [et al.], Acculturazione e consumo di alcolici negli studenti italiani in mobilità internazionale. Uno studio mixed methods, in Psicologia della Salute, n. 3 (2017), pp. -25-51
Lo studio indaga il ruolo dell’acculturazione e dell’adjustment socio culturale e psicologico nel fenomeno dell’aumento del consumo di alcool tra gli studenti che studiano all’estero. La ricerca ha utilizzato un questionario online anonimo somministrato in due tempi (prima e durante il soggiorno all’estero) ad un campione di 231 studenti di un’università milanese, di cui 30 sono stati successivamente intervistati al rientro in Italia. Gli autori discutono i risultati e concludono che i modelli teorici sviluppati sulla popolazione immigrata non paiono adeguati a interpretare il fenomeno del consumo di alcool tra questi studenti.

Fabio Venturella … [et al.], Rilevazione statistica della diffusione dei fenomeni di binge drinking, drunkoressia e gambling tra gli adolescenti palermitani, in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 47-51
L’articolo descrive alcuni comportamenti diffusi tra i giovani: bere per ubriacarsi (binge drinking), modificare l’alimentazione per compensare l’introito calorico dell’alcool (drunkoressia) e giocare d’azzardo (gambling). Gli autori hanno analizzato questi comportamenti attraverso un questionario anonimo somministrato a 2831 studenti palermitani tra i 13 e i 20 anni, fascia d’età nella quale c’è maggior propensione ad assumere condotte pericolose per la propria salute. I risultati indicano una grande diffusione di questi comportamenti tra la popolazione giovanile. Gli autori ritengono necessari adeguati sistemi di monitoraggio e propongono alcune azioni di prevenzione primaria e di promozione della salute. Questa ricerca viene riportata nella Newsletter “Clinica dell’Alcolismo”.

Viktor Lushin … [et al.], Vocational education paths, youth activities, and underage drinking in Russia: how early does the trouble start?, in The International Journal of Drug Policy, (lug. 2017) – on line, vol. 45, pp. 48-55
La ricerca indaga il consumo di alcool tra i ragazzi minorenni russi, in particolare i futuri studenti delle scuole tecniche e professionali, dove il consumo di alcool è triplo rispetto agli studenti di altre scuole. Un gruppo di 1269 studenti delle scuole medie russe, di 14-15 anni d’età, sono stati intervistati attraverso un questionario; i risultati indicano che i ragazzi orientati verso le scuole tecniche o professionali consumano più alcool già durante la frequenza della scuola media, prima di entrare alle scuole superiori e che c’è un legame tra il consumo di alcool e il modo in cui i ragazzi trascorrono il tempo fuori dalla scuola, in particolare la lettura. Gli autori discutono le implicazioni di questi risultati per la ricerca e le politiche sociali.

cover201706bAlice Berti … [et al.], Clustering dei comportamenti e stili di vita di un campione di adolescenti toscani, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 7, n. 26 (giu. 2017), pp. 44-51
Lo scopo della ricerca è quello di indagare e analizzare l’esistenza di eventuali modelli di comportamento a rischio per la salute all’interno di un gruppo selezionato di adolescenti consumatori ricreazionali di droghe. Si considerano diversi comportamenti a rischio quali l’uso di alcolici, di sigarette, il bullismo, l’infortunistica stradale, oltre ad alcuni stili di vita che riguardano l’alimentazione, l’attività fisica ecc., attraverso l’analisi dei cluster di tipo gerarchico.

Valeria Giordano, Paola Panarese, Stefania Parisi, Rischio, trasgressione, avventura. Esperienza e percezione del limite tra gli adolescenti, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 169
Obiettivo di questo volume è il tentativo di decostruzione degli stereotipi sulle pratiche a rischio, condotto a partire dalla restituzione della parola ai giovanissimi. Un’indagine realizzata presso alcuni Istituti superiori della città di Roma, su un campione di circa 1.200 studenti di età compresa tra i 14 e i 20 anni, costituisce infatti il punto di partenza per il superamento del carattere di “eccezionalità della notizia”, legato alla rappresentazione mediatica dei giochi pericolosi, e suggerisce spunti per nuove e più documentate interpretazioni di questi comportamenti, in apparenza insensati e in realtà rispondenti a specifiche domande di senso. All’analisi delle condotte a rischio più note (balconing, binge drinking, choking game, eyeballing, surfing suicide) la trattazione affianca una valutazione della conoscenza, della percezione, dell’esperienza e delle motivazioni di un’idea di divertimento che presuppone la trasgressione di una norma o il superamento di un limite socialmente imposto.
Collocazione Biblioteca: 17931

UNODC, Education sector responses to the use of alcohol, tobacco and drugs. Good policy and practice in health education, UNESCO, Parigi 2017, pp. 69
Il documento fornisce il contesto e gli strumenti per il miglioramento delle risposte del settore dell’istruzione in merito al consumo di alcool, tabacco e droghe nei ragazzi e nei giovani, con particolare attenzione ai settori dell’istruzione primaria e secondaria. Presenta politiche e pratiche attuate in regioni diverse del mondo che, secondo la ricerca scientifica, si sono dimostrati efficaci. Il fascicolo suggerisce anche argomenti che il settore dell’istruzione dovrebbe prendere in considerazione per sostenere e migliorare gradualmente approcci e programmi efficaci nell’affrontare il consumo di sostanze da parte dei giovani. unesdoc.unesco.org/images/0024/002475/247509E.pdf

giovani-alcol-divietiFranca Beccaria, Giovani, alcol e divieti. Opinioni e atteggiamenti dei giovani italiani sulle norme in materia di alcol, Eclectica, Torino, 2017, pp. 79
La ricerca è stata promossa dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool e realizzata dall’Istituto di Ricerca Eclectica sotto la direzione di Franca Beccaria e la supervisione di Franco Prina dell’Università di Torino. Sono stati intervistati giovani di età compresa tra 15 e 25 anni residenti in diversi città italiane, attraverso questionari online (1815), la creazione di un web forum e la realizzazione di 4 focus group. Attraverso queste metodologie sono stati approfonditi conoscenze, opinioni e atteggiamenti dei giovani nei confronti delle leggi vigenti in materia di alcol. Ai giovani è stato richiesta anche una loro valutazione su un ipotetico inasprimento delle norme in particolare sull’età minima di accesso al bere, i luoghi, gli orari e i prezzi. I risultati offrono spunti di riflessione per tutti coloro che operano nel campo e per i decisori politici.

Canadian Center on Substance Use and Addiction, Youth Sport Participation and Substance Use. Understanding the Relationship, in Canadian Center on Substance Use and Addiction, Ottawa,  2017, pp. 9
Questo breve documento riassume le evidenze riguardanti la relazione tra attività sportiva e consumo di sostanze tra i giovani, sottolineando però come i risultati delle ricerche condotte rendano ancora dubbioso l’esito. Alcune ricerche sottolineano come lo sport favorisca la riduzione di comportamenti rischiosi e consumo di sostanze tra giovani; altre dimostrano il contrario. Il documento conclude affermando la necessità di una revisione dei criteri e delle definizioni utilizzati per la raccolta e l’analisi dei dati, al fine di comprendere al meglio l’impatto che lo sport ha sul consumo di sostanze tra i giovani.

L’alcool e le donne

Jemma Lennox … [et al.], The role of alcohol in constructing gender & class identities among young women in the age of social media, in The International Journal of Drug Policy, (ago. 2018) – on line, vol. 58, pp. 13-21
La ricerca esplora come i giovani descrivono le pratiche di consumo alcolico delle giovani donne e come queste costruiscono la loro identità attraverso il consumo alcolico e la sua esibizione sui social media. Gli autori hanno condotto delle indagini in 21 gruppi focus basati sull’amicizia (sia misti che di un unico sesso) con giovani dai 18 ai 29 anni e 13 interviste individuali con un sottogruppo di rispondenti di tali gruppi, concentrate sulle loro pratiche con Facebook. E’ stato reclutato un campione mirato a Glasgow, Scozia (RU) che comprendeva giovani appartenenti alla ‘classe media’ (intesa come studenti e lavoratori professionali) e alla ‘classe operaia’ (impiegati nei settori dei lavori manuali/ nei servizi), che hanno partecipato a una serie di eventi ricreativi notturni. Nel testo sono riportati e commentati i risultati della ricerca.

add.v113.6.coverJoanne Neale … [et al.], Do women with complex alcohol and other drug use histories want women-only residential treatment?, in Addiction, n. 6 vol.  113 (2018), pp. 989–997
La ricerca esamina le aspettative e le esperienze delle donne in riabilitazione residenziale riservata esclusivamente al loro genere, allo scopo di stimolare il dibattito su questo argomento. I servizi per la dipendenza riservati alle sole donne tendono a essere organizzati in base all’ipotesi che le donne vogliano un trattamento riservato al loro genere. Gli autori hanno effettuato interviste semi-strutturate con 19 donne di età compresa fra i 25 e i 44 anni in trattamento, oppure che avevano completato o lasciato il trattamento; tutte avevano subito abusi fisici o sessuali e ricadute legate ai rapporti con gli uomini. Le interviste sono state audio-registrate, trascritte integralmente, analizzate e codificate induttivamente seguendo la Classificazione Iterativa. Ne emerge che, secondo gli autori, le donne con storie complesse di consumo di alcol e altre droghe non necessariamente vogliono o percepiscono un beneficio nel trattamento residenziale per sole donne. Sullo stesso argomento si segnalano anche altri due articoli della rivista: “What do women want? Women want services tailored to their needs” di Jeanne Marsh e “What do women with substance use disorders want?” di Christine Grella

Elisa Martino, Teo Vignoli, Simona Brunetti, Donne in rinascita. L’esperienza di un gruppo psicosociale narrativo rivolto a donne adulte con problematiche alcol-correlate, in Dal fare al dire, a. 26, n. 2 (2017), pp. 43-49
Viene riferita un’esperienza terapeutica basata sulla narrazione e rivolta a donne affette da abuso di alcool. Vengono esposte alcune caratteristiche di tale terapia i cui obiettivi sono promuovere le competenze narrative, aumentare le competenze comunicative, ampliare le reti sociali.

Laurence Simmat-Durand, Stéphanie Toutain, La recomposition de la norme du “zéro alcool pendant la grossesse” dans le contexte du binge drinking, in Psychotropes, n. 1 (2017), vol. 23, pp. 33-46
I nuovi comportamenti di consumo di alcool delle giovani donne, con lo sviluppo di grandi picchi di abuso alcolico o “binge drinking”, implicano rischi riguardanti la gravidanza sia per la madre che per il nascituro. I dati quantitativi per misurare questo “binge drinking” intorno all’età media delle maternità – dai 25 ai 34 anni – in Francia, sono lacunosi. L’analisi dei forum di scambio su Internet fa emergere che le donne tendono a ricomporre la norma conciliando il “binge drinking” all’inizio della gravidanza prima di scoprire di essere incinte, e zero alcool una volta che la gravidanza è nota. Questa ricomposizione della norma è legittimata da un lato dai discorsi degli operatori sanitari che forniscono un messaggio di moderazione piuttosto che di astinenza. E d’altro lato, tale questione non è neppure investita dalla prevenzione o dalle politiche pubbliche che faticano già a ottenere consenso riguardo alla norma dell’astinenza “Zero alcool durante la gravidanza”. Si veda anche, nella stesssa rivista l’articolo di Thierry Fillaut, Juliette Hontebeyrie, Florence Douguet, Un Pédiatre nantais “découvreur” du syndrome d’alcoolisation fœtale: le Dr Paul Lemoine (1917-2006), pp. 9-29

Alcool e lavoro

Kristin Buvik, Inger Synnøve Moan, Torleif Halkjelsvik, Alcohol-related absence and presenteeism: Beyond productivity loss, in The International Journal of Drug Policy, (ago. 2018) – on line, vol. 58, pp. 71-77
Il consumo di alcol da parte dei lavoratori dipendenti è associato a conseguenze negative per il luogo di lavoro in termini di assenze e cattive prestazioni. Obiettivo di questo studio è stato quello di mappare la prevalenza di assenze e inefficienza legate all’alcol, usando i dati di un sondaggio su un vasto campione di dipendenti e di esplorare come vengono vissute e gestite le assenze e le presenze, utilizzando i dati di interviste qualitative. I dati di prevalenza derivano da un sondaggio in rete completato da 1940 dipendenti norvegesi di età compresa fra i 20 e i 74 anni. I dati qualitativi consistono nelle analisi di 24 interviste con direttori, collaboratori di dipendenti forti bevitori e forti bevitori stessi di vari settori di attività. Nell’articolo proposto vengono descritti e commentati i dati dell’indagine.

9788843075522A cura di Maurizio Giambalvo e Giuseppe Mattina, Imprenditorialità, lavoro e innovazione sociale. Percorsi di uscita dalla marginalità e dalle dipendenze patologiche, Carocci, Roma, 2016, pp. 139
Gli autori presentano una ricerca condotta nella cornice di tre progetti in cui metodi e strumenti maturati nel contesto dell’innovazione sociale e tecnologica sono sperimentati nel lavoro sociale con soggetti svantaggiati: Peripatos, LiscaBianca e “Cotti in fragranza”. Attraverso interviste e focus con testimoni privilegiati (fruitori dei servizi, operatori, referenti dei Ser.T., rappresentanti istituzionali, imprenditori), il volume esplora le rappresentazioni ricorrenti sui vincoli di contesto, le resistenze personali, la percezione dei rischi e l’efficacia degli attuali strumenti operativi. Gli autori riflettono inoltre sull’autoimprenditorialità e l’accesso a percorsi di incubazione come ipotesi praticabili per la riuscita dei progetti di reinserimento.
Collocazione Biblioteca: 17838

A cura di Lorenzo Canafoglia, A Milano la prevenzione dell’alcol va in azienda. Promuovere l’approccio peer tra i colleghi di lavoro, in Animazione Sociale, a. 46, n. 302 (lug.-ago. 2016), pp. 108-110
L’autore è educatore professionale e coordinatore di “Salute e lavoro”, un progetto attivato in collaborazione da un’Asl e un Consorzio sociale di Milano, in questo contributo egli illustra un’esperienza di prevenzione dei problemi legati all’uso di alcool e tabacco sul luogo di lavoro. L’intervento si è svolto in un’azienda di medie dimensioni operante nel settore tipografico ed ha utilizzato la metodologia peer.

Ken Pidd, Victoria Kostadinov, Ann Roche, Do workplace policies work? An examination of the relationship between alcohol and other drug policies and workers’ substance use, in The International Journal of Drug Policy, feb. 2016 – on line, vol. 28, pp. 48-54
C’è un crescente interesse nelle politiche sul luogo di lavoro come strategia per prevenire o gestire problemi di alcool o di altre droghe. Questo è il primo studio che esplora la prevalenza e l’impatto di politiche su alcool e droghe nei posti di lavoro australiani usando una serie di dati rappresentativa a livello nazionale. È stata effettuata un’analisi secondaria della ‘2010 National Drug Strategy Household Survey ‘(Indagine Nazionale 2010 sulla strategia della droga per le famiglie) (n = 13.590). Le analisi descrittive hanno esplorato la prevalenza delle politiche riguardanti l’alcool o altre droghe. I risultati forniscono un sostegno empirico riguardante il valore e l’efficacia delle politiche nel ridurre i problemi di alcool e droga.

Alcool e anziani

anzianiLucia Oggianu, Alcohol Prevention Day: rischio abuso per 8,6 milioni di consumatori. Adolescenti e anziani le categorie più colpite, Sanità Informazione, 15 Maggio 2019, pp. 6
Il professor Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol e del centro OMS dell’ISS a Sanità Informazione ritiene che la prevenzione sia ancora da creare, “manca il coordinamento tra gli interlocutori. E’ importante intervenire in maniera mirata”. Nell’intervista spiega quali sono le malattie alcol-correlate e perchè è importante il divieto di consumo sotto i 18 anni. Parla inoltre degli anziani, che sono considerati un target molto sensibile ai rischi causati dal consumo di alcol. La vulnerabilità agli affetti tossici delle bevande alcoliche si collega infatti a una riduzione, con il passare degli anni, della capacità dell’organismo di metabolizzare l’alcol come una conseguenza del mutamento fisiologico e metabolico dell’organismo. L’ISS per la prevenzione dei danni alcol-correlati negli anziani ha anche predisposto un volantino informartivo.

Beatrice Longoni, Maria Raffaella Rossin, Antonio Andrea Sarassi, Alcol e anziani. Perché e come prendersi cura, Erickson, Trento, 2016, pp. 238
L’allungamento della vita e la solitudine spesso presente in età anziana rendono necessario dedicare un’attenzione consapevole e competente al tema del consumo e dell’abuso di alcool in tarda età. L’abitudine moderata al bere interessa una fascia importante della popolazione anziana, spesso inconsapevole dei rischi di un’assunzione contenuta, ma quotidiana e protratta nel tempo. Ugualmente sottovalutato è il ricorso all’alcool per lenire la propria sofferenza da parte di chi non riesce ad affrontare adeguatamente le difficoltà e le criticità tipiche dell’invecchiare: l’alcolismo tardivo è molto diffuso e rappresenta un’emergenza ignorata; tuttavia, anche in questi casi il trattamento ha grandi possibilità di successo. Chi invece, ormai anziano, ha iniziato la propria carriera alcolica fin da giovane o da adulto, pone ai servizi alcologici, ai gruppi di auto-aiuto e ai medici di famiglia le specificità di problematiche che, per essere affrontate, necessitano di strumenti diversi da quelli utilizzati con gli alcolisti non anziani. Il volume affronta questi temi con un taglio psico-socio-sanitario integrato. Scritto da un medico, una psicologa psicoterapeuta e un’assistente sociale specialista, il testo, rivolto agli operatori, propone nozioni teoriche, dati epidemiologici e statistici, riferimenti normativi, spunti di riflessione, strategie operative, strumenti, testimonianze, consigli pratici di comportamento, siti web e recapiti telefonici utili.
Collocazione Biblioteca: 17883

 Sitografia

Alcohol control database

Alcolisti Anonimi

Alcool Policy Network in Europe

Alcohol Prevention Day 2019

Associazione Aliseo

Cochrane library

Dipartimento per le politiche antidroga- Presidenza del Consiglio dei Ministri

Dro.net

Drug Treatment Outcomes Research Study

Epicentro  – Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica

Epicentro – Alcool – Materiali per la comunicazione

EU-DAP – European Drug Addiction Prevention trial

EU-DAP – Unplugged Italia

European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA)

European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs (ESPAD)

Ministero della salute – alcool e alcoldipendenza

National Institute on Drug Abuse (USA)

National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism

Osservatorio nazionale alcol

Osservatorio epidemiologico delle dipendenze – Regione Piemonte (OED)

Società Italiana di alcologia (SIA)

Substance Abuse and Mental Health Data Archive

Substance Abuse and Mental Health Services Administration

VEdeTTe – Valutazione di Efficacia dei Trattamenti per le Tossicodipendenze