Aggiornata a febbraio 2017 – a cura di Marina Villone

I  materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento. L’elenco proposto non esaurisce quanto contenuto nel catalogo bibliografico sul tema in oggetto.

Se interessati si può consultare anche la bibliografia e filmografia su Educazione alla legalità e la bibliografia sulla Corruzione

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

Studi e inchieste sulle mafie.

Alessia Candito, La Mafia nera, in Narcomafie, a. 24, n. 5 (set.-ott. 2016), pp.18-24
La Dda di Reggio Calabria, con l’inchiesta “Mammasantissima” la definisce, per la prima volta, “commissione nazionale” delle mafie: un unico organismo, impastato di massoneria, Stato, affari e sangue, che da decenni governa e coordina l’agire di mafia, ‘ndrangheta, camorra e Sacra corona unita sul territorio nazionale. Un potere, costituito di contatti, relazioni, favori e obblighi, che nel tempo ha conquistato un posto di diritto al tavolo di ogni trattativa politica, economica, finanziaria o istituzionale.

Presenza (in)visibile (Una),’Ndrangeta in Liguria, in Narcomafie,  a. 24, n. 4 (lug.-ago. 2016), pp. 21-23
Questo articolo presenta il libro dello stesso autore, edito da Altraeconomia, “Il confine. Tra Liguria e Toscana, dove le mafie si fanno in quattro”. Nell’articolo vengono tratteggiati la storia dell’infiltrazione della criminalità Calabrese nelle territorio ligure al confine con la Toscana e un quadro aggiornato della situazione. L’autore contesta il fatto che, nonostante la presenza del racket sugli esercizi commerciali e l’infiltrazione della criminalità nella politica siano evidenti, la magistratura non è ancora arrivata a definire il fenomeno come “mafioso”.

Nando dalla Chiesa, Passaggio a Nord. La colonizzazione mafiosa, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2016, pp. 268
Nel libro l’autore esplicita i concetti e le prospettive teoriche elaborate progressivamente sul fenomeno mafioso; cerca di mettere a fuoco la vera identità della mafia al Nord, soffermandosi sulla sua evoluzione, diffusione territoriale e le sue strategie di sviluppo; richiama direttamente le responsabilità dello Stato, della politica e della società civile. Nando dalla Chiesa è ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’Università degli Studi di Milano.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.390

Andrea Leccese, Mafia & Co. Riflessioni sul capitalismo criminale, Armando, Roma, 2016, pp. 96
Partendo dalla considerazione che la nostra società del consumo offre l’humus culturale più favorevole all’attecchimento della delinquenza organizzata di tipo mafioso, che può quindi attecchire ovunque, l’autore getta luce sulla dimensione economica del fenomeno, allo scopo di individuare concretamente le soluzioni più efficaci per combatterlo. Collocazione Biblioteca: MAF.01.397

A cura di Marco Santoro, L’espansione mafiosa: forme, effetti, resistenze, in Polis, a. 29, n. 3 (dic. 2015), pp. 303-413
Il numero monografico della rivista raccoglie quattro saggi su altrettante declinazioni del fenomeno mafioso, così come esso si presenta oggi allo sguardo degli studiosi. Sono presenti analisi sulla camorra, la ‘ndrangheta e la criminalità organizzata nigeriana, in luoghi un tempo estranei ai fenomeni mafiosi, come la Romagna, la Lombardia, Torino e Genova, dove la presenza delle mafie appare oggi evidente. I titoli degli articoli sono: “Cosa non solo loro. L’espansione delle mafie nella riviera romagnola” di Vincenzo Scalia; “I confini del capitale sociale tra mafia e antimafia. Riutilizzo dei beni confiscati e riconversione dell’economia locale nel feudo dei casalesi” di Vittorio Martone; “Il racket della prostituzione nigeriana a Torino e Genova. Strutture, strategie e trasformazioni” di Federica Cabras; “La geografia degli incontri di ‘ndrangheta in Lombardia” di Ilaria Meli.

Antonello Ardituro, Lo Stato non ha vinto. La camorra oltre i casalesi, Laterza, Bari, 2015, pp. 229
Una terra avvelenata dai rifiuti e umiliata dalla prepotenza della camorra. Stragi, omicidi e collusioni con l’imprenditoria e il potere politico sono gli strumenti utilizzati dal clan dei casalesi per infiltrarsi nell’economia e nelle istituzioni. Una storia lunga più di trent’anni che ha soffocato lo sviluppo e i sogni di intere generazioni, come un virus che dalla provincia di Caserta si è diffuso ben oltre i confini della Campania. Agli inizi del nuovo millennio, nonostante la detenzione dei capi storici, i casalesi non si limitano a taglieggiare i commercianti, ma gestiscono con facilità appalti milionari e controllano amministrazioni pubbliche. Poi qualcosa si rompe, nuove collaborazioni con la giustizia svelano i segreti della cosca, che reagisce con una catena di agguati senza precedenti, colpendo quasi esclusivamente vittime innocenti o obiettivi trasversali.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.380

Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Oro bianco. Storie di uomini, traffici e denaro dall’impero della cocaina, Mondadori, Milano, 2015, pp. 263
In queste pagine, frutto di un lavoro di ricerca sul campo senza precedenti, gli autori ricostruiscono i grandi traffici di cocaina nel mondo, in un viaggio dalla Colombia alla Calabria, seguendo le tappe del business planetario che arricchisce i narcotrafficanti, impoverisce e uccide i tossicodipendenti, contamina il sistema bancario, corrompe le classi dirigenti. Hanno visitato le piantagioni di coca in Colombia, dove per coltivare un ettaro di arbusti se ne disboscano quattro di foresta, con gravissimi danni all’ambiente, sono entrati nei laboratori dove dalla foglia della pianta viene ricavata la pasta base. Hanno proseguito per l’America Latina, Stati Uniti, Australia, Africa, Europa, hanno intervistato giornalisti ed esperti.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.379

Giuseppe Baldessarro, ‘Ndrangheta oltreoceano, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2015), pp. 27-49
Questa inchiesta è dedicata alla ndrangheta negli Stati Uniti, dove questo gruppo criminale sta radicandosi sempre più, prendendo il posto di Cosa nostra.

A cura di Bartolomeo Romano, Le Associazioni di tipo mafioso, Wolters Kluwer; UTET, Torino, 2015 pp. 609
Il volume affronta, in modo organico e completo, le tematiche giuridiche poste dalle associazioni di tipo mafioso. Viene compiuta una sistematizzazione generale dei reati associativi, ponendoli al cospetto dei princìpi generali costituzionalmente garantiti e di quelli penalisticamente riconosciuti, si trova poi un approfondimento dei temi relativi a competenza, custodia cautelare, cautele patrimoniali, regime delle intercettazioni, operazioni sotto copertura, requisiti della prova e deroghe al processo penale, che fanno parlare di un vero e proprio “doppio binario” in materia di processi di criminalità organizzata. Nel volume si trattano, ancora, i temi legati alle conseguenze giuridiche dei reati di criminalità organizzata, con il discusso regime di cui all’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario. Particolare attenzione, infine, è riservata alle misure di prevenzione, alla luce dell’entrata in vigore del nuovo codice antimafia: dalla confisca di prevenzione alle relative impugnazioni, ai delicati rapporti tra processo penale e processo di prevenzione.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.412

Vittorio Mete, Un’autostrada grigia, in Narcomafie, n. 11 (nov. 2014), pp. 4-10
L’articolo analizza la più grande opera pubblica del sud Italia, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la cui incompiutezza – che dura da decenni – è diventata simbolo dell’inefficienza e del controllo mafioso del territorio. In realtà, le responsabilità sono più diffuse di quel che appare e vanno a toccare l’ampia zona “grigia” costituitasi intorno al grande affare dell’autostrada e composta da rappresentanti delle grandi imprese nazionali, da imprenditori locali, controllori inefficienti, liberi professionisti, funzionari di banca, uomini politici e anche da mafiosi. Il collante è la reciproca convenienza, più che la minaccia o la violenza.

Giovanni Conzo, Giuseppe Crimaldi, Mafie. La criminalità straniera alla conquista dell’Italia, CentoAutori, Villaricca (NA), [2014], pp. 196
Invasive, subdole, silenziose, le nuove mafie mettono in crisi la vecchia geografia del crimine organizzato in Italia. A spartirsi una torta del valore di oltre 200 miliardi di euro l’anno (dati Eurispes) non sono solo i clan napoletani, siciliani, calabresi o quelli pugliesi della Sacra corona unita, ma anche i nuovi boss. I cinesi delle Triadi, i russi e gli ucraini dell’Organizacija, le confraternite nigeriane della Black Axe e dei Buccaneers, i sudamericani delle gang Pandillas e i cartelli albanesi, macedoni, romeni e bulgari, che imperversano con inaudita violenza sia a sud che a nord della Penisola. Attraverso i fascicoli d’indagine di Dia, polizia, carabinieri e guardia di finanza, i rapporti dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (Aisi), le relazioni della Commissione parlamentare antimafia e le centinaia di processi in corso, un giornalista e un magistrato ridisegnano la mappa del crimine in Italia, non trascurando di far luce sui fenomeni di colonizzazione e sulle sinergie esistenti tra criminalità italiana e straniera operanti nel Belpaese. Collocazione Biblioteca: MAF.01.373

Fondazione Res, Mafie del nord. Strategie criminali e contesti locali, Donzelli, Roma, 2014, pp. 407
L’espansione delle mafie in aree diverse da quelle di genesi storica è ormai di lunga data. Il fenomeno è stato spesso spiegato equiparando la diffusione mafiosa a una patologia contagiosa che aggredisce un corpo sano, oppure rappresentando i gruppi mafiosi alla stregua di eserciti in armi che invadono e conquistano nuovi territori. Un’analisi approfondita mostra una situazione alquanto diversa, assegnando un ruolo cruciale alle condizioni economiche e politiche delle società locali. Il volume presenta un’ampia indagine empirica, condotta in aree specifiche di alcune regioni del Centro-nord (Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Veneto).
Collocazione Biblioteca: MAF.01.369

Jean-François Gayraud, Carlo Ruta, Colletti criminali. L’intreccio perverso tra mafie e finanze, Castelvecchi, Roma, 2014, pp. 187
La «mano invisibile», regolatrice dei mercati, è una finzione. Ben altre mani fanno sentire il loro peso sul mondo reale e nei santuari della finanza, Wall Street in testa: sono quelle del crimine. L’incontro tra malaffare e «colletti bianchi» è una realtà che non interessa solo livelli marginali dell’economia, ma che ormai riguarda le aree strategiche del sistema. Jean François Gayraud e Carlo Ruta raccontano le vicende dei «colletti criminali» negli ultimi cento anni, fino ai nostri giorni: dai «baroni ladri» statunitensi dei primi decenni del Novecento, i Morgan, i Rockefeller, fino a Sindona e Madoff, passando per le «mafie in guanti gialli», l’affaire Lockheed e i paradisi fiscali. Le organizzazioni criminali e le grandi corporation, secondo gli autori, si muovono allo stesso modo e hanno gli stessi obiettivi: entrambe si servono della corruzione per ragioni di autoconservazione e per proteggere i propri affari.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.366

Natina Pratticò, La mafia al Nord, dal negazionismo alla presa di coscienza dell’esistenza del fenomeno nelle forme della colonizzazione e delocalizzazione, in Questione Giustizia, n. 3 (2014), pp. 207-221
La criminalità mafiosa si è pervasivamente diffusa in tutta l’area settentrionale italiana, sia pure con modalità e intensità non omogenee. Il saggio prende le mosse dall’esposizione dei risultati investigativi e giudiziari, descrivendo il modus operandi delle cosche mafiose, essenzialmente riconducibile al duplice modello della colonizzazione e della delocalizzazione. Disegna inoltre gli scenari futuri, in chiave di approccio culturale ed evoluzione normativa. L’autrice è Presidente di sezione del Tribunale di Reggio Calabria.

Maurizio Catino, L’organizzazione del segreto nelle associazioni mafiose, in Rassegna Italiana di Sociologia, a. 55, n. 2 (apr.-giu. 2014), pp. 259-301
L’autore, docente universitario di Sociologia, analizza le strutture organizzative e le regole adottate dalle mafie per svolgere attività illegali e criminose in condizioni di segretezza . Per raggiungere i loro obiettivi economici e contemporaneamente mantenere la segretezza, le mafie devono affrontare una serie di dilemmi organizzativi. L’articolo mostra come le strutture e le regole delle mafie sono architettate per superare questi dilemmi

Mafia e politica

Enrico Bellavia, Sbirri e padreterni. Storie di morti e fantasmi, di patti e ricatti, di trame e misteri, Laterza,Bari, 2016, pp. 309
Questo libro racconta la duratura, stabile alleanza tra un pezzo delle istituzioni e Cosa Nostra, il permanente canale di comunicazione aperto da settori del nostro apparato di intelligence e di sicurezza e della politica con l’universo delle coppole. È la storia sottotraccia, con nomi e cognomi, della recente lotta alla mafia, che passa per la stagione delle stragi e la loro intima ragione, tracciando il profilo di chi ha fatturato il risultato di quell’orrore.
Collocazione Biblioteca: MAF. 04.553

Avviso Pubblico, Amministratori sotto tiro. Rapporto 2015, [s.l.], Firenze, 2016, pp. 127
I dati statistici presentati in questo Rapporto sono allarmanti perchè dimostrano come essere e fare l’amministratore locale in Italia è diventato non solo più difficile, disponendo di sempre meno risorse e mezzi, ma anche sempre più rischioso. Le minacce da parte del crimine organizzato e mafioso e da parte di una fetta di cittadinanza crescono, in particolar modo nel Mezzogiorno, e si sono estese in tutto il territorio nazionale; è aumentata la violenza contro amministratori, sindaci, assessori e consiglieri comunali, si incendia, si aggredisce fisicamente, si inviano messaggi minatori via Internet.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.366

Antonio La Spina, Il mondo di mezzo. Mafie e antimafie, Il Mulino, Bologna, 2016, pp. 207
Questo libro affronta il tema delle mafie, così come delle antimafie, dalla ‘ndrangheta, superpotenza mondiale, al nuovo fenomeno di “Mafia capitale”: una mappa delle organizzazioni criminali e un’agenda per contrastarle. Antonio La Spina è professore ordinario di Sociologia alla Luiss. Collocazione Biblioteca: MAF.01.398

Marcello Ravveduto, Il sindaco gentile. Gli appalti, la camorra e un uomo onesto. La storia di Marcello Torre, Melampo, Milano, 2015, pp. 287
Questo libro ha il merito di restituire la figura del sindaco di Pagani Marcello Torre, vittima di camorra, in tutta la sua complessità; ricostruisce, con un grande lavoro di archivio, documenti, articoli, testimonianze, scritture e corrispondenze private, il percorso politico, professionale e famigliare di Marcello. Torre si stava opponendo da sindaco al tentativo della camorra di mettere le mani sui lavori della ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia. Marcello Ravveduto è docente a contratto di Public e Digital History presso l’Università di Salerno.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.352

A cura di Gaetano Savatteri e Francesco Grignetti, Mafia capitale. L’atto di accusa della procura di Roma, Melampo, Milano, 2015, pp. 326
Il libro è il racconto, in presa diretta, dei magistrati della procura di Roma che hanno scoperchiato l’associazione mafiosa che governava gli affari della Città Eterna. Una storia che parte dagli anni Ottanta, con la banda della Magliana, i suoi intrecci e i suoi affari con il terrorismo nero e gli uomini di Cosa Nostra, per arrivare ai crimini di oggi. Al centro di tutte le trame torbide e incontrastate di Massimo Carminati, crocevia di una fittissima ragnatela di interessi e relazioni, snodo essenziale tra il “mondo di sopra” dei colletti bianchi e il “mondo di sotto” dei criminali di strada.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.374

Sebastiano Ardita, Catania Bene. Storia di un modello mafioso che è diventato dominante, Mondadori, Milano, 2015, pp. 192
Sebastiano Ardita, magistrato in prima linea nel contrasto al fenomeno mafioso, ci conduce nelle viscere di Catania, città dai volti contrastanti, con il benessere dei quartieri alti che si contrappone al disagio sociale delle periferie, dove i ragazzi abbandonati al loro destino sono facile preda del reclutamento malavitoso. Una città abitata da gente operosa e intraprendente, ma costretta a subire e indotta a ignorare per troppo tempo la presenza della criminalità organizzata. È in questa realtà che Nitto Santapaola, vincitore della guerra interna alla mafia catanese combattuta tra il 1978 e il 1982, elabora la sua linea operativa nei confronti delle istituzioni. Un’organizzazione, quella di Santapaola, capace di infiltrarsi nei centri nevralgici del potere della «Catania bene» e di assumere un profilo imprenditoriale e rassicurante, ma spietata con chi si frapponeva al suo cammino, come il coraggioso giornalista Pippo Fava, l’ispettore Giovanni Lizzio, lo stesso prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa, che aveva capito quali interessi si muovevano alle pendici dell’Etna. Gli uomini di Cosa nostra catanese si accreditavano come garanti dell’ordine pubblico, fino ad attuare una vera e propria «co-gestione» con le autorità. Tramontato il dominio dei Corleonesi, il modello ideato dai catanesi si è rivelato vincente e adesso, dopo essersi esteso all’intera Sicilia, ha un progetto ancora più ambizioso, che punta a stravolgere la stessa democrazia. Partendo dalla Catania di ieri, il saggio di Ardita denuncia con coraggio e lucidità i pericoli che incombono sull’Italia di oggi.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.547

Giorgio Bongiovanni … [et al.], Se fosse Stato. Quegli “ibridi connubi” che minano la democrazia, (Arti Grafiche Picene), Maltignano (AP), 2015, pp. 148
Fa parte di: Antimafia Duemila, A. XV N. 1 (2015) Dopo l’editoriale di G. Bongiovanni, “Gli invisibili, i veri capi della mafia”, il numero pubblica le inchieste sulla metamorfosi mafiosa e i dossier “Dietro le quinte”, riportando storie e analisi di fatti e circostanze, frutto di indagini svolte dai magistrati impegnati contro le mafie.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.359

Giuseppe Baldessarro, Il Sacco di Roma. Inchiesta, in Narcomafie, n.3 (mag.-giu. 2015), pp. 25-38
Giuseppe Baldessarro, condirettore di Narcomafie, in questo numero scrive quattro articoli sull’inchiesta denominata “Mafia Capitale”. Da questa inchiesta, coordinata dal Procuratore Capo di Roma Giuseppe Pignatone, emerge un’immagine di Roma come di un mondo illegale e corrotto: criminalità organizzata, imprenditoria e politica si sovrappongono dando vita a interessi e poteri di stampo mafioso. Il clan di Mafia capitale non agiva nei confronti dei politici con intimidazioni, ma piuttosto con il conferimento di incarichi prestigiosi, corrisposti poi con regalie e favori. Un’articolo dell’inchiesta è dedicato al processo che si svolgerà a novembre 2015 e vedrà come imputati Massimo Carminati (presunto boss) e altre 33 persone.

Rita Di Giovacchino, Stragi. Quello che Stato e mafia non possono confessare, Castelvecchio, Roma, 2015, pp. 368
Con questo lavoro, la giornalista Rita Di Giovacchino ci consegna l’inchiesta più aggiornata sulla catena di avvenimenti drammatici che ha accompagnato il violento passaggio tra Prima e Seconda Repubblica. Chi ha deciso le stragi, quale obiettivo politico si nascondeva dietro la barbara uccisione di Falcone e Borsellino o dietro il crepitio di bombe dell’estate 1993? Fu davvero “guerra di mafia” o un golpe messo in atto da un sistema criminale troppo potente in Italia per essere liquidato alla fine della Guerra Fredda? L’autrice, senza far sconti a nessuno, scava nei buchi neri delle indagini, nei depistaggi processuali, nelle tante trattative intercorse tra boss e uomini di Stato. Un viaggio negli anni più torbidi del nostro Paese, in cui il lettore viene catapultato tra le macerie di Capaci e via D’Amelio a caccia di impronte e tracce di T4 lasciate da “operatori distratti”, artificieri addestrati in zone di guerra, misteriosi telefonisti della Falange armata, mafiosi ed ex terroristi protetti dalla stessa struttura parallela che ha firmato tutte le stragi d’Italia.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.548

Nino Di Matteo, Salvo Palazzolo, Collusi. Perchè politici, uomini delle istituzioni e manager continuano a trattare con la mafia, RCS Libri, Milano, 2015, pp. 186
Da oltre vent’anni Nino Di Matteo è in prima linea nella lotta a Cosa nostra.Titolare di un’inchiesta che fa paura a tanti – quella sulla trattativa Stato-mafia, che si sviluppa nel solco del lavoro di Chinnici, Falcone e Borsellino – è lui il magistrato più a rischio del nostro Paese. Le indagini che ha diretto e continua a dirigere, ritenute scomode persino da alcuni uomini delle istituzioni, lo hanno reso il bersaglio numero uno dei boss più influenti: Totò Riina e Matteo Messina Denaro. Le parole del pm, raccolte dal giornalista Salvo Palazzolo, offrono una testimonianza diretta e autorevole sulle strade più efficaci per contrastare lo strapotere dei clan. E lanciano un grido d’allarme: Cosa nostra non è sconfitta, ha solo cambiato faccia. È passata dal tritolo alle frequentazioni nei salotti buoni, facendosi più insidiosa che mai. Con una semplicità unica, Di Matteo condivide con il lettore la propria profonda comprensione del fenomeno mafioso di oggi. Così, tra denunce e proposte, questo libro permette di gettare uno sguardo ai meccanismi con cui Cosa nostra si è insinuata nelle logiche economiche, sociali e politiche del nostro Paese. Un’opera che si rivolge a tutti, perché è dalle azioni di ciascuno che deve partire il contrasto alla criminalità.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.399

Marcello Cozzi, Poteri invisibili. Viaggio in Basilicata tra affari, mafie, omicidi e verità sepolte, Melampo, Milano, 2014, pp. 358
Politica e malaffare, istituzioni e potere, massoneria e mafia, delitti irrisolti e persone scomparse: sono le trame criminali che emergono dalla Basilicata per delinearsi in queste pagine, cariche di un significato che però oltrepassa i confini regionali. Si tratta di storie che hanno destato l’attenzione dei media: parliamo di “Toghe lucane”, che ha chiamato in causa magistrati e forze dell’ordine, o della tangentopoli petrolifera “Total Gate”, che ha coinvolto politici e imprenditori, ma anche della branca locale di “Calciopoli”. Oppure di vicende note come l’omicidio di Elisa Claps, con le coperture che ne hanno ritardato lo svelamento, e dei “fidanzati di Policoro”. Accanto a queste inchieste finite nella cronaca nazionale, questo libro ci racconta che negli ultimi anni le persone svanite nel nulla in Basilicata sono tante. E segue un filo che lega fatti e nomi, che diventano qui frammenti sparsi di un’unica narrazione. Storie di oggi che richiamano storie di ieri, accomunate dalla mancanza di verità. Perché anche dove è chiaro il volto dei sicari, sono sconosciuti i nomi dei mandanti, e quelli di chi ha depistato rimangono solo un sospetto. E così l’autore, nel ridare vita a indagini archiviate troppo in fretta, ci rivela che quella che sembrava un’isola felice è intrisa della stessa quotidianità che fa dell’Italia uno dei paesi più corrotti dell’occidente. L’autore, vice presidente di Libera, è prete impegnato da decenni nell’educazione alla legalità e nel contrasto alle mafie.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.524

Giovanni Fiandaca, Salvatore Lupo, La mafia non ha vinto. Il labirinto della trattativa, Laterza, Bari, 2014, pp. 161
Se “la trattativa” fosse un reato, se lo Stato avesse ceduto, se la mafia avesse tratto benefici, allora le istituzioni sarebbero colpevoli. Ma non è così. Gli autori sostengono una tesi sorprendente: l’impianto accusatorio del pool di magistrati di Palermo non regge, i comportamenti di cui all’accusa non sono reato e Cosa Nostra non è stata salvata. Perché dunque si è scelto di celebrare questo processo? Perché gli italiani hanno bisogno di pensare che la mafia abbia vinto (e debba sempre vincere)? Uno sguardo nuovo su un processo ricco di ambiguità, di coni d’ombra, di nodi tecnici da sciogliere, nel quale si fondono e si confondono tre piani: giudiziario, storico-politico, etico.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.367

Aspetti psicologici e sociologici

A cura di Serena Giunta, Girolamo Lo Verso, Giuseppe Mannino, Il mondo mafioso: tra pratica clinica e interventi nella polis. Quaderno report n. 18- C.S.R. C.O.I.R.A.G. – Centro Studi e Ricerche “Ermete Ronchi”, ARPANet, [s.l.], 2016, pp.145
Il Quaderno CSR numero 18 è il secondo quaderno C.O.I.R.A.G. dedicato allo psichismo mafioso. Il lavoro di coloro che affrontano questo tema, a partire da diverse esperienze e professionalità, ci aiuta a comprendere come la mafia non sia soltanto un fenomeno isolato e circoscrivibile, ma una potenza capace di insinuarsi nei gruppi sociali e di sedurre ad una mentalità perversa. In modo ancora più evidente che nel precedente quaderno, è mostrato come il fenomeno mafioso riguardi sì un’attività criminale, ma sia anche una patologia di tipo psicosociale, nella quale sono attivi meccanismi non nevrotici o psicotici ma chiaramente perversi. Per questo motivo, il fenomeno mafioso è esemplare per illustrare i fenomeni di perversione delle funzioni di un gruppo sociale, grazie a una capacità di seduzione che fa leva su elementi nascosti dell’individuo e che rende complici di un comportamento che, illusoriamente orientato al benessere, è in realtà finalizzato alla distruzione.

A cura di Luciano Brancaccio e Carolina Castellano, Affari di camorra. Famiglie, imprenditori e gruppi criminali, Donzelli, Roma, 2015, pp. 329
Questo testo parla di camorra, soffermandosi in particolare sui fattori di genesi e di riproduzione dei clan, sul modo in cui essi si formano e crescono all’interno del tessuto sociale ed economico. In queste pagine un team interdisciplinare di studiosi (storici, sociologi, economisti, giuristi, psicologi), impegnati da anni nell’analisi dello specifico camorristico, si propone di ampliare la prospettiva e di affrontare tali temi in maniera critica, rifiutando l’uso di definizioni onnicomprensive e smitizzando le consuete letture dicotomiche del fenomeno. Gli autori ricostruiscono storicamente l’evoluzione di figure, attività e forme criminali nelle loro molteplici dimensioni territoriali (urbana, provinciale e internazionale) e inquadrando gli attori e le dinamiche del fenomeno camorrista negli ambienti da cui traggono origine e alimento: dai magliari al narcotraffico, dagli imprenditori violenti ai boss, dai professionisti conniventi al business dei videopoker, dal ruolo delle donne al complesso rapporto tra affiliati e gruppi fino all’uso specializzato della violenza.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.411

Mafia e Sanità. Summer School 2015, in Narcomafie, n. 6 (2015), pp. 5-64
La monografia riporta il tema della terza edizione della Summer School 2015 “Mafia e sanità”. Il sistema sanitario è un settore molto appetibile per la criminalità organizzata. Le infiltrazioni possono avvenire attraverso diversi varchi, come la conoscenza di persone compiacenti, l’aggiudicazione di appalti, il conflitto di interessi. Questo fa sì che, in ambito sanitario, la corruzione insieme ad altre forme di illegalità, abbia molteplici effetti deleteri. Tra questi, la sottrazione di risorse all’assistenza con immediate conseguenze sull’offerta di prestazioni e servizi sanitari, sulla salute delle persone, sulla qualità delle strutture e dei materiali che mettono a repentaglio la sicurezza. Sul tema mafia e salute mentale si segnala il seguente contributo: “Mafiosi, malati immaginari” di Corrado De Rosa (pp. 52-55).

Alessandra Dino, Tra ambiguità e malinteso: schermaglie di una “battaglia per l’identità” in una conversazione tra mafiosi, in Polis, a. 19, n. 1 (apr. 2015), pp. 33-58
L’autrice sottopone ad analisi il confronto nelle aule del Tribunale di Firenze tra Gaspare Spatuzza, ex mafioso oggi collaboratore di giustizia, e Filippo Graviano, che è stato il capo del mandamento di Brancaccio. Obiettivo del lavoro è quello di offrire un contributo conoscitivo allo studio dei processi comunicativi, dei codici linguistici e dei modelli di interazione in uso presso i soggetti appartenenti a Cosa nostra, facendo luce su alcune dinamiche interne al mondo mafioso e sulle relazioni col mondo esterno.

A cura di Simona Melorio e Marcello Ravveduto, Dialoghi sulle mafie, Rubbettino, Catanzaro, 2015, pp. 175
Questo volume offre al lettore un approccio critico per andare oltre gli stereotipi e comprendere fino in fondo i meccanismi sociali, economici e culturali che hanno permesso alle mafie di sopravvivere e svilupparsi in oltre centocinquanta anni di storia nazionale: vengono infatti pubblicati gli interventi alla quattro giorni di Dialoghi sulle mafie, tenutisi a Napoli dal 5 all’8 novembre 2014. Simona Melorio è dottore di ricerca in Criminologia. Marcello Ravveduto è componente del comitato scientifico della rivista Narcomafie. Collocazione Biblioteca: MAF.01.391

A cura di Marco Santoro, Riconoscere le mafie. Cosa sono, come funzionano, come si muovono, Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 362
Con il contributo dei maggiori studiosi ed esperti in materia, questo volume analizza le mafie (soprattutto italiane, ma non solo), muovendo dal problema del loro riconoscimento: cosa sono le mafie, ovvero come sono state storicamente identificate e che questioni – giuridiche, politiche ma anche epistemologiche – solleva la loro identificazione; come funzionano, ovvero attraverso quali meccanismi e logiche operano; come si muovono e si espandono nello spazio, mimetizzandosi e confondendosi nell’ambiente ma anche trasformandolo. Dalla ricostruzione storica delle numerose idee di mafia elaborate nei primi decenni dell’unità alla questione della loro “accertabilità” in sede giudiziaria, dalle modalità di circolazione e radicamento sul territorio di gruppi e organizzazioni mafiose ai rapporti simbiotici tra mafiosi e politici, dal ruolo dei legami di sangue nei gruppi di mafia alla fenomenologia della violenza mafiosa sino alla diffusione spaziale di pratiche omicide ed estorsive, il mondo variegato e complesso delle mafie emerge da questo volume come un grande e incompiuto puzzle, una sfida alle nostre categorie cognitive e morali la cui soluzione presuppone adeguate strategie intellettuali su cui fondare efficaci interventi politici: perché è solo dal riconoscimento delle mafie in tutta la loro complessità culturale, politica e sociale che possiamo sperare di vederle e quindi combatterle e contrastarle.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.388

Alessandra Dino, Il linguaggio delle donne fuoriuscite dalla mafia, in Segno, a. 41, n. 362 (feb. 2015), pp. 72-84
Riti, linguaggi, simboli e processi comunicativi costituiscono da sempre elementi strategici per le organizzazioni mafiose, all’interno delle quali è ben radicato il nesso linguaggio/potere. L’analisi qui svolta parte dall’interrogativo su che cosa comporta, in termini linguistici e comunicativi, la fuoriuscita dal sodalizio mafioso, in particolare quando a parlare sono donne di mafia, diventate collaboratrici di giustizia.

Amedeo Pamparoni, Il culto del lusso nei mafiosi, in Narcomafie, a. 23, n. 1 (gen.-feb. 2015), pp. 9-18
L’articolo contiene una breve analisi sul rapporto tra mercato del lusso, appartenenza alla classe agiata e affiliazione mafiosa. Tradizionalmente capimafia e adepti siciliani e calabresi erano attenti ad esibire una falsa povertà in pubblico, mostrandosi morigerati e dimessi. L’ostentazione è invece sempre stata caratteristica del camorrista. A partire dalla seconda metà degli anni ottanta esplodono i consumi vistosi degli appartenenti alle organizzazioni criminali.

Filippo Di Forti, Immaginario della Coppola storta. Approccio psicoanalitico alla mafia , Solfanelli, Chieti, 2014, pp. 173
La mafia è oscenità del potere, rifiuto del cambiamento e ha un viscerale rapporto con il territorio. Negazione del padre, sacralizzazione dell’immagine materna, mammasantissima, si struttura in una famiglia governata da un matriarcato perverso nella coesione tra fratelli per cui è nota anche come “fratellanza”. Ribelle, conformista, fustigatore di costumi e, a un tempo, spacciatore di droga violento, feroce killer. Per il mafioso non ci sono spazi per i sentimenti, sostiene che per vivere ci vuole fegato. Le radici della mafia discoprono un immaginario della coppola storta, che rinasce sempre di nuovo da Maranzano a Matteo Messina Denaro.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.407

A cura di Girolamo Lo Verso, Giuseppe Licari, Antonino Giorgi, La psicologia del fenomeno mafioso. Ricerche e studi sulla Mafia, sulla ‘Ndrangheta e sulla Camorra, in Narrare i Gruppi, n. 1-2 (2014), pp. 5-142
La rivista on line “Narrare i gruppi” propone una monografia introdotta dal “Focus sul pensiero mafioso” di Roberto Scarpinato, cui fanno seguito altri contributi: “Il boss ieri e oggi. Caratteristiche psicologiche e dati di ricerca” di C. Giordano e G. Lo Verso; “Le strategie comunicative di Cosa Nostra. Una ricerca empirica” di G. Mannino et al.; “Crescre in terre di mafia” di M. Di Blasi et al.; “Psicodinamica del fenomeno mafioso” di G. Mannino e S. Giunta; “Segni della ‘ndrangheta in Lombardia: studio di un artefatto culturale” di C. Gozzoli et al.; “La ‘ndrangheta e la strada” di E. Coppola e I.Formica; “Le vittime del racket. Imprenditori e commercianti alle prese con Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra” di F. Giannone e A. Ferraro; “Lo sviluppo economico e della persona in contesti mafiosi: il ruolo dei beni relazionali” di A. Giorgi et al.

Andrea Meccia, Mediamafia. Cosa nostra fra cinema e TV, Di Girolamo, Trapani, 2014, pp. 196
Negli ultimi anni la mafia è diventata un tema di forte richiamo spettacolare: si tratta di un fenomeno bivalente in cui l’informazione si intreccia con la mitizzazione. Questo libro intende servire da criterio orientativo rispetto alla rappresentazione cinematografica e televisiva della mafia. Il saggio introduttivo di Santino è dedicato alla mafia nel cinema, tra stereotipi e impegno civile; la prima parte analizza la rappresentazione della mafia dal 1970 al 2014, evidenziandone i cambiamenti; la seconda parte analizza sei film dedicati alla mafia con rappresentazioni assai diverse. La terza parte, infine, riporta due interviste a Letizia Battaglia e Roberto Scarpinato.
Collocazione Biblioteca: MAF. 01.381

Marie Thirion, Il potere e l’immaginario. Luoghi e rappresentazioni dell’antimafia milanese, in Narcomafie, a. 22, n. 1 (gen. 2014), pp. 22-26
Spesso la letteratura scientifica ha analizzato gli aspetti culturali dell’antimafia, ma poca attenzione è stata posta alle rappresentazioni intese come simboli e immaginari del movimento antimafia. Un’analisi, nata sulle osservazioni di una ricerca etnografica condotta a Milano, invita a ripensare l’immaginario nella lotta contro la criminalità organizzata, riconoscendone pienamente l’importanza nelle sue dimensioni collettive, materiali e topografiche.

Giovani e mafie

Manuela Galletta, La violenza dei baby boss. Boss emergenti, in Narcomafie, n. 3 (mag.-giu. 2016), pp. 11-14
A Napoli la camorra si fa sempre più spavalda e aggressiva: Secondigliano si fregia del triste primato di ospitare un “nuovo” clan che ricalca sempre più il modello delle gang americane. Sono clan nelle mani di giovanissimi, che si sono fatti largo in città, bruciando tutte le tappe della tradizionale scalata gerarchica (da pusher a boss nel volgere di poco tempo), approfittando del vuoto lasciato da cosche sbriciolate e da clan che hanno perso capi con annesso direttorio.

Fabrizio Feo, Donatella d’Acapito, Napoli ‘O Sistema. Inchiesta, in Narcomafie, a. 23, n. 5 (nov.-dic. 2015), pp. 31-47
A Napoli sono in atto nuove strategie criminali e nuove alleanze. Gli assetti cambiano velocemente e vengono reclutati giovani che preferiscono sparare piuttosto che studiare, allettati dai guadagni facili e dal ‘prestigio’. Sono perciò innumerevoli i fatti di sangue, fatti di fronte ai quali non si può rimanere indifferenti, ma è necessario affiancare alle azioni di contrasto una cultura capace di costruire una società alternativa alle mafie. Gli articoli compresi nell’inchiesta sono: “Territori contesi” e “Affari di clan” di F. Feo; “Giovani boss” e “DNA campano” di D. D’Acapito.

Michela Mancini, Minori di ‘ndrangheta, in Narcomafie, a. 23, n. 1 (gen.-feb. 2015), pp. 27-40
Il destino dei bambini della ‘ndrangheta è quello di crescere in famiglie in cui la violenza è il pane quotidiano, con padri e fratelli in carcere o morti ammazzati, e madri piangenti e gridanti vendetta.Occorre intervenire sulla loro tutela per spezzare il vincolo di sangue che alleva nuove reclute dell’organizzazione. L’inchiesta qui pubblicata analizza tre differenti modi di intervenire sul tema: la ribellione delle madri, che rinnegando la ‘ndrangheta possono dare ai figli la più grande lezione di vita; i provvedimenti del Tribunale dei minori di Reggio Calabria per allontanare provvisoriamente alcuni minori dalle famiglie di ‘ndrangheta; la rete di sostegno per i ragazzi appartenenti a famiglie mafiose creata col progetto “Liberi di scegliere”, che coinvolge magistratura, psicologi, educatori e volontari di Libera, della Caritas, dell’Associazione Giovanni XXIII e di Addio Pizzo Sicilia.

Irene Pastore, Ragazzi di sistema, in Narcomafie, a. 22, n. 2 (feb. 2014), pp. 21-47
In un contesto socio-economico precario come Napoli e la sua periferia, la camorra – sempre attiva nel ridisegnare le proprie mappe di influenza – ha saputo sfruttare pienamente degrado e depressione, non adeguatamente fronteggiati dallo Stato, coinvolgendo giovani anche esterni alle famiglie mafiose nelle attività illegali. Intolleranti ad ogni forma di controllo, attratti da rapide carriere negli ambienti malavitosi, questo esercito invisibile di minori non è semplicemente manovalanza ma l’ossatura per gestire le principali attività di estorsione, narcotraffico e gioco d’azzardo. E l’organizzazione di interventi rieducativi e trattamentali in ambito penale diventa ancora più difficile.

Monica Tedesco, “Ragazzi di sistema” a Nisida. Identità e identificazione all’interno della criminalità organizzata, Minorigiustizia, n. 2 (2012), pp. 201-207
L’autrice è psicologa e dirige il Servizio psicologico dell’Istituto penale per i minorenni di Nisida. Nell’articolo riferisce della sua esperienza con i ragazzi detenuti a Nisida, quasi tutti in contatto, anche marginale, con la camorra. Mentre alcuni sono figli di boss o comunque appartengono a famiglie affiliate a gruppi camorristi, altri sono stati avvicinati dalla camorra e usati come manovalanza. E’ con questi che si può tentare un percorso di educazione alla legalità e di recupero, purchè si sia consapevoli dei processi di costruzione dell’identità, dei miti e della loro trasmissione transgenerazionale, coinvolgendo attivamente la famiglia nel progetto di cambiamento del minore.

Narcotraffico

Piero Innocenti, Potenza della ‘ndrangheta e debolezza dello Stato, in Segno, n. 378/379 (ago.-ott. 2016), pp. 88-90
Secondo l’autore l’organizzazione calabrese ‘ndrangheta viene indicata come cluster criminale di primaria importanza a dimensione transnazionale. Essa è presente in quasi tutte le ragioni del centro e del nord Italia. Ha creato solide basi in Australia, Canada, Venezuela, Usa, ecc. Il narcotraffico è l’ambito del suo maggiore interesse. Ha subìto sequestri di beni per miliardi, ma continua a espandersi grazie alla sua unitarietà e affidabilità, nonchè alla disponibilità di professionisti e operatori economici e della finanza.

Piero Innocenti, Il grande buco nero del narcotraffico internazionale , in Segno, n. 376/377 (giu.-lug. 2016), pp. 77-78
Secondo l’autore l’attività criminale più redditizia al mondo è oggi il mercato delle droghe. La rotta africana si è sviluppata grazie al mancato controllo delle frontiere. Il piatto forte africano sulle droghe riguarda sicuramente le metamfetamine. Attratti da una situazione estremamente favorevole per attività illecite di ogni tipo, anche esponenti delle mafie italiane sono emigrati in Africa e vi si sono insediati stabilmente. L’unione europea avrebbe dovuto seguire da tempo il narcotraffico, per contrastare le organizzazioni criminali, locali e straniere, che lo gestiscono spesso con la complicità di organismi e politici locali corrotti.

EMCDDA, Cocaine trafficking to Europe. Perspectives on drugs, EMCDDA, Lisbon (P), 2016, pp. 6
La cocaina è la droga stimolante illegale consumata più comunemente in Europa, con circa 3,6 milioni di consumatori adulti (di età compresa fra i 15 e i 64 anni) nell’ultimo anno. E’ la seconda droga più sequestrata in Europa dopo la cannabis. Il traffico di cocaina verso l’Europa è effettuato da gruppi criminali organizzati, le cui caratteristiche sono la diversità e l’adattabilità. Sono gruppi innovativi e abili nel trasferire e modificare sia le rotte del traffico che le modalità operative per aggirare le attività delle forze dell’ordine. Sono rapidi nell’identificare e sfruttare nuove opportunità di narcotraffico, come lo sfruttamento della nuova tecnologia e dei nuovi metodi per facilitare l’accesso ai container marittimi con carichi di cocaina (es. inserendola in bagagli all’insaputa dei proprietari degli stessi) e per dissimularla (esempio incorporando cocaina liquida in materiali per estrarla in un secondo tempo). Inoltre spostano sovente anche le rotte di transito e i punti di immagazzinaggio per sfruttare la presenza di controlli inefficaci alle frontiere e le zone dove l’instabilità e il malgoverno rendono deboli le forze dell’ordine.

UNODC United Nations Office on Drugs and Crime, World Drug Report 2016, United Nations, New York (U.S.A.), 2016, pp. 174
Il Rapporto fornisce una panoramica annuale degli sviluppi principali dei mercati delle droghe illecite, del traffico e dell’impatto del consumo di droghe sulla salute. In particolare, il Rapporto 2016 si occupa dell’impatto sulla salute non solo dei consumatori, ma anche delle persone intorno a loro, famiglie e comunità; tale impatto comprende danni come l’HIV o la violenza, affrontata soprattutto da donne e bambini. Il Rapporto evidenzia come stia aumentando il consumo di eroina, la droga che ancora miete più vittime. Altri temi esaminati comprendono i problemi ambientali sollevati dalle strategie antidroga, l’uso delle nuove tecnologie nel narcotraffico, il finanziamento del terrorismo attraverso i profitti che ne derivano, il rapporto tra droga e sviluppo delle comunità.

Marina Tzvetkova … [et al.], Strategies for a risky business: How drug dealers manage customers, suppliers and competitors in Italy, Slovenia and Germany, in International Journal of Drug Policy, mag. 2016 – on line, pp. 90-98
Il presente lavoro intende indagare sulle attività del traffico di droga, attraverso interviste a spacciatori e trafficanti in carcere in Italia, Slovenia e Germania. Esso attinge a 135 interviste effettuate a detenuti maschi incarcerati per reati connessi alla distribuzione o alla vendita di eroina o cocaina. La maggioranza degli intervistati, appartenenti a differenti nazionalità, sono spacciatori al dettaglio e di strada, ma il campione comprende anche importatori e grossisti. La maggioranza degli spacciatori di ciascuno dei tre paesi riferisce di avere più di un fornitore regolare, in grado di rispondere a periodi di scarsa o abbondante offerta senza perdere la clientela. La ricerca è stata effettuata come parte del Reframing Addictions Project (ALICE-RAP) finanziato dalla Commissione Europea. L’articolo descrive e commenta i dati raccolti.

Jonathan P. Caulkins … [et al.], Modeling the structure and operation of drug supply chains: The case of cocaine and heroin in Italy and Slovenia, in The International Journal of Drug Policy , mag. 2016 – on line, pp. 64-73
Strati molteplici di spacciatori collegano I trafficanti internazionali di droga ai consumatori. L’attività fondamentale di questi spacciatori consiste nel comprare da spacciatori di più alto livello e rivendere in quantità minori al livello di mercato immediatamente inferiore. Ogni istanza di ciò può essere vista come completamento di un “ciclo” del traffico di droga. Questo documento introduce un approccio per combinare resoconti isolati di tali cicli in un modello costante di struttura, portata e redditività dei vari strati della catena interna dell’offerta per le droghe illegali. L’approccio viene illustrato riassumendo i dati delle interviste a 116 spacciatori in carcere, per chiarire la struttura e l’attività delle reti di distribuzione di cocaina ed eroina in Italia e Slovenia. Considerare la frequenza dei cicli permette di stimare approssimativamente il numero di organizzazioni a ciascun livello di mercato per miliardo di euro di vendite al dettaglio, come pure i ricavi netti annuali delle organizzazioni a ciascun livello. Queste analisi forniscono un approccio per approfondire le conoscenze relative alla struttura e all’attività della catena dell’offerta di droghe illegali. Esse illustrano anche il valore di due nuovi strumenti grafici per descrivere le catene dell’offerta di droghe illegali e accennano a possibili distorsioni del modo in cui i rispondenti descrivono le loro attività di spaccio.

Jane Mounteney … [et al.], Recent changes in Europe’s MDMA/ecstasy market. Results from an EMCDDA trendspotter study. April 2016, EMCDDA, Lisbon (P), 2016, pp. 16
Recentemente, sono stati segnalati nuovi sviluppi critici del mercato dell’MDMA/ecstasy in Europa, tra cui maggiore produzione e disponibilità di MDMA, apertura di nuovi mercati online, crescita del consumo, lancio di allarmi sia per pillole ad alto dosaggio che per pillole adulterate, aumento di ricoveri ospedalieri e, in alcuni paesi, aumento di decessi collegati all’MDMA. Questa pubblicazione riassume i rilevamenti e le conclusioni di uno studio “trendspotter” su questo argomento, intrapreso dall’EMCDDA e culminato in una riunione di esperti a Lisbona il 22-23 ottobre 2015. La metodologia dello studio ‘trendspotter’ comprende diversi approcci investigativi e una raccolta di dati provenienti da molteplici fonti, tra cui indagini di esperti sul web, una rassegna della letteratura internazionale, i dati di monitoraggio disponibili, i rapporti di informatori chiave e delle forze dell’ordine, producendo una visione approfondita di un fenomeno in rapido mutamento.
Collocazione Biblioteca: 17642

Piero Innocenti, Venezuela Bolivia Brasile, tre paradisi della cocaina, in Segno, a. 42, n. 373 (mar. 2016), pp. 73-78
Secondo l’autore la criminalità collegata al narcotraffico è sempre più arrogante e coinvolge anche alti ufficiali del Cartello del sole. Secondo stime dell’ “Observatorio venezolano de violencia” oltre il 90% degli omicidi degli ultimi tre anni è rimasto impunito. Per i narcotrafficanti la Bolivia è ancora una “pacchia”, per una legislazione antidroga inadeguata, per l’assenza di una normativa antiriciclaggio e per un sistema giudiziario e di polizia deficitari. Il Brasile è un paese consumatore di consistenti quantitativi di coca andina e un importante corridoio del traffico verso l’Africa occidentale e centrale, l’Europa e il Sud Africa.

European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, Europol, EU Drug Markets Report. In-depth Analysis 2016, EMCDDA, Lisbon (P), 2016, pp. 188
Questo rapporto tratta il mercato illegale della droga all’interno del contesto più vasto dei modelli mutevoli di consumo, dei fattori culturali e sociali e dei legami con la criminalità. I mercati della droga continuano ad essere una delle aree più redditizie per i gruppi della criminalità organizzata e grande è l’impatto che hanno sull’economia e sulla società: tossicodipendenza, ma anche attività criminali, imprese commerciali, terrorismo, corruzione… I tre temi dominanti che emergono da questa analisi sono: la crescente complessità tecnica e organizzativa; l’alta variabilità del mercato dovuta alla globalizzazione e alle tecnologie; la concentrazione delle attività in un certo numero di località geografiche. La prima parte del testo tratta il mercato delle droghe e le sue ramificazioni, la seconda illustra nello specifico il mercato delle principali sostanze illegali commercializzate, e la terza le politiche di contrasto.
Collocazione Biblioteca: 17503

EMCDDA, Europol, EU Drug Markets Report. Strategic overview 2016, Publications Office of the European Union, Lussemburg (L), 2016, pp. 32
La pubblicazione fornisce una panoramica dei punti chiave presenti nel rapporto “2016 EU Drug Markets Report: In-Depth Analysis” a cura degli stessi autori (vedi collocazione 17503); esplora il mercato delle droghe illegali all’interno di un contesto più ampio riguardante l’evoluzione dei modelli di consumo delle droghe, fattori culturali e sociali e i legami con la criminalità. Inoltre, approfondisce con maggior dettaglio i mercati dei principali tipi di droga: cannabis, eroina, cocaina, anfetamine e nuove sostanze psicoattive. Collocazione Biblioteca: 17529

Fabrizio Maccaglia, Marie-Anne Matard-Bonucci, Le mafie in 100 mappe. Attori, traffici e mercati criminali nel mondo, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2015, pp. 188
Con un taglio storico, sociologico, finanziario e logistico attraverso un centinaio di mappe e grafici, questo libro analizza la complessità del crimine e del suo mercato che ha ramificazioni in tutto il mondo. Il libro, dopo aver dato una definizione di mafia, spiega le caratteristiche delle principali organizzazioni mafiose italiane e straniere; illustra il commercio internazionale e lo spaccio di eroina, cocaina e cannabis, il traffico di esseri umani, il contrabbando, le contraffazioni commerciali, la pirateria, il traffico di rifiuti, la penetrazione della mafia nell’economia e nella politica, la corruzione e la lotta istituzionale e sociale al crimine organizzato. In appendice: la mafia nel cinema, luoghi e non luoghi della memoria; alcuni testi storici. La prima copertina è leggermente staccata in alto a sinistra.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.408

Siddharth Chandra, Johnathan Joba, Transnational cocaine and heroin flow networks in western Europe: A comparison, in The International Journal of Drug Policy,  n. 8 (ago. 2015) – on line, pp. 772-780
L’articolo fornisce un confronto tra le caratteristiche delle reti riguardanti il flusso di cocaina ed eroina in 17 paesi dell’Europa occidentale, allo scopo di comprendere le implicazioni delle loro somiglianze e differenze per la politica antidroga. I dati del flusso di droga per le reti di cocaina ed eroina sono stati analizzati usando il pacchetto software UCINET. Sono state computerizzate e messe a confronto per le due reti: le caratteristiche a livello di paese, fra cui i punteggi del sistema di ricerca/collegamento internet, l’appartenenza al nucleo e alla periferia, la centralità, e le caratteristiche relative alle reti stesse, fra cui la densità, e l’idoneità finale della struttura nucleo-periferia della rete.

Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Oro bianco. Storie di uomini, traffici e denaro dall’impero della cocaina, Mondadori, Milano, 2015, pp. 263
In queste pagine, frutto di un lavoro di ricerca sul campo senza precedenti, gli autori ricostruiscono i grandi traffici di cocaina nel mondo, in un viaggio dalla Colombia alla Calabria, seguendo le tappe del business planetario che arricchisce i narcotrafficanti, impoverisce e uccide i tossicodipendenti, contamina il sistema bancario, corrompe le classi dirigenti. Hanno visitato le piantagioni di coca in Colombia, dove per coltivare un ettaro di arbusti se ne disboscano quattro di foresta, con gravissimi danni all’ambiente, sono entrati nei laboratori dove dalla foglia della pianta viene ricavata la pasta base. Hanno proseguito per l’America Latina, Stati Uniti, Australia, Africa, Europa, hanno intervistato giornalisti ed esperti.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.379

Filomena Dematteis … [et al.], Inchiesta Argentina, in Narcomafie, n. 11 (nov. 2014), pp. 23-43
Fattori economici, sociali e geografici hanno trasformato l’Argentina da paese di transito secondario a produttore di sostanze stupefacenti. La vicinanza con paesi produttori di cocaina (Bolivia) e marijuana (Paraguay) e importanti vie d’uscita quali il porto di Buenos Aires, hanno influito considerevolmente sul flusso di droga entrante in Argentina. La disoccupazione e la povertà di parte crescente della popolazione hanno indotto tanti a darsi allo spaccio di droga in strada. La corruzione, anche fra le istituzioni e le forze dell’ordine, è terreno fertile per il riciclaggio di proventi illeciti, appartenenti soprattutto ai cartelli colombiani, ai gruppi messicani del narcotraffico, alle mafie italiane e alla criminalità peruviana.

Vincenzo Rosario Spagnolo, Le vie della droga, in Narcomafie, n. 4 (2014), pp. 48-55
L’autore, giornalista, spiega come le rotte del narcotraffico internazionale si snodino lungo vie aree, terrestri e marittime, passando per nazioni di transito, dove la rete logistica dei trafficanti individua basi temporanee. L’articolo segue soprattutto le rotte della cocaina, dedicando però attenzione anche all’eroina e alla cannabis.

Educazione alla legalità

Vista dal Nord. Educazione antimafia e immaginario mafioso in Piemonte e Lombardia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 139
Questo libro descrive un percorso di ricerca realizzato nelle scuole secondarie di secondo grado di Piemonte e Lombardia, attento a mettere in evidenza la tipologia e la qualità degli immaginari che i giovani hanno sul fenomeno mafioso. Il lavoro di sensibilizzazione delle giovani generazioni sui temi della legalità e della lotta alle mafie all’interno delle scuole rappresenta una frontiera privilegiata per l’Associazione “Libera”.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.356

Laura Corazza, Alessandro Zanchettin, Educazione alla cittadinanza: promuovere legalità e democrazia. Percorsi formativi per le scuole. Crescere insieme per conoscersi – educazione, scuola, formazione, in Educazione interculturale, n. 2 (mag. 2016) – on line
Grazie alla legge della Regione Emilia Romagna del 9 maggio 2011, n. 3, recante “Misure per l’attuazione coordinate delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”, è stata avviata nel 2012 una ricerca che ha portato alla produzione di materiale didattico multimediale e a percorsi formativi per le scuole secondarie di secondo grado. Le finalità di tali percorsi consistono nella stimolazione di riflessioni e di approfondimenti relativi alla cultura mafiosa e nella generazione di comportamenti orientati alla responsabilità sociale e al rispetto dei diritti.

Serena Uccello, Generazione Rosarno, Melampo, Milano, 2015, pp. 258
Le pagine di questo libro sono un viaggio di speranza e meraviglia in quella parte di Calabria che i clan più potenti considerano da sempre loro regno incontrastato. A Rosarno vive e pulsa una scuola superiore in cui vengono abbattuti antichi e nuovi pregiudizi e privilegi, dove non esistono figli di boss né figli di collaboratori o di testimoni di giustizia, dove mille ragazzi e ragazze si ritrovano ogni mattina tutti uguali, senza dover sopportare il peso delle storie personali e dove una leggerezza gentile e sconosciuta è capace di generare nuova cultura. Serena Uccello è giornalista de “Il Sole 24 Ore”.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.533

Maria Pia Fontana, Come a scuola educare alla legalità. Se non abbiamo altre vie che l’educare per contrastare seriamente le mafie, in   Animazione Sociale, a. 45, n. 294 (set.-ott. 2015), pp. 80-90
L’autrice intende valutare l’esperienza degli ultimi venti anni di educazione alla legalità nelle scuole, recuperando molte indicazioni su come proseguire il lavoro con studenti e docenti, a partire dal fatto che questa educazione non vada considerata come altra rispetto all’intervento educativo.

Vista dal Nord. Educazione antimafia e immaginario mafioso in Piemonte e Lombardia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 139
Questo libro descrive un percorso di ricerca realizzato nelle scuole secondarie di secondo grado di Piemonte e Lombardia, attento a mettere in evidenza la tipologia e la qualità degli immaginari che i giovani hanno sul fenomeno mafioso. Il lavoro di sensibilizzazione delle giovani generazioni sui temi della legalità e della lotta alle mafie all’interno delle scuole rappresenta una frontiera privilegiata per l’Associazione “Libera”.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.356

Bruno Bertelli, Valentina Molin, Educazione alla legalità nella Scuola: valenze preventive di un progetto pluriennale condotto con studenti adolescenti del Trentino, di Verona e di Bolzano, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 116-133
Il Progetto Legalità è un’offerta formativa, di aggiornamento e approfondimento su percorsi già attivati nelle scuole sui temi della convivenza, della cittadinanza, della legalità. Frutto della collaborazione di più attori, il Progetto è uno dei pochi che prevede un processo di valutazione ex-ante, in itinere ed ex-post regolarmente condotto; inoltre non presenta esperti o istituzioni, ma elabora con gli studenti ragionamenti e confronti sui modi di essere di fronte a situazioni concrete che richiamano norme e valori ineludibili.

A cura di Piergiorgio Reggio, Alessandro Pozzi, Carla Castelli, Costruire legalità. Strategie, percorsi ed esperienze educative, Guerini e Associati, Milano, 2014, pp. 250
Il volume presenta modalità, sistemi e percorsi sul tema dell’educazione alla legalità in Lombardia, partendo da varie esperienze che si sono sviluppate negli ultimi anni nella società civile. L’educazione come lotta alla criminalità e per la crescita del tessuto sociale lombardo e una diffusione di un sistema di conoscenze affinchè i soggetti istituzionali e sociali possano essere sempre più agenti di “buon governo” per la Lombardia e per il Paese. Carla Castelli è dirigente della Struttura Area territoriale di Eupolis Lombardia. Pergiorgio Reggio è docente di Competenze socio-educative presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore dell’Istituto italiano di Valutazione. Alessandro Pozzi è ricercatore senior dell’Istituto italiano di Valutazione.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.346

Salvatore Inguì, Sentieri erranti di antimafia, in La ricerca, a. 2, n. 5 (mar.2014), pp. 50-53
Salvatore Ingruì, assistente sociale al Dipartimento di Giustizia Minorile di Palermo e referente provinciale di Trapani per Libera, racconta l’esperienza dei percorsi di legalità costruiti per i minori incontrati nel Dipartimento e volti a sgretolare innanzitutto l’immagine di sé che gli uomini di mafia hanno saputo veicolare.

Giovanni Zoppoli, Un mammut a Scampia, in La ricerca, a. 2, n. 5 (mar.2014), pp. 58-61
L’autore è responsabile del Centro Mammut di Scampia, di cui presenta l’esperienza di educazione alla legalità: principi di pedagogia attiva per rispondere a una spiccata eterogeneità culturale, attuando modalità di cooperazione nell’appropriarsi degli spazi pubblici

Antimafia

Tatiana Giannone, Beni confiscati. La Ricerca Bene Italia, in Rocca, n.19 (ott. 2016), pp. 44-46
Tatiana Giannone, della segreteria nazionale dell’associazione “Libera. Associazioni e numeri contro le mafie”, descrive in questo articolo le vicende legislative che hanno portato all’attuale legge sui beni confiscati; illustra inoltre la ricerca “BeneItalia. Economia, welfare, cultura, etica: la generazione di valori nell’uso sociale dei beni confiscati alle mafie”, il cui obiettivo è stato quello di censire le esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

Dal bene confiscato al bene comune. Chiesa italiana e storie riuscite di nuovo umanesimo,  Multiprint, Roma, 2015, pp.166
Il percorso “Libera il bene – Dal bene confiscato al bene comune” si ispira ai principi della nota pastorale “Educare alla legalità” del 1991 e del documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno” del 2010. Il testo presenta le schede descrittive dei beni confiscati alla criminalità organizzata e riutilizzati a fini sociali in 11 regioni italiane. Collocazione Biblioteca: MAF.06.351

A cura di Laura Galesi, Appalti pubblici e sindacato. Buone pratiche contro mafia e illegalità, Ediesse, Roma, 2015, pp. 123
Il libro illustra l’esperienza realizzata attraverso le Linee Guida Antimafia e i Protocolli di Legalità sorti dalla collaborazione tra il Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere e le organizzazioni sindacali per gli edili CGIL, CISL e UIL al fine di controllare l’attribuzione e l’esecuzione dei grandi appalti pubblici contro le infiltrazioni di origine mafiosa.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.415

Laura Cirella, Beni confiscati e fondi pubblici. Critica dell’antimafia, in gli asini, a. 5, n. 30 (nov.-dic. 2015), pp. 78-86
Questa breve ricerca intende approfondire una riflessione rispetto alle criticità del mondo del sociale quando si parla di “antimafia”. Se è vero che si conoscono numeri e andamenti delle mafie, in Italia e all’estero, è ancor più vero che il mondo dell’antimafia appare variegato, spesso spaccato, non sempre adeguato, anche se con brillanti esempi d’impegno e di riscatto sociale. Il territorio di riferimento è quello di Reggio Calabria, città e provincia; partendo dai dati relativi ai beni confiscati alle mafie la riflessione si dipana sulle cifre destinate all’antimafia e sul giro economico che essa produce sino ai suoi reali effetti sulla collettività, la percezione che hanno i cittadini, i risultati auspicati e quelli ottenuti.

Davide Pati, Beni confiscati, storie di umanità nuova, in Italia Caritas, a. 48, n. 1 (feb. 2015), pp. 11-14
Secondo un’indagine di Libera, in Italia più di 450 realtà del terzo settore gestiscono proprietà sottratte alle mafie. Un centinaio di queste esperienze sono legate alla Chiesa, con il forte contributo della Caritas.

A cura di Mario Lancisi,  Cento passi verso un’altra Italia, Piemme, Casale Monferrato, 2015, pp. 140
Per raccontare vent’anni di “Libera” non basta un solo libro, ce ne vorrebbero tanti, per quante sono le storie, le persone che durante questi vent’anni hanno contribuito con corresponsabilità a combattere mafie e corruzione nel nostro Paese. Storie di donne e uomini, che hanno dato gambe, corpo, cuore e cervello per costruire quel “Noi” che si ribella all’indifferenza e alla rassegnazione. Non è stato possibile dare voce a tutte le iniziative, ai momenti e alle persone che meritavano un ricordo o una citazione. ma questo libro non va considerato un punto di arrivo. La cultura della legalità e la giustizia sociale camminano sulle gambe dell’impegno civile e della partecipazione, su quelle pratiche quotidiane di cittadinanza che costruiscono e fondano una comunità in cui vivere insieme, con la consapevolezza che la strada è in salita, ma ne vale sempre la pena.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.353

Giacomo Panizza, La mafia sul collo. L’impegno della Chiesa per la legalità nella pastorale, EDB, Bologna, 2014, pp. 146
Dalle regioni del Sud le mafie hanno accresciuto la loro influenza anche nel resto del Paese e in molti luoghi del mondo, mandando in frantumi la coesione sociale, provocando l’impoverimento materiale e spirituale dei territori, lasciando una scia di sangue e di povertà. Le frasi vigorose pronunciate contro i mafiosi da Giovanni Paolo II e da papa Francesco e gli omicidi di don Pino Puglisi a Palermo e di don Peppe Diana a Casal di Principe ribadiscono un’urgenza non più rinviabile: vincere l’indifferenza e la paura educandoci ed educando all’onestà e alla trasparenza. Un compito che chiede alla società di organizzarsi con pratiche attive della legalità e alla Chiesa di sperimentare interventi corali e una pastorale adeguata. Don Giacomo Panizza è un prete bresciano che da oltre trent’anni vive in Calabria, dove ha dato vita a una comunità autogestita insieme a persone disabili. È nel mirino delle cosche dal 2002 per essere stato testimone di giustizia contro un clan mafioso e per aver preso in gestione un edificio confiscato. Da allora vive sotto scorta.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.355

Simona Della Croce, Io sono Peppino. La storia che vi racconteranno non è la mia,       Zem, Vallecrosia (IM), 2015, pp. 275
Il libro si propone di analizzare come l’informazione oggi e in passato abbia influenzato la Storia e la memoria della società in genere e come, in alcuni casi essa sia stata modificata completamente, attraverso l’occultamento di avvenimenti, di storie importanti per la comprensione di determinati fenomeni sociali e non solo. L’autrice prend in esame il caso di Peppino Impastato, diventato uno dei personaggi simbolo della lotta contro la mafia. Tuttavia non è sempre stato così: subito dopo la sua morte (avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978), venne etichettato come ‘terrorista’, anche da un’informazione incapace di fotografare la Storia nella sua veridicità e non nella sua verosimiglianza. Solo l’impegno della famiglia e del Centro Siciliano di Documentazione Antimafia, ha permesso di fare chiarezza in quella precaria ricostruzione dei fatti, ma non si è trattato di un percorso semplice. Il libro ricostruisce come gli organi di informazione hanno raccontato la storia di Peppino in anni in cui non c’era internet e l’informazione non era libera, ma racconta anche la lotta di mamma Felicia e di Giovanni Impastato alla ricerca della verità storica. Collocazione Biblioteca: MAF.01.384

Lorenzo Frigerio … [et al.], Lo stato dell’antimafia. Gli Atti delle Assemblee plenarie di Contromafie, in Narcomafie,  n. 12 (dic. 2014), pp. 1-64
Il numero della rivista è dedicato agli Stati Generali dell’Antimafia, Contromafie 2014, tenutisi a Roma dal 24 al 26 ottobre 2014. Vengono pubblicati gli interventi che i relatori hanno tenuto in occasione delle plenarie di apertura e di chiusura. Fra questi segnaliamo l’intervento “L’elogio del dubbio” di Luigi Ciotti, il quale firma anche le conclusioni.

A cura di Davide Pati e Carmela Pistone, Beni confiscati. Inchiesta, in Narcomafie, n. 7-8 (lug.-ago. 2014), pp. 13-43
L’inchiesta raccoglie diversi articoli riguardanti il riutilizzo sociale dei beni confiscati, ancora oggi uno strumento imprescindibile per dare nuova vita a immobili, aziende e attività un tempo nelle mani della criminalità organizzata. Gli articoli riguardano: il contesto politico e la genesi storica in cui sono maturate le leggi italiane che hanno reso possibile la confisca e il riutilizzo dei beni; alcune proposte di Libera al Governo per ripensare le potenzialità offerte dal settore e creare opportunità di sviluppo e sostegno in un’ottica di impresa e di welfare; il primo censimento di Libera delle esperienze positive di utilizzo dei beni confiscati da parte di associazioni, volontariato e cooperative del terzo settore; una sintesi della Direttiva europea sulla confisca dei proventi di reato approvata dal Parlamento europeo sul modello della legislazione italiana.

Nando Dalla Chiesa,  La scelta Libera. Giovani nel movimento antimafia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2014, pp. 284
Il libro parte da un’esigenza di analisi e interpretazione dell’esperienza accumulata in quasi venti anni da Libera e, più in generale, dal movimento per la legalità. L’analisi parte dalla ricostruzione storica del più generale movimento antimafia in cui Libera si inscrive, per entrare poi nella storia dell’associazione, nella sua inconsueta struttura organizzativa, nell’analisi dell’identità sociale dei suoi attivisti e sostenitori, nella riflessione sulle sue specificità e criticità, per interrogarsi infine sui cambiamenti in atto anche nel contesto generale. L’ultimo capitolo raccoglie una completa bibliografia sul movimento antimafia. L’autore è docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università degli Studi di Milano, nonché presidente onorario di Libera.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.343

Giuseppe Carlo Marino, Pietro Scaglione, L’altra Resistenza. Storie di eroi antimafia e lotte sociali in Sicilia, Paoline, Milano, 2014, pp. 282
Al coraggio e all’impegno di tante, coraggiose realtà antimafia oggi presenti in Italia, rivolgono l’attenzione lo storico Giuseppe Carlo Marino e il giornalista Pietro Scaglione (nipote dell’omonimo magistrato ucciso dalla mafia nel 1971). Nella prima parte del volume, Marino analizza tutte le varie forme dell’antimafia, da quella istituzionale a quella sociale, da quella giudiziaria a quella popolare. Nella seconda parte, Scaglione descrive analiticamente un secolo di storia (dai Fasci Siciliani all’uccisione di padre Puglisi) e si muove lungo tre linee direttrici. In primo luogo, esamina il tema delle origini della mafia, demolendo miti, stereotipi e pregiudizi sul fenomeno. Quindi approfondisce il tema del movimento antimafia, delle lotte contadine e delle lotte sociali, valorizzando il ruolo del mondo cattolico.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.344

Ferdinando Ofria, Piero David, L’economia dei beni confiscati, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 137
L’ipotesi di partenza di questa ricerca, confermata dai risultati econometrici, è che vi sia da alcuni anni, nei territori dove sono presenti beni confiscati riutilizzati ai fini sociali, un senso di riscatto nei confronti della criminalità organizzata da parte della “società civile”. Non a caso, in molti Comuni del Mezzogiorno, caratterizzati da esperienze di riutilizzo sociale dei beni immobili confiscati alla criminalità, i risultati elettorali per l’elezione del Sindaco hanno premiato partiti e/o movimenti civici alternativi a quelli tradizionali. Il volume è articolato nelle parti seguenti: 1) Nascita ed evoluzione della normativa sui beni confiscati; 2) I numeri dei beni confiscati; 3) Confisca e capitale sociale: un’analisi empirica.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.368

Francesco Menditto, Che fine fanno i soldi confiscati alla mafia?, in Rocca, n. 1 (gen. 2014), pp. 39-41
L’articolo riassume la normativa riguardante il Fondo Unico Giustizia (Fug), istituito nel 2008 con lo scopo di farvi confluire le somme di denaro contante e i titoli sequestrati o comunque presenti nell’ambito di procedimenti giudiziari civili, penali e amministrativi. Viene denunciata l’impossibilità di utilizzare pienamente tali risorse in base alla normativa vigente e vengono presentate alcune proposte per meglio gestire tale fondo. Ciò permetterebbe di sfruttare le somme attualmente bloccate per affrontare le criticità incontrate nel riutilizzo di immobili confiscati, ma spesso inutilizzati proprio a causa di carenza di risorse.

Ambiente

Carmine Gazzanni, Terra violata, in Narcomafie, a. 24, n. 4 (lug.-ago. 2016), pp. 11-19
Si stenta a credere che la regione Molise sia luogo di passaggio e di conquista della criminalità organizzata campana e foggiana. Eppure fonti istituzionali e indagini raccontano una verità di estorsioni, spaccio, traffico illecito di rifiuti e falsi pentiti.Il Molise risulta essere un crocevia importante per lo spaccio di stupefacenti ad opera della camorra e i referenti locali per i piccoli consumatori sono generalmente rom. Il traffico illecito dei rifiuti è controllato dal clan camorrista dei Casalesi così come la più nota “Terra dei Fuochi” campana. Molti sono anche gli affari illeciti locali ad opera della ‘ndrangheta, soprattutto nel campo della prostituzione e dello spaccio. L’articolo successivo: “L’ex boss e le villette costruite sulla discarica” racconta delle tonnellate di rifuti tossici seppelliti sotto le fondamenta di alcune villette costruite a Giugliano negli anni Ottanta del Novecento.

Luca Ferrari, Nello Trocchia, Monika Dobrowolska Mancini, Io, morto per dovere, Chiarelettere, Milano, 2016, pp. 150
Questo volume racconta la storia di un uomo che sapeva già tutto del disastro ambientale nella cosiddetta Terra dei fuochi: vent’anni fa conosceva nomi e trame di un sistema criminale composto da una cricca affaristica in combutta con la feccia peggiore della malavita organizzata e con le eminenze grigie della massoneria. Aveva scritto un’informativa rimasta per anni chiusa in un cassetto e ritenuta non degna di approfondimenti, ha continuato il suo impegno depositando, nell’ultimo periodo della sua vita, un’altra informativa. Quest’uomo si chiamava Roberto Mancini, è morto il 30 aprile 2014, ucciso da un cancro. Sarà riconosciuto dal ministero dell’Interno come “vittima del dovere”. Luca Ferrari è giornalista, documentarista e fotografo. Nello Trocchia è giornalista e scrittore. Monica Dobrowolska Mancini è la vedova di Roberto Mancini. Collocazione Biblioteca: MAF.04.534

A cura dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, Ecomafia 2015. Corrotti, clan e inquinatori. I ladri di futuro all’assalto del Bel Paese, Marotta & Cafiero ; Legambiente, Napoli, 2015, pp. 185
A 21 anni dalla prima edizione, il Rapporto Ecomafia cambia veste. Senza trascurare i numeri, che ci restituiscono l’immagine concreta della criminalità ambientale nel nostro Paese, viene messo a fuoco il tema della corruzione, analizzandone le dinamiche nei settori ecocriminali, dedicando maggiore attenzione alle strategie, agli “schemi di gioco”, piuttosto che alle singole inchieste che hanno contraddistinto l’ultimo anno. Usando questa lente, l’assalto all’ambiente, all’economia, al tessuto sociale del Belpaese appare in tutta la sua forza devastatrice. Clan e faccendieri, ma anche imprenditori senza scrupoli, funzionari dello Stato infedeli e colletti bianchi sono i veri protagonisti di queste pagine. La loro azione trova spazio tra uffici pubblici e sedi di società private, violando o addomesticando le leggi, mettendo olio negli ingranaggi della macchina burocratica. Ma esiste una rete che ha dimostrato di essere più forte: è quella delle forze che accanto a Legambiente hanno serrato le fila per arrivare a maggio 2015 all’approvazione della legge che introduce cinque delitti contro l’ambiente nel codice penale. Le vicende riportate compaiono nelle carte delle inchieste giudiziarie, nei documenti istituzionali, nei rapporti delle forze dell’ordine e nelle cronache degli organi di stampa.
Collocazione Biblioteca: 15R12

Massimiliano Ferraro, La cava dell’Orco, in Narcomafie, a. 21, n. 6 (giu. 2014), pp. 4-7
Nel novembre del 1994 la polizia scopre casualmente fusti di rifiuti tossici in una cava torinese. Appena qualche mese dopo, inizia a circolare un’altra verità: il giacimento è stato scelto in accordo tra esponenti di Cosa nostra e industriali del Nord Italia. Eppure, dopo vent’anni di misteri, enigmi, faccendieri occulti e molti omissis, la verità stenta a emergere.

Narrativa

Piero Ferrante … [et al.], Racconti di mafia, in Narcomafie, n. 6 (nov.-dic. 2016), pp. 3-64
L’ultimo numero di Narcomafie del 2016 raccoglie quattordici racconti più un graphic novel che, raccontando storie, affrontano diversi argomenti: dai reati ambientali alla tratta di esseri umani, dall’abbandono sociale alle diseguaglianze, dal narcotraffico alla solitudine dei testimoni di giustizia.

Luigi Ciotti ; illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini, La classe dei banchi vuoti, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2016, pp. 76
Questo testo si propone di «accompagnare i bambini ad aprire gli occhi sul mondo, metterli a conoscenza, con la dovuta delicatezza, anche dei suoi aspetti più brutti e dolorosi, al fine di “prepararli alla vita, porre le basi di una società di persone consapevoli e responsabili”. Ogni capitolo del libro racconta, tra parole e immagini, storie di vite spezzate dalle mafie. Nove storie a rappresentare quelle di troppe altre giovani vittime. Vicende da affidare alla memoria di tutti, anche attraverso l’impegno di chi quotidianamente combatte l’indifferenza e l’illegalità.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.96

Ilaria Ferramosca, Chiara Abastanotti, Lea Garofalo. Una madre contro la ‘ndrangheta, BeccoGiallo, Sommacampagna, 2016, pp. 109
Questo volume racconta, a fumetti, la storia coraggiosa di Lea Garofalo, dalla scelta di diventare testimone di giustizia per garantire un futuro diverso alla figlia, al contributo di denuncia dei traffici illeciti della mafia calabrese a Milano, al suo assassinio per volontà del padre di sua figlia.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.95

Roberto Saviano, La paranza dei bambini, Feltrinelli, Milano, 2016, pp. 347
Il testo narra la controversa ascesa di una “paranza” – un gruppo di fuoco legato alla Camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Il romanzo parla di dieci quindicenni che girano Napoli in scooter, con scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle; sono adolescenti, che non hanno domani e non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende” e vanno alla conquista di soldi e potere. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce e, come nella pesca a strascico, la paranza va a pescare persone da ammazzare. Roberto Saviano è autore di fama internazionale.
Collocazione Biblioteca: MAF. 05.99

Francesco Minervini, Non la picchiare così. Sola contro la mafia, La Meridiana, Molfetta (BA), 2015, pp. 84
Maria è una testimone di giustizia. Non una pentita. Non una collaboratrice. Non ha commesso reati, non è stata complice di niente, non ha sbagliato davanti alla legge. Ha solo visto l’impossibile, l’incredibile che non ha voluto accettare subito, l’impensabile per una ragazza innamorata. È fuggita e ha deciso di vivere di nuovo. E ha subito violenza, tanta, sino a quando ha detto basta, decidendo di vivere di nuovo. L’autore è un docente di lettere.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.531

Edward Follis con Douglas Century, I Signori della droga. Il legame fatale tra narcotraffico e terrorismo internazionale nel racconto di un insider, Newton Compton, Roma, 2015, pp. 314
Scritto da Edward Follis, agente della DEA, in collaborazione con un giornalista che collabora col “New York Times”, il testo racconta la carriera trentennale di Follis come agente antidroga e infiltrato nell’ambiente della criminalità di alto livello. Egli ha infatti intrattenuto relazioni strettissime con uomini che non solo controllavano il narcotraffico, ma erano anche membri di spicco di al Qaeda, Hezbollah, Hamas o del cartello messicano. Grazie a lui la guerra agli stupefacenti ha potuto svolgersi a un livello più complessivo. Se, infatti, negli anni Novanta le operazioni sotto copertura si svolgevano quasi esclusivamente per le strade delle metropoli USA – nel regno dei piccoli trafficanti e degli spacciatori di quartiere – ora si tratta di vere e proprie missioni globali di alto spionaggio, che spaziano tra cinque continenti e sono finalizzate a spezzare l’intreccio mortale tra i grandi signori della droga e altri settori della criminalità organizzata, primo fra tutti il terrorismo internazionale.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.385

Ilaria Ferramosca, Gian Marco De Francisco, Ragazzi di scorta. Rocco, Vito, Antonio: gli agenti di scorta di Giovanni Falcone, BeccoGiallo, Sommacampagna, 2015, pp. 125
Gli autori raccontano in forma fumettistica la vita di Antonio e Rocco, i ragazzi della scorta di Giovanni Falcone che hanno vissuto i sogni, le speranze, le preoccupazioni, i dubbi della loro età; che hanno sentito il bisogno di amare e di essere amati, e l’assillo, affacciandosi alla vita adulta, di trovare una strada conforme ai loro desideri, alle loro legittime aspettative. Strada che Rocco e Antonio, come altri uomini e donne delle forze di polizia uccisi nello svolgimento del dovere hanno trovato, oltre che negli affetti, in una professione vissuta con autentica etica di servizio, consapevoli che la ricerca della felicità personale e dei propri cari passa anche attraverso l’impegno per il bene comune, l’essere cittadini non a intermittenza ma in ogni istante della propria vita. Ilaria Ferramosca è pugliese, laureata in giurisprudenza; Gian Marco De Francisco è architetto e fumettista tarantino. Il libro si avvale della postfazione di don Luigi Ciotti.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.95

Gianluca Ferraris, A Milano nessuno è innocente, Novecento, Milano, 2015, pp. 329
Mentre Milano corre contro il tempo per inaugurare l’Expo, uno degli avvocati più noti della città viene ritrovato morto in un’aiuola di viale Umbria. Un cronista di nera si imbatte per caso nell’inchiesta che potrebbe valergli un avanzamento di carriera. Il cadavere, attorno al quale si muovono sbirri, colletti bianchi, tossici e boss improbabili, è legato a doppio filo a quei cantieri che proprio non possono fermarsi.
Collocazione Biblioteca: MAF. 05.88

Claudio Metallo, Come una foglia al vento. Cocaine bugs, CasaSirio, Lentate sul Seveso (MB), 2014, pp. 188
Fine anni ’80. Beppe Blaganò ha una grande passione per il calcio sudamericano, un piccolo mobilificio in Calabria e una valanga di debiti. L’unico modo per evitare il fallimento dell’attività è accettare la proposta dei Rombolà, la famiglia di ‘ndraghentisti che controlla la zona, disposta ad aiutarlo in cambio di qualche favore. Nel giro di pochi anni, Peppe diventa il primo intermediario della ‘ndrangheta in Colombia. La maggior parte della cocaina che entra in Italia passa dalle sue mani ed è pieno di soldi, ma il debito che lo lega ai Rombolà sembra inestinguibile.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.87

Massimo Torre, Chi ha paura di Pulcinella? Il rione, E/O, Roma, 2014, pp. 222
Romanzo di esordio dell’autore, sceneggiatore napoletano. Siamo nel rione Sanità dove domina incontrastato un clan spietato che mura vivi i propri avversari nelle fondamenta dei palazzi, tiene schiave donne straniere e giovani del quartiere per i propri piaceri e per la prostituzione, stringe criminali alleanze con multinazionali dei farmaci per realizzare profitti enormi avvelenando la propria gente. E’ in questo scenario molto realistico che un giorno appare Pulcinella, il giustiziere.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.91

Mario Quattrucci, Nelle immediate vicinanze, Robin, Roma, 2014, pp. 238
Seguendo l’indagine per omicidio del vecchio commissario Maré si viene a conoscere da vicino persone e situazioni “tipici” del nostro tempo, scoprendo parte rilevante della realtà di Roma, quella cresciuta dopo le “bombe del ’93”, inquinata dal malaffare e dalle distorsioni del potere, penetrata nel profondo dalle mafie, tarata dal vizio e dalla decadenza culturale.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.90

Marco Rizzo, Lelio Bonaccorso, La mafia spiegata ai bambini. L’invasione degli scarafaggi, Becco Giallo, Padova, 2014, pp. 52
Castelgallo era un paesino tranquillo: una scuola, una gelateria, un panificio, tantissimo sole e un bellissimo mare. Ma un giorno cominciò a circolare tra gli abitanti uno strano morbo, capace di trasformare le persone in scarafaggi. Alcuni chiamarono quella malattia “mafia”. E in pochi, all’inizio, ne volevano parlare… Questo libro parla di mafia, insegna come riconoscerne i sintomi e mostra come si cura. Gli autori, entrambi siciliani, sono rispettivamente giornalista e scrittore (Rizzo) e fumettista e illustratore (Bonaccorso). Collocazione Biblioteca: MAF. 05.85

Giulia Di Girolamo, Alessandro Gallo, Non diamoci pace. Diario di un viaggio (il)legale, Caracò, Napoli, 2014, pp. 135
Uno scrittore e una studiosa del fenomeno mafioso ripercorrono l’Emilia Romagna attraverso le storie e i loro protagonisti. Raccolgono testimonianze che diventano il quadro e il romanzo di un regione del nord che, come una regione del sud, lotta contro la criminalità e racchiude storie difficili e di speranza. Dalla prostituzione al gioco d’azzardo, dalla resistenza del gruppo Gap di Rimini alla testimonianza di Giovanni Tizian. Tutti volti e storie di una mappa che ridisegna l’Emilia Romagna e l’allarme criminalità. Da Reggio Emilia a San Marino per tracciare la resistenza e la persistenza di undici organizzazioni mafiose nazionali e internazionali sul territorio emiliano-romagnolo. Uno scrittore e una studiosa del fenomeno mafioso ripercorrono l’intera Emilia Romagna e non si danno pace.
Collocazione Biblioteca: MAF. 05.84