Aggiornata a giugno 2016 – a cura di Pushpa Bruno

I materiali elencati (libri, articoli di riviste, audiovisivi e documentazione grigia) appaiono in ordine decrescente per anno di pubblicazione, e sono disponibili presso la Biblioteca del Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca, oppure scaricabili direttamente da Internet al link fornito. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro catalogo bibliografico.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:
Dati di contesto sulla povertà
Forme e caratteristiche della povertà
Uscire dalla povertà: politiche, servizi e interventi

Dati di contesto sulla povertà

Save the Children,Child poverty. What drives it and what it means to children across the world, Save the Children UK, 2016, PP. 108
Il rapporto prende in esame la situazione dei bambini che vivono in povertà in diversi paesi del mondo. Esamina i fattori chiave su cui si fonda la povertà infantile e le ragioni per cui essa persiste in un ampio raggio di diverse circostanze, sia nei paesi in via di sviluppo a reddito basso o medio, sia nei paesi con le economie più ricche del mondo. Inoltre presenta il punto di vista dei bambini poveri, le cui voci non sono spesso ascoltate. Secondo quanto illustrato nel rapporto, in tutte le circostanze, le privazioni subite nell’infanzia hanno grandi probabilità di portare svantaggi nell’età adulta rinforzando la trasmissione intergenerazionale della povertà; inoltre al di là delle differenze tra le diverse società, esistono alcune fondamentali somiglianze nella povertà infantile in tutti i paesi del mondo e quindi sono comuni anche le soluzioni essenziali.

Save the Children, Every last child. The Children the world chooses to forget, Save the children Fund, London, 2016, pp. 95
Il presente lavoro ha come obiettivo quello di raccontare la storia di bambini dimenticati nel mondo e individuare il modo più efficace per raggiungere “ogni ultimo bambino”. Questi bambini non beneficiano del recente progresso globale, del benessere sociale, in particolare salute ed istruzione, perché parte di un mix di povertà e discriminazione. Essi appartengono a gruppi, le cui identità sono state culturalmente svalutate, o vivono in regioni critiche e svantaggiate, senza alcuna rappresentanza politica. I bambini, e le comunità in cui crescono, hanno generalmente poche opportunità di cambiare il loro stato e poca influenza sulle decisioni riguardanti le loro vite. Che un bambino sopravviva o muoia, che studi o no, non accade per caso. Questo è il risultato di scelte che escludono alcuni gruppi di individui, per progetto o per negligenza.

A cura di Giulio Cederna, Atlante dell’infanzia (a rischio). Bambini senza. Origine e coordinate delle povertà minorili, Save the Children, Roma, 2015, pp. 102
Il “senza” del titolo rimanda a una condizione di privazione ed esclusione che tanti, troppi bambini sperimentano ancora oggi nel nostro Paese e che viene esplorata in questo nuovo Atlante, attraverso mappe e grafici. L’inserimento dei dati in un sistema informatico facilmente aggiornabile e flessibile e la loro rappresentazione in forma di mappe e cartogrammi tramite il sistema GIS, consentono una visione simultanea, riassuntiva e comparativa dei fenomeni che aiuta a leggere i bisogni dei territori, a orientare le scelte e i programmi di intervento. Per arricchire il quadro informativo si è scelto di integrare la ricerca con un reportage realizzato dal fotografo Riccardo Venturi che, come l’anno scorso, ha accompagnato Save the Children lungo le strade, i quartieri, i luoghi educativi e di relazione, battuti dall’Atlante. Questi i titoli dei capitoli: La mafia uccide anche i bambini; Corruzione dei minori; Bambini senza stato; La crisi del capitale; Altri senza nell’età dell’innocenza.        

A cura di Luca Ricolfi e Rossana Cima, Disuguaglianza economica in Italia e nel mondo. Dossier 1/2015, Fondazione Hume, 2015, pp. 89
Il dossier della Fondazione David Hume, che analizza più di 50 anni di storia della diseguaglianza in quasi tutti i paesi del mondo, fornisce una base di dati ampia e relativamente completa. Il primo capitolo è una breve rassegna di alcuni dei più importanti e recenti studi sulle disuguaglianze. Il secondo capitolo presenta una nuova stima dell’andamento della disuguaglianza mondiale, tra i paesi e entro i paesi, dal 1950-60 al 2012, ricostruito a partire dalla base dati più esaustiva tra quelle accessibili, sia in termini di nazioni sia in termini di rilevazioni nel tempo. Nel terzo capitolo viene presentata la dinamica dei due gruppi che occupano le posizioni estreme nella distribuzione dei redditi: i super ricchi e le persone in condizione di povertà. Il quarto mostra l’andamento della disuguaglianza in Italia, analizzando dapprima l’evoluzione della disuguaglianza nazionale dei redditi e del numero di famiglie in difficoltà, poi il divario Nord-Sud. La frattura tra Nord e Sud Italia viene esaminata anche nell’ultimo capitolo, dedicato al peso e alla consistenza della cosiddetta Terza società.        

A cura di Federica De Lauso e Walter Nanni, Povertà plurali. Rapporto 2015 sulla povertà e l’esclusione sociale, Caritas Italiana, Roma, 2015, pp. 70
La povertà ha molte facce, è un puzzle complesso e poliedrico, composto da molti “tasselli”, ai quali il rapporto Caritas tenta di fornire corpo e anima, dando voce a dati e testimonianze, storie ed esperienze di vita che segnano la storia quotidiana dei nostri territori, delle persone e delle famiglie protagoniste del fenomeno, da una parte e dall’altra della barricata. Il Rapporto 2015 è articolato nei capitoli seguenti: 1) La povertà in Italia. La lettura del fenomeno attraverso i dati Caritas; 2) Povertà alimentare e forme di intervento della rete Caritas; 3) Un difficile abitare. Sintesi dell’indagine nazionale Caritas-Sicet-Cisl; 4) Le progettualità delle chiese locali; 5) Uscire dalla crisi senza illusioni. Prospettive di lavoro per le istituzioni e le comunità locali.

Ferruccio Ferrante, Crisi e sistema. Terzo rapporto di Caritas Europa sui paesi deboli dell’U.E., in Il Regno, a. 60, n. 3 (mar. 2015), pp. 191-193
Partendo dall’esame della situazione economica dei paesi deboli dell’U.E. il rapporto di Caritas Europa riporta una serie di dati, testimonianze e raccomandazioni rivolte ai governi nazionali. I problemi maggiori si riscontrano nel settore dell’assistenza socio-sanitaria e nel settore delle politiche educativo-formative, come si rileva dalla domanda sociale che giunge alla Caritas.<

Enrico Pugliese, Anziani e poveri, in Il Mulino, a. 64, n. 479 (2015), pp. 487-495
Nel presente articolo, a seguito della pubblicazione del Rapporto sulla situazione economica del Paese del 2014, l’autore propone alcune riflessioni su anziani e povertà, in un contesto di crisi economica. Dalle analisi dei dati pubblicati, la crisi non sembra aver colpito in maniera particolare gli anziani e pensionati, che, anzi, hanno potuto, almeno una parte di essi, aiutare i loro congiunti, “tamponandone” le difficoltà economiche.

Action Aid, Lotta alla povertà. Cos’ha fatto la politica italiana?, Action Aid, Milano, 2015, pp. 18
I dati presentati in questo rapporto di Action Aid confermano che l’inclusione sociale e il contrasto alla povertà assoluta non sembrano essere una priorità per il Parlamento italiano; sicuramente le scelte di Governo, in sede di approvazione di Legge di Stabilità 2015, hanno dato priorità strategica alla creazione di ricchezza e di lavoro. Ciononostante è innegabile che, su questo tema, la distanza fra istituzioni e necessità dei cittadini, soprattutto dei più deboli, si fa sempre più ampia.

Emanuela Ranci Ortigosa … [et al.], La misurazione del benessere per orientare le politiche territoriali,in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 3 (2014), pp. 1-29
Questo numero monografico raccoglie alcuni degli interventi presentati il 26 marzo 2014 a un seminario organizzato da Wellforum, in collaborazione col Comune di Genova, nel corso del quale si è affermato che, per misurare il benessere, occorre un approccio diverso da quello focalizzato solo sullo sviluppo economico, misurabile come PIL. Il benessere è quello delle persone, riguarda la loro condizione di vita; inoltre il benessere a livello sociale e di contesto non è determinato dalla mera somma dei benesseri individuali. Oltre a considerare i vari indicatori di povertà, sviluppo, benessere elaborati da diverse istituzioni internazionali e locali, i contributi pubblicati sono orientati anche a misurare il benessere in relazione alle politiche sociali territoriali, presentando diverse esperienze, come quelle riguardanti le città di Barcellona e di Genova.

A cura di Stefano Capparucci … [et al.], Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio, Francesco Mondadori, Milano, 2013, pp. 202
La terza edizione del Rapporto sulla Povertà a Roma, frutto della collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio e la Camera di Commercio di Roma, offre una lettura dal basso a partire dai dati ma anche attraverso le storie di tante persone in difficoltà, non solo per descrivere i fenomeni sociali in atto, ma anche per suggerire dove sono possibili soluzioni di cambiamento e proporre buone pratiche e nuovi modelli di intervento. Nel libro si parla di anziani, immigrati, disabili ma anche di bambini e delle loro famiglie, sulle quali la crisi si è abbattuta pesantemente; si parla anche dei problemi di lavoro, della casa, con un’attenzione al contesto nazionale e agli scenari futuri.
Collocazione Biblioteca: 16759

Luca Di Censi, Metodologie applicate per la misurazione della povertà urbana, Presentazione di fio.PSD – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 124
Sempre di più studiosi accademici, operatori e amministratori si confrontano con la necessità di avere materiali di conoscenza che vadano oltre l’ipotesi accennata o la definizione impressionistica del fenomeno del disagio e della povertà estrema in ambiente urbano. Il volume si inserisce in questo spazio, proponendo al dibattito un incrocio inedito: l’applicazione di tecniche di ricerca già consolidate a livello internazionale e l’utilizzo di basi di dati amministrative tuttora inesplorate; il tutto sullo sfondo del dibattito scientifico e professionale sulle persone senza dimora. L’autore sperimenta per la prima volta la tecnica statistica “Cattura e Ricattura” ai fini della definizione di una nuova stima del numero delle persone senza dimora a Roma, utilizzando l’archivio degli interventi della Sala Operativa Sociale fornito dal Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute del Comune di Roma. Vengono inoltre georeferenziate e analizzate a partire dalla loro localizzazione la presenza e gli interventi sul disagio estremo tra i vari Municipi. Ne emerge una fotografia inedita per la dimensione quantitativa (più allargata) e qualitativa (più articolata) del fenomeno. Il libro vuole dunque essere l’occasione per un confronto sull’applicazione alle povertà estreme di metodi e tecniche che ne consentano una definizione precisa e replicabile ad altri contesti locali, con l’intento di rendere i servizi di intervento ancora più efficaci. L’autore, sociologo, si occupa di ricerca sociale.
Collocazione Biblioteca: 16564

Guglielmo Walter Martinese … [et al.], Il Rapporto sulle Povertà 2012. Dov’è il lavoro?, Caritas Diocesana Rimini, Rimini, 2013, pp. 104
Il tema di approfondimento scelto da questo nono Rapporto della Caritas di Rimini è quello del lavoro, la cui mancanza è certamente causa dell’aumento della povertà. Per la raccolta dei dati sono stati interpellati diversi enti locali (Camera di Commercio, Inps, Centro per l’Impiego, ecc.), sono stati fatti incontri individuali, elaborato e distribuito un questionario agli enti e realizzato un tavolo di confronto, i risultati del quale sono stati inseriti in questa pubblicazione. Inoltre, sono state realizzate due ricerche, la prima all’interno dei Centri d’ascolto della Caritas diocesana, la seconda in più punti della città dove sono stati intervistati esclusivamente gli immigrati, per conoscere le loro esperienze occupazionali.
Collocazione Biblioteca: 16633

Forme e caratteristiche della povertà

Daniele Poto, Italia diseguale. Poveri e ricchi nel Belpaese, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2016, pp. 187
Il libro, partendo dalla povertà che attanaglia l’intero pianeta si addentra nei meandri delle ragioni politiche e strutturali della crisi dell’Italia: un paese di vecchi e nuovi poveri. La questione povertà viene affrontata da molteplici punti di vista: la politica drogata dei derivati, l’accanimento sulle pensioni, la politica fiscale, lo “sfogo” della beneficenza, il mancato reddito di dignità o di cittadinanza, lo scenario internazionale, l’etero-direzione del Brussels Group etc. Daniele Poto, giornalista, scrittore e ricercatore, si occupa di legalità, socialità, sport e gioco d’azzardo. Collocazione Biblioteca: 17377 sul

Lorenzo Bandera, Chiara Lodi Rizzini e Franca Maino, La povertà alimentare, in  Il Mulino, n. 2 (2016), pp.259 -267
Il welfare italiano è sottoposto a due grandi pressioni che ne condizionano efficienza ed efficacia: da una parte i vincoli di bilancio, dall’altra l’aumento dell’indigenza, dovuta solo in parte alla crisi del 2008. I dati legati ai consumi alimentari, a dispetto dell’abbondanza di risorse disponibili nei Paesi europei, Italia compresa, dimostrano come sempre più persone riducano gli acquisti alimentari e non siano in grado di accedere ad alimenti in modo sufficiente a garantire una vita sana (povertà alimentare). L’Europa, a partire dal 2014, ha dunque messo a disposizione un Fondo di aiuti Europei agli indigenti (Fead) a cui si affiancano in Italia alcune misure varate con la Legge di stabilità. La povertà alimentare si accompagna però spesso anche ad altri bisogni: di lavoro, salute, contatto umano, bisogni a cui spesso cerca di far fronte il privato sociale insieme ai servizi pubblici. La partnership pubblico-privato sembra dunque tentare di rileggere e ricodificare bisogni, risorse e soluzioni dettate dall’aumento della povertà e, di conseguenza, l’insicurezza alimentare.

Rosalee A. Clawson, Ritratti della povertà nei testi di economia, in La ricerca, n. 10 (2016), pp. 34-36
L’articolo propone un’analisi delle immagini illustrative della condizione di indigenza nei manuali di economia più adottati nelle Università americane. Da queste emerge che i bianchi sono poveri perchè sfortunati, i neri perchè colpevoli. L’autrice è docente di Scienze politiche all’Università di Purdue, in Indiana.

Davide Pizzi, Due bambine mendicano per strada. Come non abituarsi alla marginalità e dispersione scolastica dei minori rom, in Animazione Sociale, a. 46, n. 300 (2016), pp. 74-82
L’autore è assistente sociale e parte dalla sua esperienza professionale per ragionare sul tema dell’emarginazione dei minori rom e della loro dispersione scolastica, in Italia ancora elevatissima. Occorre far leva sulla mediazione culturale e sul sostegno alle famiglie, combattendo quella forma di fatalismo per cui ci si abitua a vedere i bambini rom nelle strade a mendicare.

A cura di Roberto Camarlinghi, Se la povertà ammala, basta la medicina? Ledisuguaglianze di salute, una questione di giustizia sociale, in  Animazione Sociale, a. 46, n. 297 (2016), pp. 3-12
Di rado la questione sociale entra a far parte dei temi della sanità e delle discussioni sulla salute. Eppure è fin troppo evidente che la povertà ammala e che di povertà si muore. Il filone della medicina sociale non ha mai smesso di documentare come le disuguaglianze di salute siano determinate dalle disuguaglianze socioeconomiche. E che, per quanto efficiente sia un servizio sanitario e dedito il suo personale, le disuguaglianze di salute persisteranno se i fattori socioeconomici che le determinano restano immutati. In merito a questo argomento, l’articolo riporta un’intervista a Gavino Maciocco, esperto di sanità pubblica.

Livio Pepino, Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 191
Livio Pepino, già magistrato, studioso di pratiche di democrazia dal basso, analizza il fantasma della paura che attraversa le società contemporanee. Alla base ci sono la crisi economica, l’impoverimento diffuso, l’incertezza sul futuro, l’ansia della globalizzazione, il disordine sociale, il terrorismo … Ma una politica miope, interessata solo al consenso, scarica tutta la tensione sociale sulla criminalità di strada (peraltro non aumentata) e sui marginali: i migranti, i rom, i ribelli, come già successo tante volte nella storia. Crescono così il razzismo e il carcere.
Collocazione Biblioteca: 17079

Saraceno Chiara, Il lavoro non basta. La povertà in Europa negli anni della crisi, Feltrinelli, Milano, 2015, pp. 135
Già prima della crisi avere un’occupazione non aveva sempre garantito dalla povertà, soprattutto a livello familiare, sia perché sono aumentati i cosiddetti “cattivi lavori”, sia perché non sempre un reddito da lavoro in sé adeguato, ma modesto, è sufficiente a mantenere una famiglia. Accanto al reddito da lavoro individuale, fanno la differenza il numero dei percettori di reddito in una famiglia, la sua ampiezza, l’esistenza e la generosità dei trasferimenti sociali. Mentre l’aumento dell’occupazione continua a essere proposto come l’unica via d’uscita dalla povertà, le politiche dell’austerity hanno causato una riduzione dei trasferimenti, in particolare nei confronti della popolazione in età da lavoro. Se questo succede anche in altri paesi europei, in Italia presenta caratteristiche particolarmente gravi, non solo per i livelli di disoccupazione, ma anche per l’ancora troppo basso tasso di occupazione femminile (che determina l’elevata incidenza di famiglie monoreddito) e la debolezza storica del welfare, che si è ulteriormente indebolito e frammentato a seguito della crisi. Sono questi i temi affrontati nel volume, rispetto all’Ue e rispetto alla specifica situazione italiana, sulla scorta dei dati empirici più recenti. Un approfondimento particolare è dedicato a due temi spesso marginali nel dibattito italiano e tuttavia molto importanti per la tenuta di una società e tra loro collegati: la povertà dei minori e la povertà delle famiglie di lavoratori.
Collocazione biblioteca: 17244 

Michela Braga, I senza dimora tra vecchie e nuove povertà, in Il Mulino, a. 64, n. 479 (2015), pp. 496-504
A partire dal 2007 le nuove povertà hanno colpito in modo inatteso fasce della popolazione precedentemente dotate di vita professionale e sociale stabili, dove la protezione delle politiche sociali era meno efficace e i legami sociali e familiari più deboli. Un numero sempre crescente di individui ha iniziato a sperimentare forme estreme di povertà come l’esclusione sociale e l’assenza di dimora. L’autore prova a riflettere sulle cause di questo allarmante fenomeno.

Orlando De Gregorio, La fatica d’integrarsi in tempi di crisi. Una ricerca qualitativa sulle conseguenze della recessione economica sui corsi di vita degli immigrati non comunitari nella città di Torino, in Mondi migranti, n. 1 (2014), pp. 165-187
Torino è una città fortemente colpita dalla crisi economica, e nella città la componente immigrata si trova in una condizione di particolare difficoltà. Il cuore della ricerca è costituita da un corpus di interviste biografiche a uomini disoccupati non comunitari, realizzate nel contesto di un Centro Territoriale Permanente per la formazione degli adulti, dove l’autore ha condotto uno studio etnografico. L’articolo descrive gli effetti della crisi economica sulle carriere degli intervistati e come la crisi economica abbia investito le diverse dimensioni della loro vita dando luogo a situazioni caratterizzate dalla disoccupazione di lunga durata, dal rischio di perdere lo status di immigrato regolare e da quello di perdere la casa, dalle tensioni interne ai nuclei familiari, ecc. L’autore mette a confronto la condizione di due profili di disoccupati.

A cura di Marco Castrignanò, Quartieri, povertà e cultura, in Sociologia urbana e rurale : quadrimestrale diretto da P. Guidicini, n. 103 (2014), pp. 5-114
Il tema della monografia è stato scelto sulla base di un dibattito apertosi soprattutto negli Stati Uniti e in Francia, per cui il tema della povertà viene arricchito combinando la dimensione ecologica del quartiere con le più recenti acquisizioni della sociologia della cultura, applicata alla questione della povertà urbana.

Zygmunt Bauman, La ricchezza di pochi avvantaggia tutti (Falso!), Laterza, Bari, 2013, pp. 100
In quasi tutto il mondo la disuguaglianza sta aumentando, e ciò significa che i ricchi, e soprattutto i molto ricchi, diventano più ricchi, mentre i poveri, e soprattutto i molto poveri, diventano più poveri. Questa è la conseguenza ultima dell’aver sostituito la competizione e la rivalità alla cooperazione amichevole, alla condivisione, alla fiducia, al rispetto. Ma non c’è vantaggio nell’avidità, sostiene l’autore. Nessun vantaggio per nessuno. Eppure abbiamo creduto che l’arricchimento di pochi fosse la via maestra per il benessere di tutti.
Collocazione Biblioteca: 16301

Serge Paugam, Le forme elementari della povertà, Il Mulino, Bologna, 2013, pp. 291
La povertà è un fenomeno ingombrante, espressione di una disuguaglianza difficile da accettare In società complessivamente ricche e democratiche. Il destino cui l’Occidente moderno ha creduto di poter sfuggire non è forse rappresentato proprio dai poveri? Questo studio si concentra non tanto sulla povertà in sé, definita attraverso soglie quantitative e misurata con indicatori di vario tipo, quanto piuttosto sulle relazioni tra una società e i “suoi” poveri. Le rappresentazioni sociali della povertà da un lato e, dall’altro, l’esperienza vissuta dagli individui etichettati come poveri consentono di cogliere, oltre le variazioni di intensità del fenomeno, la sua diversa “qualità”, secondo tre principali forme tipiche: povertà integrata, marginale e squalificante. Serge Paugam è Directeur d’études nell’École des hautes études en sciences sociales e Directeur de recherche presso il Cnrs di Parigi.
Collocazione Biblioteca: 16543

Salvatore Natoli … [et al.], Impoverimento e disuguaglianze tra le condizioni anziane. in Oggi Domani Anziani n.2 (2013), pp. 5-176
La monografia affronta due fondamentali questioni: 1) se esistono, e quali caratteristiche presentano, forme di povertà che riguardano specificatamente le persone anziane; 2) se ci sono politiche di contrasto alla povertà delle persone anziane, quali strategie e quali risultati hanno. La prima parte, “Le tante condizioni anziane”, analizza in diversi contributi i mutamenti antropologici e biologici delle diverse età, i rischi di impoverimento, di crescenti disuguaglianze e nuove povertà, paragonando le situazioni di impoverimento degli anziani in Italia e in Europa, chiudendo infine con un’analisi del responsabile della Caritas Italiana, Walter Nanni, sulle attività dei Centri di Ascolto rivolte agli anziani. La seconda parte della monografia è intitolata “Crisi e politiche di contrasto alla povertà: quale attenzione agli anziani?” e analizza la situazione nei diversi ambiti: europeo, nazionale, regionale e locale. In particolare un contributo è dedicato alle cronicità associate alla non autosufficienza e alle relative politiche di contrasto alla povertà.

A cura di Antonio Sciortino, I nuovi poveri. Vecchie e nuove marginalità, in Famiglia Oggi, n. 5 (set.-ott. 2013), pp. 8-60
La monografia di questo numero intende far riflettere sul quadro di fragilità multidimensionale che attacca l’equilibrio e la sostenibilità dei progetti di vita. In particolare viene sottolineata la crescente difficoltà in cui si trovano persone, famiglie e società in questo inizio di terzo millennio. Vengono presentate storie individuali e familiari che si scontrano con le fatiche della vita quotidiana, sempre più insormontabili per quello che viene definito il “cumulo di eventi critici”: disoccupazione, separazione dal coniuge, malattia di un genitore anziano. Questi stressor (ostacoli) nel tempo minano la resistenza del singolo nucleo familiare, generando così povertà, esclusione sociale, depressione, perdita di fiducia e di progetto. Il tutto in un contesto di welfare in costante arretramento, un clima culturale, economico e politico senza speranza. Nel dossier (pp. 51-60) viene descritta l’iniziativa della diocesi ambrosiana “Ripartire si può”, che ha promosso la nascita di un “Fondo famiglia lavoro”. Vengono riportate alcune esperienze di chi ne ha usufruito.

Saverio Abruzzese … [et al.], I figli della crisi: infanzia e diritti al tempo della crisi, in Minorigiustizia…, n. 4 (2013), pp. 7-211
Il fascicolo è dedicato ai “figli della crisi”, cercando di rispondere all’interrogativo di quali effetti ha e avrà sui minori la crisi che stiamo attraversando. Questi gli argomenti trattati nei diversi capitoli: “Diritti nella crisi”, con analisi sui diritti del fanciullo e in particolare sulla scuola e i suoi compiti nella crisi; “Dimensioni e aspetti della crisi”, con analisi sulla povertà infantile; “La giustizia dei minori e delle famiglie nella crisi”; “Diritti e tutela dei diritti in tempo di crisi”; “A proposito di Pas, minori ammalati o genitori alienanti?”, con riflessioni sulle separazioni ad alta conflittualità e la Sindrome di Alienazione Genitoriale (Pas).

Elisa Matutini, Profili di povertà. Percorsi di teoria, ricerca e politica sociale, Pisa University Press, Pisa, 2013, pp. 226
Questo volume è il risultato di un approfondito e selettivo studio dei principali approcci al tema della povertà. A partire dal contributo teorico derivante dalla prospettiva delle “capabilities” inaugurata da Amartya Sen, il volume si propone di presentare una riflessione sulla natura del concetto di povertà, andando ad investigare i meccanismi che sottostanno alla formazione e alla cronicizzazione della condizione di povero. Tale analisi viene condotta anche attraverso un’indagine empirica sulle abilità di conseguire capacità fondamentali da parte degli utenti dei servizi sociali all’interno di un contesto locale toscano (Capannori, Lucca). Essa intende presentare utili elementi di analisi per una migliore comprensione dei processi di impoverimento e per la costruzione di strategie di contrasto sempre più efficaci, soprattutto con riferimento alla dimensione dell’intervento di aiuto da parte dei servizi sociali.
Collocazione Biblioteca: 16561

Enrica Morlicchio e Andrea Morniroli, Poveri a chi? Napoli (Italia), Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2013, pp. 140
Stiamo diventando un Paese di poveri. La povertà assoluta tocca ormai 5 milioni di persone e quella relativa (corrispondente a una disponibilità economica inferiore a 506 euro mensili) oltre 9 milioni e mezzo di donne e uomini. E la situazione è in costante peggioramento, con un vero e proprio crollo del potere di acquisto delle famiglie. Ancora un anno fa c’era chi dispensava rassicurazioni e considerava l’estendersi della povertà una situazione destinata a rientrare. Oggi non lo sostiene più nessuno. E le persone in carne ed ossa si confrontano con il lavoro che da un giorno all’altro non c’è più, con il salario che non arriva o non basta, con le imprese che chiudono, con i molti negozi sbarrati o vuoti e le mense della Caritas sempre più affollate. I nuovi poveri si affiancano ai marginali di sempre; l’insicurezza sul futuro si tocca ovunque con mano. E l’Italia si scopre unita: Ivrea o Lecco si ritrovano, all’improvviso, simili a Caserta o a Catanzaro. I più non si capacitano, molti si arrangiano, alcuni soccombono. In questa situazione l’analisi del “modello Napoli” proposta da Morlicchio e Morniroli (sociologa la prima, operatore sociale il secondo) costituisce – pur nella sua specificità – una chiave di lettura generale e utile per tutti.
Collocazione Biblioteca: 16550

Roberto Cardaci, Pierluigi Dovis, Paolo Griseri, Poveri nella città. Dove vivono e che cosa chiedono a Torino, Celid, Torino, 2013, pp. 73
La Torino della cultura e dell’innovazione non può ignorare la condizione di disagio e di povertà in cui vivono migliaia di suoi cittadini. Sono quei torinesi che soffrono non solo le conseguenze della crisi Fiat, ma anche le ricadute negative della globalizzazione e la crisi finanziaria del 2008, aggravate dall’insufficienza della risposta politica dei governi. Questa fascia comprende sia i poveri tradizionalmente intesi, sia quelli che vengono definiti “nuovi”. Gli autori, figure diverse ma complementari per formazione e approccio al tema della povertà, impegnati in un reciproco confronto provano con questo libro a fornire una fotografia della povertà a Torino, a partire da due punti di vista: quello della sociologia e quello del volontariato a contatto con la quotidianità dei poveri.
Collocazione Biblioteca: 16316

A cura di Matilde Callari Galli, Vedere la povertà. Una ricerca sui processi di impoverimento a Bologna, Unicopli, Milano, 2013, pp. 166
Il volume raccoglie i risultati della ricerca che la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna ha svolto nel 2011 a Bologna sul fenomeno delle nuove povertà. La ricerca ha posto a base del suo metodo la convergenza di discipline appartenenti alle diverse scienze sociali ed insieme le testimonianze di chi è a contatto quotidiano con la povertà. Ha così alternato l’analisi etnografica e quella dei dati demografici e statistici, tentando di togliere dall’indeterminatezza i termini stessi di “nuova povertà”. E gli autori dei diversi saggi che con questo volume vogliono darne testimonianza, cercano, con modalità diverse, di rispondere a tre domande, in apparenza semplici ma che rimandano alla complessità di una società che sta vivendo da alcuni decenni trasformazioni dotate di grande dinamicità e imprevedibilità: qual è il significato di nuova marginalità urbana; in che senso essa colpisce uomini e donne che per la loro storia familiare e/o per i loro progetti di vita credevano, sino a qualche anno fa, di essere al riparo dal rischio povertà; quali attori sociali sono più a rischio di altri.
Collocazione Biblioteca: 16443  

Tiziana Ciampolini … [et al.], Cerchiamo dimore in Puntidivista, n. 10 (2013), pp. 1-20
Questo numero della rivista è dedicato alla condizione di senza dimora. In Europa si stimano oltre 4 milioni di persone esposte ogni anno a questo rischio per un periodo più o meno lungo, e alla tradizionale figura di homeless – maschio, di mezza età – si aggiungono persone più o meno giovani e più anziane, anche donne e molti migranti. Tra i diversi contributi, un’intervista a mons. Nosiglia, Vescovo di Torino.

Lorenzo Forni, Il peggioramento della condizione economica dei giovani in Italia,in Il Mulino, n. 2 (2013), pp.  237-245
Nell’affrontare il problema dell’impoverimento relativo dei giovani in un’ottica di medio-lungo periodo, l’autore, professore straordinario di Politica economica all’Università di Padova, cerca di argomentare che: a) i giovani in Italia hanno tassi di disoccupazione più elevati che in altri paesi europei e la loro condizione economica è peggiorata negli ultimi vent’anni; b) nello stesso periodo di tempo sono state introdotte varie politiche che hanno tutelato in modo eccessivo i lavoratori maturi protetti, penalizzando i giovani e le generazioni che si dovevano ancora affacciare al mondo del lavoro; c) solo un processo di riforma inclusivo potrà riportare l’Italia su un sentiero di crescita sostenibile, dando però spazio a forze politiche e sociali che abbiano una visione più “lunga” di quelle che hanno finora dominato la politica.

Alberto Violante, Piove sul bagnato. Povertà urbana in una periferia, in Rassegna Italiana di Sociologia,n. 2 (2013), pp. 279-308
La povertà urbana e la povertà in generale sono costante oggetto di dibattito. In questo articolo l’autore analizza l’argomento dentro il campo di osservazione teorica definito dai temi del cambiamento urbano e utilizzando uno studio di caso concreto (il XIII° Municipio di Roma). Il caso analizzato è molto interessante, perchè si tratta di una periferia cresciuta demograficamente dentro una metropoli che ha visto un rapido sviluppo occupazionale così come un altrettanto rapido declino post-crisi.

Enrica Morlicchio, Sociologia della povertà, Il Mulino, Bologna, 2012, pp. 237
Perché ci sono i poveri, chi sono e come si è trasformata storicamente la loro condizione? Come è stata descritta la povertà? Questo volume affronta il tema secondo una prospettiva sociologica, con una particolare attenzione per il caso italiano, illustrando con chiarezza gli strumenti che misurano il fenomeno della povertà nelle sue varie dimensioni. L’autrice insegna Sociologia dello sviluppo presso l’Università di Napoli Federico II.
Collocazione Biblioteca: 15894

Uscire dalla povertà: politiche, servizi e interventi

Costruiamo il welfare dei diritti. Ridefinire le politiche sociali su criteri di efficacia e di equità, in Prospettive Sociali e Sanitarie, in a. 46, n. 2 (2016), pp. 1-88
Il numero monografico intende presentare una proposta di riforma per le politiche e le erogazioni nazionali di sostegno alla famiglia e di contrasto alla povertà, quelle di sostegno e promozione delle persone con disabilità e non autosufficienza. La monografia è articolata in due parti: nella prima sono trattati il panorama e le politiche nazionali; nella seconda vengono presentate le proposte per lo sviluppo delle risorse della rete dei servizi e degli interventi sul territorio, come fattore chiave di ogni processo di riforma. L’analisi della situazione nelle sette realtà territoriali coinvolte nella ricerca è disponibile on line (www.welfaredeidiritti.co.nf/cwd3).

A cura di Teresa Bertotti, Valentina Zanetello, Il   servizio sociale di fronte alle nuove povertà. Un percorso di riflessione, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 1.1 (2016), pp. 30-42
Si tratta di due contributi sul tema della povertà e del ruolo degli assistenti sociali in questo ambito presentati al Convegno “Il servizio sociale di fronte alla sfida delle nuove povertà” (Castiglione Olona, ottobre 2015). Nel primo (“Il servizio sociale di fronte alla sfida delle nuove povertà” di Maria Antonietta Masullo e Valentina Zanetello) le autrici prendono spunto dal codice deontologico della professione di assistente sociale per riflettere sulle sfide che questa deve affrontare di fronte all’emergere di nuove forme di povertà. Nel secondo (“Nuove povertà: sguardi e traiettorie del servizio sociale” di Cecilia Menefiglio e altri), a partire da una riflessione sui diversi significati del termine povertà e sulle conseguenze di esclusione sociale a cui le persone povere vanno incontro, si propone un’analisi dei diversi modi di reagire delle persone alla povertà.

Annamaria Colombo, Noémie Pulzer, Michel Parazelli, Représentations sociales des sans-abri. La mobilisation des Enfants de Don Quichotte à Paris, in Déviance et Société, n. 1 (2016), pp. 51-77
La mobilitazione di un gruppo di cittadini che si fa chiamare “Les Enfants de Don Quichotte” (EDDQ) nell’inverno 2006-2007 ha avuto lo scopo di attirare l’attenzione politica e pubblica sulle condizioni dei senza tetto a Parigi. Per la sua caratteristica inusuale, ha radicalmente rivoluzionato i rapporti tra gli enti coinvolti nella gestione degli homeless e del disagio abitativo e ha portato ad una nuova presa in carico di questa parte della popolazione. Senza negare gli effetti di questa protesta in territorio francese, il presente articolo, partendo dall’analisi del “caso” , si interessa piuttosto alla rappresentazione sociale dei senza tetto e alle modalità di intervento nei loro confronti.

Generoso Simeone … [et al.], Uno, nessuno, cinquantamila, in Scarp de’ tenis, a. 20, n. 198 (2016), pp. 24-31
Sono cinquantamila le persone senza fissa dimora che vivono in Italia secondo la ricerca realizzata da Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Fio.Psd, Istat e Caritas Italiana. Il documento “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia”, per la prima volta, fissa livelli minimi di assistenza da erogare, stabilisce criteri e progettualità per lo stanziamento delle risorse nel settore della homelessness e invita a sperimentare modelli innovativi di intervento, come l’housing first, che prevede l’ingresso immediato in case e appartamenti a chi vive in strada.

Tiziano Vecchiato, Contrasto alla povertà e riordino dei servizi sociali, in Studi Zancan, a. 17, n. 1 (2016) – on line, pp. 5-20
Il testo raccoglie le proposte e la documentazione presentata a Roma dalla Fondazione Zancan nell’audizione delle Commissioni riunite XI (Lavoro) e XII (Affari sociali) del 15 marzo 2016, sul disegno di legge n. 3594 “Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali (collegato alla legge di stabilità 2016).

Maurizio Motta. Questioni da non eludere per costruire un reddito minimo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 4.2 ( 2015), pp. 8-12
E’ in corso un vivace dibattito politico riguardo alle misure da prendere contro la povertà e si va nella direzione di promulgare un “Piano nazionale contro la povertà” nella legge di stabilità 2016. L’autore, docente di politiche e servizi sociali, auspica che siano definiti con precisione i meccanismi dell’intervento da costruire e vengano messi a fuoco efficacemente i nodi sui quali esprimere le scelte politiche: come conciliare le nuove misure riguardanti l’istituzione del reddito minimo con le preesistenti; come impostare il tema delle pensioni e degli assegni sociali; come allestire percorsi di inserimento sociale e lavorativo; come misurare la condizione economica (uso dell’ISEE); quali limiti e procedure fissare per usufruire dei servizi garantendo equità.

A cura di Massimo Santinello e Marta Gaboardi, Marginalità estreme, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2015), pp.9-92
La parte monografica di questo numero raccoglie i seguenti contributi: – “Povertà e marginalità: quali strategie in tempo di crisi?”, di F. Disperati, M. Gaboardi, M. Santinello; – “Housing First: successo, modelli e sfide politiche”, di M. Lancione; – “Dalla marginalità verso l’empowerment: le famiglie di Bolognaland”, di D. Corna, Enrica Sibillio, C. Albanesi; – “Percorsi di impoverimento al femminile”, di A. Zenarolla; – “La promozione della salute del territorio per la gestione delle marginalità sociali a fronte della crisi economica. Esperienze progettuali per il riassetto delle interazioni nella comunità”, di G.P. Turchi, D. Cigolini, P. Ferrari; – “Dall’inclusione alla coesione sociale: riflessioni dalla “strada” alla luce del concetto di proscialità reciprocante”, di V. Rosa, P. Luengo Kanacri.

Cinzia Canali, Devis Geron e Tiziano Vecchiato, Capacità e potenzialità delle famiglie povere con figli, in Studi Zancan, a. 16, n. 4 (2015) – on line, pp. 31-48
L’articolo descrive una ricerca condotta in 7 grandi città italiane (Torino, Milano, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Palermo), con l’obiettivo di studiare la povertà “con” le famiglie, nella convinzione della necessità di raccogliere la loro voce, riconoscendone esperienza e originalità. I risultati dello studio mettono a disposizione informazioni su come le famiglie affrontano le difficoltà, sull’utilità percepita degli aiuti che ricevono, sul deficit di rendimento derivante dai mancati aiuti. Sono soprattutto emerse le capacità e le risorse che le famiglie fragili si riconoscono e mettono a disposizione di sè e della comunità. Se meglio incentivate e valorizzate, sono capitale a disposizione (anche) delle famiglie fragili, per lottare contro la povertà e contribuire a una socialità più inclusiva.

Fondazione Emanuela Zancan, Fondazione L’Albero della Vita, Io non mi arrendo. Bambini e famiglie in lotta contro la povertà, Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 169
In questa ricerca sociale, famiglie povere e fragili con figli minorenni in 7 città italiane hanno raccontato le loro difficoltà e hanno spiegato cosa li aiuta di più e come fanno a farcela. Il loro esempio dimostra che la lotta alla povertà è possibile non solo domandandosi “che cosa serve” e “chi serve”, ma “cosa aiuta” e “come”. Non è un problema di quantità di risorse ma di combinazione di capacità, professionali e non professionali, per meglio finalizzare gli aiuti a disposizione. Il messaggio del titolo “Io non mi arrendo” va inteso come un segnale di libertà e di speranza da parte di chi, pur vivendo in povertà, sa di poter offrire alla comunità qualcosa di importante.  Collocazione Biblioteca: 17402

Nuove povertà e reinserimento sociale, in Lavoro sociale, n. 6 (2015), pp.51-55
Grazie al contributo di tre studentesse dell’Università Cattolica di Milano, in due strutture di Como – la “Casa Federico Ozanam” e il centro diurno “L’incontro” – sono state avviate esperienze di tipo relazionale, coinvolgendo gli ospiti senza fissa dimora nelle attività, migliorando situazioni che erano diventate critiche, trovando nuove energie e valorizzando le loro esperienze.

A cura del Forum delle associazioni familiari, Misure di contrasto alla povertà, in Famiglia Oggi, a. 38, n. 3 (2015), pp. 68-74
Il Forum delle associazioni familiari ha da tempo avviato una riflessione per analizzare la condizione in cui versano troppi nuclei familiari e mettere in campo misure per arginare situazioni di scarse risorse per una normale sussistenza, arginando così l’esclusione sociale. Le misure individuate sono tra l’altro già presenti in quasi tutti i Paesi europei.

A cura di Alessandro Martelli, La carta Acquisti Sperimentale per la lotta alla povertà, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 3 (2015), pp. 347-497
La lotta alla povertà costituisce uno dei nuclei centrali dei sistemi di welfare e, in questo senso, può dunque essere riconosciuta come missione fondativa delle politiche socio-assistenziali. Nel corso del tempo, la lotta alla povertà ha assunto forme e ha seguito finalità e criteri assai differenziati e variabili, in rapporto all’idea stessa di povertà, alla sua definizione e alla sua misurazione, alla sua genesi e ai fattori intervenienti. Nella monografia i diversi contributi analizzano la Carta Acquisti sperimentale nel suo disegno politico e nella sua attuazione, attraverso i casi di diverse città italiane.

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia. Approvate in Conferenza Unificata il 5 novembre 2015, pp. 41
Le Linee di Indirizzo sono il primo documento ufficiale di programmazione nel settore della grave marginalità che Governo, Regioni ed Enti Locali sono chiamati a seguire per investire fondi pubblici in servizi e strategie abitative innovative, in quello che si delinea come il Primo Piano Nazionale di Lotta alla Povertà. Nella prima parte del documento viene analizzato il fenomeno della grave emarginazione attraverso la classificazione ETHOS, acronimo inglese traducibile con “Tipologia europea sulla condizione di senza dimora e sull’esclusione abitativa”, nonché gli approcci per affrontare la grave questione. Nella seconda parte sono presentati gli indirizzi per il contrasto alla grave marginalità, analizzando le diverse tipologie di destinatari, la Residenza, la gestione dell’emergenza, i servizi di strada, le strutture di accoglienza, mense e centri di distribuzione, la presa in carico e le professioni sociali, infine i percorsi housing first e housing led.

Chiara Agostini, Legge di stabilità: quante risorse per la lotta alla povertà?, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 4.1 (2015), pp. 26-27
Nell’intervista a Stefano Sacchi, docente dell’Università di Milano e consigliere del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, viene affrontato il tema dei finanziamenti previsti nella Legge di Stabilità per la lotta alla povertà nell’anno 2016 e negli anni successivi.

Pierluigi Dovis, Per carità e per giustizia. Il welfare delle parrocchie, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 139
Il welfare “ecclesiale” tra delega e responsabilità è il tema che attraversa il libro dell’autore, una rassegna documentata sull’evoluzione della povertà che, a seguito della crisi e più in generale della carenza di adeguate politiche di intervento, continua a interessare le comunità. Il testo descrive chi sono i poveri che arrivano alle parrocchie e le loro esigenze, e come le comunità parrocchiali si “inventano” nuovi modi di accompagnare le persone che non trovano risposte in altri servizi. Pierluigi Dovis è Direttore della Caritas diocesana di Torino.
Collocazione Biblioteca: 17233

Cristiano Gori … [et al.], Dopo la crisi, costruire il welfare. Rapporto 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia, Caritas Italiana, Roma, 2015, pp. 123
Il Rapporto si compone di undici capitoli. Ognuno è pensato sia come un contributo a sé su uno specifico tema, leggibile quindi autonomamente, sia come parte del complessivo percorso disegnato per il Rapporto. Tale percorso si articola in quattro passi, ciascuno corrispondente a una parte del presente lavoro. La prima parte intende offrire al lettore il quadro di sfondo nel quale collocare le analisi puntuali proposte successivamente. La seconda parte, la più ampia, esamina le recenti evoluzioni delle politiche contro la povertà nel nostro paese, considerando l’insieme degli interventi che agiscono sul fenomeno e discutendone le conseguenze. Innanzitutto, ci si concentra sul quadro complessivo delle principali politiche legate al contrasto della povertà, cioè quella sociale, e quella economica. La terza parte, invece, è dedicata al dibattito, politico e tecnico, sugli interventi che sarebbe necessario realizzare nel nostro paese. La quarta, e ultima, parte propone uno sguardo complessivo sui risultati del Rapporto. Le analisi compiute si riferiscono al periodo intercorso tra la pubblicazione del precedente rapporto, luglio 2014 e inizio settembre 2015. Di fatto, però, tutte le disamine proposte coprono l’orizzonte temporale dall’entrata in carica del Governo Renzi, marzo 2014, ad inizio settembre 2015, sempre collocandole in uno sguardo temporalmente più esteso.

Alberto Peruzzi, Un appello per la dignità, in Counseling, n. 2 (2015) – on line, pp. 1-5
Questo articolo offre una riflessione in chiave filosofica sul tema centrale della recente Conferenza della Chair UNESCO “Lifelong Guidance and Counseling” a Firenze (4-6 giugno 2015) relativo a “How can career and life designing intervention contribute to a fair and sustainable development and to the implementation of decent work over the world?”. La riflessione si richiama all’idea soggiacente alla Decent Work Agenda, cioè che si può ridurre la povertà nel mondo promuovendo condizioni di lavoro che rispettino la dignità dell’uomo. Viene sottolineata l’esigenza di rendere espliciti i principi etici che stanno alla base dell’impegno per la tutela dei diritti umani in ogni paese, al di là di ogni credenza religiosa o ideologia. Se l’intervento delle agenzie internazionali dev’essere coerente con tali principi (così come recepiti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani), l’attuale modello di sviluppo economico non può essere conservato.

A cura del Forum delle associazioni familiari, Misure di contrasto alla povertà, in Famiglia Oggi, a. 38, n. 3 (2015), pp. 68-74
Il Forum delle associazioni familiari ha da tempo avviato una riflessione per analizzare la condizione in cui versano troppi nuclei familiari e mettere in campo misure per arginare situazioni di scarse risorse per una normale sussistenza, arginando così l’esclusione sociale. Le misure individuate sono tra l’altro già presenti in quasi tutti i Paesi europei.

Considerazioni in merito alle proposte dell’Alleanza contro la povertà in Italia, in Prospettive Assistenziali, n. 189 (2015), pp. 30-33
Dopo aver presentato la nuova “Alleanza contro la povertà in Italia”, le associazioni e organizzazioni sociali che ne fanno parte e gli obiettivi che si prefigge, l’articolo si sofferma sulla mancanza di informazione sui diritti alle prestazioni domiciliari esigibili dalle persone non autosufficienti, circa un milione nel nostro paese, che spesso versano somme rilevanti a privati per servizi che il settore pubblico dovrebbe garantire. 

Alfredo Agustoni, Alfredo Alietti, Roberta Cucca, Neoliberalismo, migrazioni e segregazione spaziale. Politiche abitative e mix sociale nei casi europeo e italiano, in Sociologia urbana e rurale, n. 106 (2015), pp. 118-136
L’articolo, partendo da un discorso generale sull’ambiguo rapporto tra politiche neoliberali, questione abitativa e segregazione in Europa, prende in considerazione il caso italiano, esaminando in primo luogo le caratteristiche del welfare abitativo per metterne in luce le variabili nella spiegazione dei fenomeni di segregazione. Ci si focalizza infine sul caso milanese, con un’analisi dei processi di segregazione e delle limitate e ambivalenti risposte pubbliche, interpretate sempre alla luce del discorso neoliberale sulla città impostosi negli ultimi anni.

A cura di Roberto Camarlinghi, Francesco d’Angella, Ricreare reti di reciprocità in quartieri fragili. Aprire strade locali di welfare/2, in Animazione Sociale, n. 288 (2015), pp. 34-73
L’inserto nasce all’interno del percorso di ricerca promosso dall’Ufficio Pio della Compagnia San Paolo con Animazione Sociale. Ogni giorno operatori sociali e volontari incontrano centinaia di famiglie povere della città di Torino e proprio dal quotidiano faccia a faccia con le persone è nata la proposta qui presentata: allargare l’ottica dell’aiuto dai singoli al contesto di vita, ricreare anticorpi di comunità per far fronte alla povertà e fragilità.

A cura di Vito Peragine, Povertà e politiche di inclusione sociale. Differenze e confronti territoriali, Carocci, Roma, 2014, pp. 182
Il volume affronta il tema della povertà e delle politiche di inclusione sociale a partire dal caso-studio della Regione Puglia, ma offrendo analisi di interesse generale. I diversi contributi toccano problemi cruciali e spesso insidiosi che andrebbero affrontati in vista dell’introduzione, anche nel nostro Paese, di una misura universale di contrasto alla povertà, sia essa il reddito minimo o il supporto per l’inclusione attiva o una qualche altra forma di sostegno alle persone e alle famiglie in stato di disagio economico. Affronta il tema di chi sono i poveri, come individuarli e come individuare efficacemente i beneficiari di una politica di inclusione. Intorno a queste domande, che pongono questioni metodologiche, analitiche e normative di non facile natura, si snoda il volume.
Collocazione Biblioteca: 17150

Cristiano Gori, Valentina Ghetti, Giselda Rusmini, Rosemarie Tidoli, Il Welfare sociale in Italia. Realtà e prospettive, Carocci, Roma, 2014, pp. 288
Qual è l’attuale situazione del welfare sociale in Italia? Quali ipotesi si prospettano per il suo futuro? Il libro affronta queste domande cruciali riguardanti la realtà e le prospettive degli interventi rivolti perlopiù ad anziani non autosufficienti, persone con disabilità, famiglie in povertà e prima infanzia. La parte prima presenta i principali tratti che contraddistinguono oggi il welfare sociale del nostro paese per poi esaminare gli interventi che hanno contribuito a determinarli. La parte seconda, invece, mette a fuoco le diverse strade che il welfare sociale italiano potrebbe intraprendere nei prossimi anni e discute le opzioni che determineranno quale verrà effettivamente scelta.
Collocazione Biblioteca: 17093

Chiara Saraceno … [et al.], Il sud Europa nella crisi: povertà e politiche di contrasto, in Politiche sociali, n. 1 (2014), pp. 27-118
Il focus monotematico di questo numero – che raccoglie cinque contributi, alcuni in italiano alcuni in inglese – riguarda la recrudescenza della povertà nel quadro della crisi economico-finanziaria che ha attanagliato l’Europa negli ultimi cinque anni e i limiti delle misure adottate per contrastarla, con particolare riferimento a tre paesi dell’Europa meridionale – Italia, Grecia e Spagna – e alla strategia messa in campo dall’Unione europea.

A cura di Miriam Castaldo, Anna Filoni, Ignazio Punzi, Safya. Un approccio transdisciplinare alla salute degli homeless in Europa, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 128
La complessità e l’unicità della storia di ogni persona senza dimora chiedono, per poter essere accolte, rispettate e affrontate, un approccio capace di includere e connettere tra loro varie discipline. Il progetto pilota Safya – salute, in lingua swahili – mette al centro la persona e la relazione, e fa dialogare l’operatore con lo studioso, attraverso la sperimentazione di un modello socio-sanitario multidisciplinare e transculturale dei fattori sociosanitari rilevanti e prevalenti nella popolazione senza dimora. Il progetto ha coinvolto i servizi per gli homeless di Roma, Genova, Londra e Copenaghen.
Collocazione Biblioteca: 16767

Walter Baroni, Gabriella Petti, Cultura della vulnerabilità. L’homelessness e i suoi territori, Pearson, Milano, 2014, pp. 198
Il volume è costituito da interviste a operatori sociali, poesie homeless e testi cinematografici, che tratteggia il panorama – solo apparentemente eterogeneo – dei territori dei senza dimora, accomunati dalla coazione alla confessione delle proprie incapacità. La descrizione dei meccanismi di gestione dei poveri senza casa conduce gli autori a mettere a punto l’idea più ampia di “cultura della vulnerabilità”, come insieme di tecniche organizzative e discorsive attraverso le quali l’ampia area delle vite precarie contemporanee può essere governata, e a proporre un’analisi disincantata delle pratiche di cura e di sostegno sociale.
Collocazione Biblioteca: 16805

A cura di Roberto Camarlinghi … [et al.], Adulti fragili dentro città flipper. Come far fronte alle sofferenze urbane, in Animazione Sociale, n. 282 (2014), pp. 38-78
L’inchiesta del mese di questo numero è dedicata alle storie difficili, alle vite fragili, agli ultimi della fila, quelli che vivono il disagio e il peso della propria esistenza. La scelta del tema è determinata dall’impatto che queste vite fragili hanno su servizi e operatori. I contributi qui raccolti mirano a costruire una città rete, capace di collaborare nel far fronte alle sue sofferenze e di portare il suo sistema di risposte all’altezza della complessità delle domande.

A cura di Renzo Rozzini, Angelo Bianchetti, Marco Trabucchi, Medicina della fragilità. Manuale di lavoro, Vita e Pensiero, Milano, 2014, pp. 456
Il manuale riunisce i contributi di alcuni autori, diversamente impegnati nelle attività cliniche e assistenziali, attorno al tema della fragilità e delle modalità che permettono di ridurne l’impatto sulla libertà e sulla dignità della persona. Il testo affronta in modo analitico alcune tematiche importanti per una migliore conoscenza del problema della fragilità (dall’abuso di sostanze alle malattie psichiche dell’anziano, dalle malattie trasmissibili alle patologie croniche, dalle modalità valutative delle fragilità all’organizzazione dei servizi di cura), con la finalità di formare chi per la prima volta si avvicina a questi argomenti e, nello stesso tempo, di stimolare la discussione tra coloro che già ne conoscono i temi e che prestano la propria opera professionale in servizi specifici.
Collocazione Biblioteca: 16910

Fabio Folgheraiter, Non fare agli altri. Il benessere in una società meno ingiusta, Erickson, Trento, 2014, pp. 165
Il volume raccoglie quattro saggi scritti dall’autore, docente di Metodologia del lavoro sociale all’Università Cattolica di Milano, in occasione di convegni sui temi del welfare e della grande crisi che ha colpito la nostra società. La riscoperta della giustizia sociale e di una solidarietà che sia al contempo istituzionale e comunitaria offre una speranza di addolcire la sofferenza diffusa. Viene sottolineato, inoltre, un possibile ruolo degli operatori delle politiche sociali, a vari livelli, quali possibili facilitatori di relazioni sociali costruttive e rigeneranti.
Collocazione Biblioteca: 16733

Gianluca Busilacchi, Welfare e diritto al reddito. Le politiche di reddito minimo nell’Europa, a 27, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 184
Nonostante i moderni sistemi di protezione sociale si siano evoluti notevolmente nel corso del XX secolo, la povertà continua a diffondersi in Europa e garantire il diritto al reddito rimane una chimera. Che cosa non funziona allora nell’efficacia dei sistemi di welfare europei? Perché il tema del contrasto alla povertà, così centrale nella storia del welfare moderno, viene tenuto in disparte nell’agenda politica attuale, soprattutto italiana? Il volume si propone di rispondere a queste domande. I primi capitoli analizzano le peculiarità delle singole politiche sociali e legislazioni dei Paesi europei, tentando di offrire alcune mappe analitiche di sintesi. Il capitolo finale affronta, invece, i ritardi del nostro Paese nell’introduzione di una misura universalistica contro la povertà, ricostruendo le caratteristiche fondamentali del complesso sistema di politiche di mantenimento del reddito e le occasioni perse, come il fallimento dell’esperienza del reddito minimo di inserimento. La proposta finale dell’autore è un tentativo di immaginare un Paese più europeo e moderno nella lotta alla povertà. L’autore è docente di Sociologia del welfare europeo presso l’Università di Macerata.
Collocazione Biblioteca: 16681

Fondazione Emanuela Zancan, Vincere la povertà con un welfare generativo. La lotta alla povertà. Rapporto 2012, Il Mulino, 2013 pp. 203
Con questo volume si apre la nuova serie dei rapporti realizzati dalla Fondazione Zancan sulla lotta alla povertà in Italia. L’elemento di novità, rispetto ai precedenti rapporti realizzati in collaborazione con la Caritas Italiana, è il maggiore investimento sulla valutazione degli interventi e delle politiche, per definire meglio utilità, effetti, costi, benefici e sprechi di un’attività essenziale in uno Stato sociale di diritto. La crisi, con le sue pesanti ricadute sociali, obbliga a un ripensamento e a un salto di qualità della lotta alla povertà in un sistema di welfare che deve diventare capace di rigenerare le proprie risorse, sia economiche che di personale. Un welfare generativo, quindi, che deve essere capace di responsabilizzare e responsabilizzarsi, sulla base di un diverso incontro tra diritti e doveri, rispetto ad azioni ed esiti, passando dalla logica del costo a quella dell’investimento e privilegiando l’efficacia e la capacità produttiva. È la via per una nuova cittadinanza, che fa del governo dei diritti e dei doveri un’opzione strategica e generativa e che restituisce ai «diritti sociali» il loro ruolo di motore moltiplicativo delle capacità. Nel volume le difficoltà attuali e la speranza di superarle si avvicinano tra loro, fino a concentrarsi su un tema di fondo: rigenerare un sistema di solidarietà in profonda crisi di fiducia. La lotta alla povertà può aiutare a farlo e ad affrontare al meglio questa sfida.
Collocazione Biblioteca: 33R12

Fondazione Emanuela Zancan, Rigenerare capacità e risorse. La lotta alla povertà. Rapporto 2013,Il Mulino, Bologna, 2013, pp. 220
I trasferimenti monetari, di cui si è ampiamente dibattuto nei precedenti rapporti curati dalla Fondazione Emanuela Zancan, rappresentano un enorme costo assistenziale che non aiuta quanto dovrebbe. Non sono investimento, non generano rendimento umano ed economico, non incrementano il capitale sociale a disposizione. Alimentano invece un sistema assistenziale che di fatto rappresenta un deficit di speranza e di futuro, a danno delle nuove generazioni. L’edizione 2013 del Rapporto prende in esame soluzioni che puntano invece sull’emancipazione di chi vive in condizione di disagio, con soluzioni di welfare generativo. Coinvolgono direttamente le capacità e le responsabilità personali, perché ogni persona, anche se in grande difficoltà, può contribuire ad affrontare e risolvere i problemi. Molte delle esperienze considerate riguardano la lotta alla povertà nella prima infanzia, per offrire a ogni bambino il massimo delle potenzialità di sviluppo. Nel nostro Paese non si fa valutazione d’impatto della spesa per la povertà, mentre invece le soluzioni generative, già presenti nel territorio, costituiscono un prezioso investimento di risorse, pubbliche e private, basate sulle capacità delle persone e delle comunità locali. Per questo il volume valorizza numerosi progetti sperimentali di investimento con le persone, prefigurando anche in questo modo nuovi scenari di welfare generativo.
Collocazione Biblioteca: 33R13

Maria Carmela Agodi … [et al.], L’esperienza del Reddito di Cittadinanza in Campania: cosa può insegnarci per il futuro?,in Autonomie locali e servizi sociali, n. 2 (2013), pp. 199-221
L’articolo analizza la prima esperienza introdotta su scala regionale del Reddito di Cittadinanza (RdC) attraverso una ricerca che ha utilizzato una pluralità di fonti di informazioni: il data base a disposizione della Regione Campania, con le informazioni sul reddito Isee e stimato dei nuclei familiari risultati ammissibili e di quelli beneficiari del RdC per ogni Ambito di zona; informazioni appositamente raccolte su un campione di Ambiti, relative al concreto procedimento di attuazione delle misure; interviste a un campione di referenti dei nuclei beneficiari di quegli Ambiti, sulle storie familiari che avevano condotto il loro nucleo a beneficiare della misura. Sempre in tema di RdC, questo numero pubblica altri due contributi: “Sbagliando si impara. Lezioni dalla sperimentazione del reddito di Cittadinanza campano”, di D. Gambardella (pp. 223-234); “Gli schemi regionali di reddito minimo: davvero una esperienza fallimentare?”, di R. Lumino E. Morlicchio (pp. 235-248).

Gennaro Iorio, Interpretazioni di povertà. Come uscire dalla deprivazione, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 173
Il volume ripercorre le interpretazioni della povertà, sistematizzando il modo attraverso il quale i poveri sono stati rappresentati dai diversi punti di vista. Nel lavoro di ricerca si evidenzia che la deprivazione è qualcosa costruita dagli ‘altri’, chiama cioè in causa, in primo luogo, i ‘non poveri’ e le modalità con cui questi ultimi si relazionano al fenomeno e ai soggetti in condizione di deprivazione. Il libro però non si ferma solo a un’interpretazione del fenomeno, ma presenta un caso di intervento sociale contro la povertà. È l’esperienza dell’Economia di Comunione, da annoverare nella tradizione dell’Economia Civile, un sistema di mercato alternativo al sistema di mercato capitalistico, un sistema di imprese creato per inserire nel circuito produttivo i poveri, che sperimentano il poter essere riconosciuti nei loro meriti e nelle capacità lavorative. È una realtà transculturale presente in tutti i continenti che mostra i tratti di un intervento sociale e che consente l’attivazione dei deprivati. Una ricerca, quindi, che propone un approccio inedito all’interpretazione della povertà e i modi concreti per uscire dalla povertà con interventi che destrutturano un modo di interpretare la povertà e di intervenire su di essa.
Collocazione Biblioteca: 16615

A cura della rete Numeri pari, Cittadini, istituzioni, imprese, Un paese fragile, tra povertà e disoccupazione. Fatti, interrogativi e proposte per un’assemblea tra iniziative di contrasto alle povertà, in Animazione sociale, n. 275 (2013), pp. 25-39
La risposta al dramma dell’impoverimento di un’ampia fascia di popolazione e della vulnerabilità diffusa non può essere delegata a responsabilità delle persone, ma a quello pur decisivo delle istituzioni pubbliche. La complessità dei problemi richiede risposte complesse, possibili solo connettendo attori sociali, economici e politici nella ricerca di vie d’uscita ispirate a equità e giustizia, come anche al ripensamento degli stili di vita e della coesione sociale. La fatica della politica e dell’economia chiede ai mondi del sociale di farsi promotori di iniziativa politica, sociale, etica e culturale, sapendo che in gioco è la stessa vita democratica.