Intercultura e integrazione

distrani

di Jack Koch

MM-2-2017A cura di Giuseppe Sciortino, Integrazione sociale e reti interpersonali della popolazione straniera in Italia, in Mondi migranti, n. 2 (2017), pp. 23-146
Gli interventi che compongono la presente monografia analizzano la popolazione straniera in Italia dal punto di vista delle relazioni personali sviluppate dagli immigrati nel corso del loro processo di insediamento sul territorio, attraverso la costruzione e sviluppo delle loro comunità. Tutti gli interventi utilizzano banche-dati di grandi dimensioni, capaci di sostenere analisi statistiche sufficientemente robuste da permettere di esplorare processi sinora discussi in termini prevalentemente aneddotici. Si segnala in particolare l’articolo: “Reti sociali e performance scolastica. L’effetto del gruppo dei pari sull’apprendimento scolastico nelle classi con studenti stranieri” di Ivano Bison

Simona Savelli, Paesaggi educativi a Oriente. Come colonialismo, nazionalismi e Islam hanno influenzato e influenzano l’educazione nel mondo arabo, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2017), vol. 64, pp. 527-555
Questo breve saggio approfondisce le dinamiche in atto nel mondo arabo, nella convinzione che in tanta parte di esse l’educazione stia giocando un ruolo fondamentale. Fin dall’inizio appare evidente come, in tali dinamiche, componenti sociali e culturali siano intimamente legati a fattori economici e politici, e come la definizione stessa di un territorio non possa che avvenire in base alla prospettiva utilizzata dall’osservatore. Per addentrarsi nei relativi paesaggi educativi viene utilizzato un filo conduttore che prende in analisi dapprima lo sviluppo dei sistemi di istruzione coloniali, poi nazionali pubblici e privati, negli stati che per vicinanza storica e geografica possono essere considerati prossimi (Tunisia, Algeria, Marocco). Lo studio si concentra poi sulla controversa questione religiosa, per chiedersi quale ruolo abbia assunto la religione islamica nel mondo arabo nella storia recente. Infine si seguono le tracce dell’attualità indagando le mosse dell’università egiziana di Al-Azhar che, con la sua moschea, è considerata attualmente un punto di riferimento in materia.

Educazione-Interculturale-14Mauro Sabadini, Risvolti psicologici nei processi interculturali. Il possibile ruolo della psicologia nella prospettiva interculturale dell’inclusione, in Educazione interculturale n. 1 (mag. 2017) – on line, vol. 15, pp.1-13
L’autore, insegnante di scuola dell’infanzia ed esperto nelle tematiche dell’interculturalità, partendo da una ricerca su pratiche e teorie interculturali in alcune scuole dell’infanzia, propone alcune riflessioni sul ruolo della psicologia, in particolare sociale e delle decisioni, nel dibattito interculturale.

Elisabetta Perone, Per restare o per tornare? Studiare in Italia in tempo di crisi, in Mondi migranti, n. 1 (2017), pp. 155-181
Il contributo, sulla base di un insieme di biografie di giovani di origine straniera residenti in Campania, riflette sul valore dell’istruzione in tempo di crisi. Analizzando, in particolare, le parti delle narrative che si sono incentrate sulle prospettive future, con particolare riferimento alle aspettative di inserimento nel mercato del lavoro, l’autore indaga la relazione tra titolo di studio conseguito in Italia e il progetto migratorio di ritorno.

Carla Menegolli, La strategia della scuola Gandhi, in Zingari Oggi, n. 1 (gen.-feb. 2017), pp. 18-19
L’articolo racconta l’esperienza della scuola superiore Gandhi di Budapest, un’istututo Rom dove gli studenti sono per la maggior parte zingari. Nel rispetto dei valori e delle tradizioni della loro comunità, fondamentali per una realizzazione futura, i giovani hanno ricevuto un’educazione e formazione che ha loro permesso di inserirsi nel mondo del lavoro e diventare a loro volta insegnanti.

COP_Per-un-approccio-interculturale-nelle-professioni-sociali_590-1345-7Margalit Cohen-Emerique, Per un approccio interculturale nelle professioni sociali e educative. Dagli inquadramenti teorici alle modalità operative, Erickson, Trento, 2017, pp. 474
Il libro affronta sul piano teorico e pratico le problematiche che caratterizzano il lavoro nelle professioni sociali ed educative di fronte ai migranti. L’approccio interculturale viene visto nei suoi vari aspetti come la famiglia, la scuola, il lavoro, la religione, il razzismo, l’integrazione, i maltrattamenti verso i minori, la ricerca di nuove prospettive. L’autrice, studiosa di metodi dell’intercultura, propone quindi degli inquadramenti teorici e delle modalità operative innovative per superare gli ostacoli che si incontrano nella relazione con i migranti.
Collocazione Biblioteca: 17860

A cura di Maurizio Gentile,Tiziana Chiappelli, Intercultura e inclusione. Il cooperative Learning nella classe plurilingue, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 269
Il volume offre un quadro teorico, numerose evidenze e una serie di spunti per operare in una classe plurilingue e multiculturale, offrendo a insegnanti, educatori ed esperti strumenti coerenti con la visione di “una scuola di tutti e di ciascuno”

Giuseppe Mantovani, Costruire testi interculturali, in La ricerca, a. 4, n. 11 (nov. 2016), pp. 10-14
L’autore, psicologo ed esperto di intercultura, si interroga su quale cultura debba essere trasmessa a scuola e su come si possa evitare l’etnocentrismo, riuscendo a far vedere il mondo anche con gli occhi degli “altri.

Francesca Mazzei, «Bambini come noi». Esilio e infanzia negata?, in Educazione interculturale, n.3 (ott. 2016) – on line, vol. 14, pp. 3
Il seguente articolo descrive una proposta di progetto, rivolta alla conoscenza di storie e percorsi di bambini stranieri immigrati e/o profughi nel nostro Paese, degli aspetti geo-storici dei loro Paesi di residenza e/o di provenienza, e insieme allo studio di soluzioni possibili alle situazioni di difficoltà in cui vivono. Il progetto “Bambini come noi”coinvolge tre Paesi: Eritrea, Palestina e Italia (nonché il luogo in cui sarà situata la scuola interessata). Si propone come un percorso di educazione alla pace, da svolgersi con semplicità intorno ad alcune tappe: esame di eventi storici, conoscenza di rapporti statistici attuali, anche locali, ascolto di testimonianze dirette e visione di materiali raccolti e/o realizzati nei Paesi presi in esame.

coverA cura di Graziella Favaro, Monica Napoli, Almeno una stella. Un progetto di tutoraggio per gli adolescenti immigrati, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 202
Il progetto “Almeno una stella” ha organizzato una rete di accoglienza e di accompagnamento per gli adolescenti neoarrivati, prevedendo azioni dedicate e di qualità per l’apprendimento della lingua e l’aiuto allo studio, per sostenere il momento dell’orientamento e la fase di passaggio dalla scuola secondaria di primo a quella di secondo grado, per far conoscere e abitare la città e i suoi luoghi di aggregazione. È stato sperimentato per due anni in sei diversi territori: a Milano (città capofila), Torino, Bologna, Arezzo, nella provincia di Trento, in Friuli. Il tutoraggio si è rivelato fortemente generativo e fecondo e ha prodotto cambiamenti importanti e profondi, sia in coloro che sono stati accompagnati, sia in chi ha accompagnato. Il testo racconta il progetto e le sue declinazioni locali; traccia il ritratto degli adolescenti stranieri, i loro aspetti di vulnerabilità e di riuscita; presenta i diversi stili di essere tutor. Propone inoltre un vademecum operativo per coloro che vorranno sperimentare il dispositivo del tutoraggio a scuola e nella città.

Davide Pizzi, Due bambine mendicano per strada. Come non abituarsi alla marginalità e dispersione scolastica dei minori rom, in Animazione Sociale, a. 46, n. 300 (apr. 2016), pp. 74-82
L’autore è assistente sociale e parte dalla sua esperienza professionale per ragionare sul tema dell’emarginazione dei minori rom e della loro dispersione scolastica, in Italia ancora elevatissima. Occorre far leva sulla mediazione culturale e sul sostegno alle famiglie, combattendo quella forma di fatalismo per cui ci si abitua a vedere i bambini rom nelle strade a mendicare.

Mariagrazia Santagati, Vinicio Ongini, Alunni con cittadinanza non italiana. La scuola multiculturale nei contesti locali. Rapporto nazionale. A.s. 2014/2015, Fondazione ISMU, Milano, 2016, pp. 184
Il rapporto, a cura del gruppo di lavoro composto dai ricercatori della Fondazione ISMU e dai rappresentanti del MIUR, si propone di approfondire con analisi statistiche puntuali i diversi aspetti di una realtà sempre più stabile e strutturale: la presenza nelle nostre scuole di alunni e studenti di origine non italiana, nati e cresciuti in Italia o di recente immigrazione. Quest’anno il rapporto si concentra in particolare sulle differenze territoriali e le caratteristiche degli alunni e delle istituzioni scolastiche che si collocano nelle diverse regioni, province e comuni italiani. Il volume si articola in due parti. La prima parte si propone di descrivere le trasformazioni della scuola italiana la quale, sin dai primi flussi di immigrazione, si è costituita come “scuola comune” per gli alunni autoctoni e per i figli degli immigrati. La seconda parte contiene tre approfondimenti: una riflessione puntuale sulla scuola dell’infanzia; alcuni esiti di una recente indagine dell’Istat sulle seconde generazioni e un quadro relativo ai riferimenti normativi nazionali che hanno gradualmente definito il tema dell’integrazione degli alunni stranieri e dell’educazione. Il rapporto si completa, infine, con tre specifici approfondimenti che compongono la seconda parte: una riflessione puntuale sulla scuola dell’infanzia; alcuni esiti di una recente indagine dell’Istat sulle seconde generazioni e un quadro relativo ai riferimenti normativi nazionali che hanno gradualmente definito il tema dell’integrazione degli alunni stranieri e dell’educazione

educazione-interculturale

Flavia Virgilio, Il curricolo dalla parte delle radici. Partire dagli studenti per costruire cittadinanza, in Educazione interculturale, n.1 (gen. 2016) – on line, pp. 9
Il testo illustra e discute due esperienze di lavoro di progettazione curricolare in una scuola secondaria di primo grado che, partendo da problemi concreti di gestione delle classi e valorizzando le competenze informali degli allievi, hanno consentito la promozione di competenze trasversali di cittadinanza e di competenze specifiche legate all’area dei linguaggi e delle tecnologie. Gli obiettivi che ci si è posti riguardano l’individuazione di criteri di riconoscibilità nel lavoro scolastico e nella progettazione curricolare di competenze maturate dagli allievi in ambito informale. La metodologia utilizzata nell’attività è stata la ricerca- azione. Le tecniche di rilevazione impiegate sono state molteplici e vanno dall’osservazione partecipante alle produzioni testuali e visuali dei ragazzi. L’autrice è collaboratrice di ricerca e docente all’Università di Udine, si occupa di processi migratori, cittadinanza e educazione in una prospettiva interdisciplinare tra Antropologia e Pedagogia sociale.

Anna Granata, Diciottenni senza confini. Il capitale interculturale d’Italia, Carocci, Roma, 2015, pp. 111
Il libro nasce da una ricerca svolta dall’autrice tra marzo 2012 e settembre 2013. Sono state condotte trenta interviste in profondità, della durata di un’ora ciascuna, attraverso le tematiche dell’internazionalità e dell’intercultura. I protagonisti di questo libro appartengono infatti a una generazione inedita: hanno diciotto anni, un cognome italiano o straniero, e il passaporto nella tasca dei jeans. Sono “senza confini”, anche quando non hanno mai attraversato le frontiere d’Europa. Le loro amicizie sui banchi di scuola costituiscono, più di qualsiasi lezione di educazione civica, la miglior occasione di formazione a una cittadinanza plurale e cosmopolita. Il libro raccoglie le voci e le storie della prima generazione che cresce in Italia a “pane e intercultura”, destinata a mettere in discussione ogni nostra consolidata idea di cittadinanza e mobilità. L’autrice, psicologa e ricercatrice, insegna Pedagogia interculturale presso l’Università degli Studi di Torino.
Collocazione Biblioteca:17088

www.mondadoristoreGiuseppe Dardes, Ignazio Punzi, Dov’è tuo fratello? Famiglia, immigrazione e multiculturalità, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), 2015, pp. 199
Attraverso la narrazione delle esperienze e dei vissuti di diverse persone, il libro offre un’ampia panoramica sui problemi sociali legati all’immigrazione non solo per quanto concerne gli stranieri, ma anche per gli italiani, sia a livello individuale che delle organizzazioni di accoglienza. Al centro dell’attenzione vi è la migrazione del gruppo familiare. Giuseppe Dardes è responsabile dell’Ufficio Formazione di Caritas Italiana. Ignazio Punzi è Professore di Psicologia Generale presso la Pontificia Università Antonianum di Roma. Collocazione Biblioteca: 17828

Maria Piacente … [et al.], Migranti, in Pedagogika.it , a. 19, n. 4 (ott.–dic. 2015), pp. 5-78
Il presente lavoro raccoglie alcuni contributi sui flussi migratori, sulle identità di chi è in “movimento”, in divenire, sulle Culture diverse dalle nostre e dà voce a ragazze e ragazzi italiani, per capire cosa pensino dei migranti e del modo in cui arrivano in Italia. Attraverso alcune testimonianze dirette, valido strumento per comprendere l’altro e l’importanza di accogliere chi ha diritto e necessità di essere accolto, risulta forte la consapevolezza che i flussi migratori sempre più “planetari” e il ritorno del razzismo sono la sfida che l’educazione interculturale, alla pace e alla mondialità deve saper cogliere in questi anni.

A cura di Federica Filippini, Spunti per nuovi percorsi di interculturalità, in Educazione interculturale, n.3 (ott. 2015) – on line
Questo numero monografico tratta di nuovi percorsi per l’intercultura. Nell’editoriale A. Canevaro argomenta che, per poter affrontare i fatti drammatici di attualità, è necessario per la rivista avere un progetto unitario, permeato di speranza e in grado di darsi del tempo di riflessione per potersi poi progettare nel futuro. Seguono i seguenti contributi: “Conflitti etnico-culturali: dall’indifferenza alla strumentalizzazione e alla violenza” di A. Genovese; “Narrare incontri. La letteratura per l’infanzia e l’educazione interculturale” di W. Grandi; “La cura e l’accoglienza nelle narrazioni di educatrici di nido d’infanzia” di S. Lorenzini; “Un posto in classe per altre lingue” di L. Luatti; “Le dispersioni scolastiche di alunni e insegnanti” di G. Guerzoni; “Perché ho scelto questa scuola? Riflessioni sul drop-out e orientamento scolastico” di F. Antonelli; “La relazione: l’ovvio di cui nessuno si occupa” di M. Anzivino; “Da femmina a maschio. Un progetto sull’identità e le differenze di genere nella scuola dell’infanzia ” di D. Soci; “Mi chiamo Draga. Dalla storia personale alla riflessione interculturale” di D. Petrovic.

A cura di Miriam Traversi, La valutazione degli allievi stranieri nella scuola italiana. Ancora un problema?, in Educazione interculturale, n.1 (gen. 2015) – on line, vol. 13, pp. 12
In questo numero monografico viene affrontato il tema della valutazione degli alunni stranieri nella scuola italiana. Le carriere scolastiche di questi alunni sono dei variegati percorsi a ostacoli: vulnerabilità e svantaggio creano una sorta di circolo vizioso, un effetto moltiplicatore che sfocia in dispersione e ineguali opportunità. A pesare sono innanzitutto le contraddizioni e le approssimazioni della normativa, che è incapace di affrontare una realtà così composita, anche perchè non è sostenuta da adeguate risorse in termini professionali e organizzativi. Sono presenti i seguenti articoli di approfondimento: “Prima e dopo la valutazione. Nodi e prospettive” di M. Frigo; “Valutare: evitare il proverbiale rischio di “mettere il carro davanti ai buoi”” di E. G. Bettinelli; “Bisogno di competenze interculturali per una società sempre più complessa” di M. Milani; “Valutazione degli studenti stranieri: ancora non ci siamo” di F. Farinelli; “Programmazione di interventi didattico-educativi specifici e valutazione formativa per la riuscita scolastica degli alunni stranieri. Il binomio forte da rivisitare” di D. Sarracino. Seguono alcune esperienze didattiche e di valutazione a scuola e un’esperienza sulle implicazioni pedagogiche dell’adozione internazionale.

pregiudizio

Angelo Nobile, Il Pregiudizio, Natura, fonti, modalità di risoluzione, La Scuola, Brescia,  2014, pp. 222
La ricerca, soprattutto psicologica e sociologia, ha focalizzato prevalentemente il pregiudizio etnico-razziale e, più recentemente, anche quello sessista. Il libro, collocandosi in una prospettiva interdisciplinare, intende dilatare questa prospettiva, dedicando attenzione a tutte le forme e varietà di pregiudizio, con i connessi meccanismi di etichettamento, di stigmatizzazione e di esclusione, col supporto di esemplificazioni tratte dalla storia, dalla cronaca, dall’autobiografia, dalla biografia, dalla letteratura, dal cinema e dai fumetti. Nella seconda parte inoltre si delineano alcune possibili strategie educative ed itinerari didattici mirati alla prevenzione del pregiudizio e alla sua decostruzione.
Collocazione Biblioteca: 17411

Ivo Colozzi, Luigi Tronca, L’integrazione dei bambini stranieri mediante la scuola: elementi per una nuova proposta teorico-metodologica e prime risultanze empiriche, in Studi di Sociologia, a. 52, n. 4 (ott.-dic. 2014), pp. 343-363
Il tema centrale del presente contributo è il ruolo della scuola primaria nel processo di integrazione dei figli di immigrati, con l’intento di individuare quali siano i fattori che maggiormente favoriscono od ostacolano tale processo. Viene perciò presentato l’approccio sociologico di A. Wimmer che negli ultimi anni ha profondamente innovato il dibattito sull’integrazione, per presentare poi i principali risultati di alcune ricerche empiriche che hanno cercato di misurare la capacità di integrazione della scuola primaria utilizzando la metodologia della network analysis. Viene poi esposta la metodologia della ricerca empirica sul tema e i principali risultati emersi.

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Vittorio Moroni, Se chiudo gli occhi non sono più qui, film drammatico, Italia, 2014,98′
Kiko ha 16 anni. Suo padre, morto in un incidente, era italiano. Sua madre Marilou è filippina. Vivono con Ennio, il nuovo compagno della mamma, un caporale che sfrutta immigrati clandestini. Ogni giorno, dopo la scuola, Kiko è costretto a lavorare nei cantieri edili di Ennio. Sente di vivere nel pianeta sbagliato. C’è un solo posto dove è possibile sognare: un vecchio bus abbandonato in una discarica che Kiko ha trasformato nel suo rifugio. Un giorno un vecchio amico del padre, Ettore, viene a cambiare il suo destino: lo cerca e si offre di diventare il suo maestro. Ma quell’uomo nasconde un segreto. In “Se chiudo gli occhi non sono più qui” – frase che esprime il disagio e la voglia di essere altrove del giovane protagonista – il regista racconta l’adolescenza di Kiko, un ragazzo a metà tra due paesi e due culture. L’adolescenza è un territorio selvaggio, devastante e a volte devastato. Inizia ormai prima e si prolunga spesso al di là dei canonici “teens”, in una società che offre ai giovani sempre meno lavoro, padri e maestri. E’ in questo spazio – e in un Nordest che diventa una zona di confine dell’anima – che si situa la storia del nuovo film di un regista che ama dividersi tra documentario e finzione, spesso incrociandoli. Moroni ben rappresenta lo spaesamento e la confusione di un’età fragile, in un’epoca in cui si sono rotte le tradizionali barriere di sicurezza che traghettavano i ragazzi verso l’età adulta. Ben conosce la rabbia, il senso di impotenza e frustrazione, l’egoismo e il manicheismo di una fase della vita in cui si pongono le basi per il futuro adulto ma il mondo viene ancora diviso in bianco e nero. E’ questa la parte più riuscita del film, assieme alle ottime interpretazioni dei suoi attori, a partire proprio dal protagonista al debutto, Mark Manaloto, che sa rendere reale il suo Kiko con gesti ed espressioni mai forzati, facendo propri dialoghi e situazioni non sempre facili da interpretare.
Collocazione Biblioteca: 02D97

container

Stefano Liberti, Enrico Parenti, Container 158. La vita nel campo Rom più grande d’Europa, documentario, Italia, 2013, 62′
Miriana aspetta due gemelle e una casa decente in cui far crescere i suoi quattro figli. Remi ripara le auto che i clienti portano a questo meccanico abile ed economico (anche perché lavora in nero) ma senza un’officina. Giuseppe prende il camioncino ogni mattina e va a cercare pezzi di ferro, in una forma originale di riciclaggio che procura alla sua famiglia (è il marito di Miriana) il minimo indispensabile per vivere. Brenda ha diciotto anni e ha già abbandonato il sogno di diventare dottoressa. Sasha, Diego, Marta, Cruis frequentano le scuole elementari arrivando regolarmente in ritardo, e prendendosi i rimproveri delle maestre. È la vita quotidiana degli “abitanti” del campo Rom di Via di Salone, situato nel mezzo del nulla alle porte di Roma, il più grande d’Europa con quasi 1000 cittadini rom. Stefano Liberti ed Enrico Parenti, che per girare questo documentario hanno trascorso dieci giorni all’interno di uno dei container, lasciano parlare gli “zingari” (nome che loro non riconoscono, ma si ritrovano appiccicato addosso) senza fare commenti, e danno voce anche a due italiani che vivono vicino al campo di Salone. Ciò che interessa ai due registi è soprattutto illuminare le contraddizioni create dalla legge italiana e dal comportamento ambiguo delle amministrazioni locali, che da una parte dichiarano di volere l’integrazione dei Rom nel nostro Paese, dall’altra rendono di fatto impossibile che questa abbia luogo.
Collocazione Biblioteca: 02D80

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di Mauro Biani